
Scommesse e minori online: i governi sotto accusa tra regole e omissioni
In Brasile e Australia, inchieste e leggi controverse rivelano la tensione globale tra protezione dei minori e interessi commerciali delle piattaforme digitali.
In Brasile, il Ministero Pubblico Federale ha aperto un’inchiesta per verificare se il governo abbia omesso di regolamentare e vigilare sulla pubblicità delle scommesse online durante le trasmissioni della Coppa del Mondo. Parallelamente, in Australia, l’esecutivo laburista è sotto accusa per una proposta di legge che, secondo i critici, allenterebbe le restrizioni esistenti sugli annunci di gioco d’azzardo sulle piattaforme di streaming. I due episodi, pur distanti, illustrano una tensione globale tra la protezione dei minori e dei consumatori e gli interessi commerciali delle piattaforme digitali, con ripercussioni che toccano anche il dibattito europeo sulla regolamentazione degli spazi online.
L’inchiesta del MPF-DF, avviata dopo denunce di pubblicità «abusive e ingannevoli» sulla CazéTV, intende accertare se le azioni dell’Unione siano sufficienti a rispettare i dettami costituzionali sulla pubblicità di servizi potenzialmente nocivi. Secondo i procuratori, l’obiettivo primario è garantire la sicurezza dei gruppi vulnerabili, in particolare bambini e adolescenti. Tuttavia, un’inchiesta del quotidiano Folha de S.Paulo ha rivelato che nel 2023 il governo Lula stesso redasse un emendamento, poi presentato dal senatore Jorge Kajuru, che eliminò le restrizioni orarie e di canale alla pubblicità delle scommesse, affidando la regolamentazione all’autodisciplina del settore. Il testo fu scritto da un funzionario del Ministero della Giustizia, oggi dirigente della comunicazione presidenziale. Per gli esperti di salute pubblica dell’Università di San Paolo, questa flessibilizzazione ha esposto milioni di giovani a una pubblicità aggressiva, vanificando le raccomandazioni di politiche simili a quelle anti-tabacco.
In Australia, il governo Albanese ha proposto di rimuovere l’attuale divieto di pubblicità di scommesse durante le pause delle partite sulle piattaforme di streaming, consentendo annunci illimitati per gli utenti maggiorenni registrati, a meno che non esercitino esplicitamente l’opt-out. Fonti governative confermano che le nuove norme manterrebbero le restrizioni per la televisione tradizionale, ma creerebbero un regime più permissivo per lo streaming, dove una quota crescente di australiani segue lo sport. Il deputato liberale Simon Kennedy ha dichiarato che il disegno di legge «crea un nuovo diritto per i servizi di streaming di mostrare annunci di scommesse durante ogni pausa», mentre la ministra delle Comunicazioni Anika Wells sostiene che il meccanismo di registrazione, verifica dell’età e opt-out rappresenti una «tripla protezione» per i minori. L’emittente pubblica SBS ha riferito che solo lo 0,12% dei suoi utenti registrati ha scelto di disattivare la pubblicità, sollevando dubbi sull’efficacia dell’opt-out.
Sul fronte dei social media, l’Australia sta anche affrontando resistenze all’inasprimento del divieto di accesso per i minori di 16 anni. Il governo ha proposto emendamenti per raddoppiare le multe e conferire maggiori poteri all’eSafety Commissioner, ma l’opposizione e i Verdi hanno rinviato il testo a un’inchiesta parlamentare di otto settimane, sostenendo che le modifiche non siano sufficientemente incisive. Negli Stati Uniti, un sondaggio del Pew Research Center indica che il 56% degli adulti appoggerebbe un divieto dei social media per i minori di 16 anni, con un consenso trasversale tra repubblicani e democratici. In Malesia, al contrario, gruppi di genitori e associazioni come Moms Village Asia sostengono che l’alfabetizzazione digitale e il dialogo aperto in famiglia siano più efficaci di divieti assoluti, una posizione che riecheggia il dibattito europeo sull’educazione digitale piuttosto che sulla proibizione.
Per l’Italia e l’Europa, questi sviluppi offrono un banco di prova. Il regolamento europeo sui servizi digitali (DSA) impone già obblighi di trasparenza e protezione dei minori, ma le controversie in Brasile e Australia mostrano come l’attuazione concreta possa essere indebolita da pressioni commerciali e da scelte legislative ambigue. L’inchiesta del MPF brasiliano ha richiesto documenti a diversi organi governativi e al Conar, mentre in Australia il voto finale sulla legge sulle scommesse è atteso dopo l’inchiesta del Senato. Il dossier resta aperto, con il comune denominatore di una domanda: chi protegge i minori nell’ecosistema digitale globale?
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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I procuratori federali brasiliani hanno aperto un'inchiesta per verificare se il governo abbia omesso di regolamentare e sorvegliare la pubblicità delle scommesse, dopo l'esplosione di spot durante le partite del Mondiale. L'indagine esaminerà se le azioni dell'esecutivo siano state sufficienti a proteggere i minori e a rispettare i dettami costituzionali. Si punta il dito contro un emendamento redatto dallo stesso governo che avrebbe eliminato restrizioni alla propaganda, alimentando i timori per la sicurezza dei bambini.
Il governo australiano sta spingendo una legge che consentirà pubblicità illimitata di scommesse sulle piattaforme di streaming durante gli eventi sportivi, eliminando di fatto l'attuale divieto. La mossa ha suscitato forti critiche da parte dei difensori della sicurezza dei minori e di alcuni parlamentari, secondo cui esporrà i ragazzi a un maggior numero di promozioni del gioco d'azzardo. L'esecutivo difende le modifiche come parte di un pacchetto normativo più ampio, ma gli oppositori ritengono insufficiente il sistema di opt-out.
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