
Artemis III, l’equipaggio maschile infiamma il dibattito ma il vero banco di prova è tecnico
La designazione di quattro uomini per la missione chiave del programma lunare solleva critiche mentre si accumulano ritardi ingegneristici e la Russia scommette su un motore al plasma per Marte.
L’annuncio da parte della NASA dei quattro astronauti che comporranno l’equipaggio di Artemis III ha immediatamente generato una polemica: per la prima volta in una missione del programma erede di Apollo, nessuna donna è stata selezionata. A guidare la missione, prevista per il 2027, saranno Randy Bresnik, Andre Douglas, Frank Rubio e l’italiano dell’Agenzia spaziale europea Luca Parmitano, primo astronauta ESA a ricevere un incarico in Artemis. La reazione di disappunto ha attraversato la comunità scientifica nordamericana e ha riportato in superficie le promesse di diversità che la stessa NASA aveva alimentato, ricordando l’obiettivo di far atterrare la prima donna e la prima persona di colore sulla Luna. L’amministratore Jared Isaacman ha difeso la scelta, sottolineando un processo guidato esclusivamente da esigenze di missione e dalla preparazione tecnica dei candidati.
La missione, tuttavia, deve affrontare ben più che una crisi di immagine. Artemis III non sarà un allunaggio, ma un volo di collaudo in orbita terrestre destinato a provare gli agganci tra la capsula Orion e i moduli di atterraggio sviluppati da imprese private: Blue Moon di Blue Origin e la Starship di SpaceX. Secondo i piani, Orion si incontrerà con il lander di Blue Origin, già in orbita, per poi eseguire manovre congiunte con la nave di Elon Musk. Il tutto nell’arco di due settimane. Restano però incognite rilevanti: un’esplosione durante prove statiche ha danneggiato la piattaforma di Blue Origin, mentre SpaceX deve ancora dimostrare l’affidabilità di Starship dopo guasti ai motori riscontrati nei lanci di test. La tabella di marcia verso il polo sud lunare previsto nel 2028 appare ambiziosa, come notano fonti del settore negli Stati Uniti.
In parallelo, altri attori spingono sull’orizzonte tecnologico. La russa Rosatom ha svelato un prototipo di motore elettrico al plasma basato su un acceleratore magnetico, capace di ridurre il viaggio verso Marte a 30-60 giorni – un decimo della durata attuale – grazie a velocità di crociera superiori a 300.000 chilometri orari. Le prime prove spaziali sono attese non prima del 2030, e gli ingegneri russi stanno allestendo una camera a vuoto di quattordici metri per simulare le condizioni orbitali. Sul fronte della robotica autonoma, il rover Ernest del Jet Propulsion Laboratory ha percorso 26 chilometri nel deserto del Colorado con minimo intervento umano, mostrando la capacità di decidere autonomamente come superare ostacoli, una funzionalità che potrebbe essere decisiva per future esplorazioni lunari o marziane.
L’Europa guarda con attenzione al ruolo di Parmitano, che riflette l’investimento nel modulo di servizio di Orion, costruito in parte in Italia. E mentre le sonde Voyager 1 e 2, lanciate nel 1977, continuano a inviare dati dopo quasi mezzo secolo, rammentando che l’esplorazione spaziale si misura in generazioni, la prossima scadenza concreta per Artemis III saranno le verifiche sui sistemi di attracco, il cui esito determinerà l’effettiva possibilità di un ritorno umano sulla Luna entro il 2028.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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La NASA è criticata per aver scelto un equipaggio interamente maschile per Artemis III, missione intitolata alla dea greca Artemide. I detrattori sostengono che la scelta mina gli obiettivi di diversità, mentre l'agenzia ribadisce che la selezione è stata puramente tecnica.
Artemis III is primarily a technical challenge, with NASA focusing on critical milestones like orbital docking and lander testing ahead of a planned 2028 lunar return. The crew composition receives less attention compared to the engineering hurdles that remain.
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