
Washington spinge sulla vendita di motori alla Turchia, il Congresso si oppone
L’amministrazione Trump ha notificato al Congresso l’intenzione di cedere motori F-110 per il caccia KAAN, mentre si profila un possibile sblocco degli F-35.
L’amministrazione statunitense ha formalmente comunicato al Congresso l’intenzione di procedere alla vendita di motori a reazione F-110 alla Turchia, per un valore stimato in oltre settecento milioni di dollari. La notifica, confermata da fonti vicine al dossier, arriva a poche settimane dal vertice NATO di Ankara e rappresenta un segnale concreto del riavvicinamento bilaterale perseguito dal presidente Trump. Secondo quanto ricostruito da fonti diplomatiche a Washington, la Casa Bianca intende aggirare le resistenze dei legislatori facendo leva su un’interpretazione estensiva delle proprie prerogative in materia di export militare, senza invocare alcuna autorità d’emergenza né fornire una motivazione scritta dettagliata.
La mossa ha immediatamente incontrato l’opposizione di esponenti democratici della Commissione Esteri della Camera, che accusano l’esecutivo di eludere il controllo parlamentare. Al centro della contesa resta la presenza sul suolo turco del sistema antiaereo russo S-400, acquisito da Ankara nel 2017 e all’origine delle sanzioni CAATSA che dal 2020 colpiscono l’agenzia statale per gli approvvigionamenti della difesa (SSB), proprio l’utilizzatore finale designato per il programma KAAN. Per i critici al Congresso, la fornitura dei motori General Electric destinati al primo caccia di quinta generazione di produzione turca equivarrebbe a premiare un alleato che continua a violare la legge statunitense e a minacciare, a loro avviso, l’integrità dell’Alleanza atlantica.
Nell’ottica di Ankara, il progetto KAAN incarna l’ambizione di ridurre la dipendenza tecnologica dall’estero e di dotarsi di una piattaforma aerea nazionale. Fonti vicine all’industria della difesa turca sottolineano come la mancata consegna dei motori abbia finora frenato lo sviluppo del velivolo, il cui primo volo è atteso come un passaggio simbolico per la proiezione strategica del paese. Parallelamente, il presidente Trump ha lasciato intendere che potrebbe sbloccare anche la fornitura dei caccia F-35, congelata dopo l’acquisto degli S-400, dichiarando di voler «fare qualcosa che renderà Erdogan molto felice». Il vicepresidente Vance ha tuttavia precisato che qualsiasi passo in quella direzione resta subordinato alla verifica del rispetto dei criteri legali da parte turca.
Per l’Europa e l’Italia, la vicenda assume un rilievo immediato. Analisti a Bruxelles osservano che un riarmo accelerato della Turchia, membro NATO dalla seconda flotta per dimensioni, altera gli equilibri interni all’Alleanza proprio mentre Ankara consolida la cooperazione industriale con Roma nel campo dei droni autonomi – un’intesa che ha recentemente prodotto un test di sciame controllato da un pilota di caccia. Il rafforzamento delle capacità turche, se da un lato può contribuire alla deterrenza sul fianco sud, dall’altro solleva interrogativi presso le cancellerie europee circa la coesione politica dell’Alleanza e il rispetto dei regimi di controllo degli armamenti. Il Congresso dispone ora di quindici giorni per presentare una risoluzione congiunta di disapprovazione, che richiederebbe l’approvazione di entrambe le camere e sarebbe comunque soggetta a veto presidenziale.
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L'amministrazione Trump spinge per una vendita di motori a reazione alla Turchia da oltre 700 milioni di dollari, nonostante l'opposizione del Congresso e le sanzioni ancora in vigore. La mossa è vista come un gesto per rafforzare i legami in vista del vertice NATO, ma i legislatori restano scettici sul premiare Ankara dopo la cooperazione militare con la Russia. La Casa Bianca lascia intendere una possibile riapertura sul caso F-35, senza però alcuna decisione definitiva.
Trump sblocca la fornitura di motori alla Turchia come mossa calcolata prima del vertice NATO, ma il gesto riporta alla mente la sindrome del 1979 e i pericolosi equilibrismi di Erdogan. Il presidente turco viene elogiato nonostante i suoi flirt con l'Iran, mentre l'alleanza atlantica osserva con ironia e preoccupazione. La partita vera si giocherà ad Ankara, tra abbracci e calcoli geopolitici.
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