
Trump e Netanyahu si incontreranno presto, mentre le tensioni su Iran e Libano mettono alla prova l'alleanza
Dopo settimane di critiche pubbliche e divergenze sulla strategia in Medio Oriente, i due leader concordano un vertice negli Stati Uniti, mentre proseguono i negoziati indiretti con Teheran.
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il presidente statunitense Donald Trump hanno concordato un incontro "a breve" negli Stati Uniti, al termine di una conversazione telefonica avvenuta venerdì 3 luglio, alla vigilia del 250° anniversario dell'indipendenza americana. L'annuncio, diffuso dall'ufficio di Netanyahu, non precisa data né luogo del vertice. Durante il colloquio, il premier israeliano ha definito gli Stati Uniti "garante della libertà globale" e ha ribadito il valore strategico del legame bilaterale, in un passaggio letto da molti osservatori come un tentativo di ricucire dopo settimane di attriti.
La telefonata giunge infatti in un momento di tensione palpabile tra i due alleati. Secondo fonti dell'amministrazione statunitense, Trump ha più volte criticato pubblicamente la campagna militare israeliana contro Hezbollah in Libano, ritenendo che essa rischi di far deragliare i negoziati indiretti che Washington conduce con Teheran per un cessate il fuoco e la riapertura dello Stretto di Hormuz. Ai primi di giugno, secondo quanto trapelato, il presidente americano avrebbe usato toni particolarmente duri in una telefonata con Netanyahu, accusandolo di mettere a repentaglio l'intero processo diplomatico. Dal canto suo, Israele – per voce del vice ministro degli Esteri Sharren Haskel – ha ribadito che le operazioni contro il gruppo sciita proseguiranno finché esso rappresenterà una minaccia, e che la stabilità del Libano richiede il disarmo di Hezbollah. Netanyahu ha inoltre annunciato l'intenzione di eliminare progressivamente gli aiuti finanziari americani, interpretata da analisti israeliani come una mossa per affermare una maggiore autonomia strategica.
Sul tavolo dei negoziati con l'Iran, i mediatori qatarioti hanno riferito di "progressi positivi" su un memorandum d'intesa in 14 punti, con un nuovo round previsto dopo i funerali della Guida suprema iraniana. L'amministrazione Trump considera prioritario l'accordo diplomatico, ma non ha escluso il ricorso alla forza in caso di fallimento. Lo scorso febbraio, Stati Uniti e Israele avevano condotto un attacco congiunto contro l'Iran, e la possibilità di una nuova operazione non è stata archiviata. L'ufficio di Netanyahu ha sottolineato che nel colloquio il premier ha insistito sulle "esigenze di sicurezza di Israele" nel quadro dei negoziati, segnalando una divergenza di fondo con Washington, che teme che un'escalation libanese possa pregiudicare l'intesa con Teheran.
L'incontro faccia a faccia, quando avverrà, sarà dunque un banco di prova per l'asse strategico. Secondo analisti mediorientali, i due leader dovranno conciliare la priorità americana per la via diplomatica con la dottrina israeliana di sicurezza preventiva, in un contesto in cui la credibilità della deterrenza e la tenuta dell'alleanza sono messe alla prova. Per l'Europa, e per l'Italia in particolare, la posta in gioco è alta: la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz e la stabilità del Levante influenzano direttamente la sicurezza energetica e gli equilibri del Mediterraneo allargato. Al momento, non è stata fissata alcuna data per il vertice, ma i contatti diplomatici proseguono su più canali, con il prossimo passaggio atteso a Doha dopo le esequie della Guida suprema iraniana.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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La telefonata ha riaffermato il legame incrollabile tra Stati Uniti e Israele, con Netanyahu che ha elogiato l'America come garante della libertà globale. L'incontro imminente è visto come la prosecuzione del coordinamento strategico che ha portato al riuscito attacco congiunto contro l'Iran all'inizio dell'anno. Il tono è di trionfo condiviso e gestione pragmatica dell'alleanza.
Il primo ministro del regime sionista ha affermato di essersi congratulato con il presidente americano, cogliendo l'occasione per ripetere la retorica sull'America come garante della libertà. L'annuncio dell'incontro è accolto con scetticismo, poiché arriva in un momento di crescenti divergenze su Iran e Libano. La narrazione suggerisce che la cosiddetta alleanza sia piena di contraddizioni interne.
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