
Crolla la fiducia in Putin: il carburante scarseggia e i sondaggi precipitano
Il gradimento del presidente russo scende al ritmo più rapido dall'inizio della guerra, mentre la crisi dei carburanti erode il consenso interno e cresce l'ansia sociale.
L’indice di approvazione dell’operato di Vladimir Putin ha registrato la flessione settimanale più marcata dall’invasione dell’Ucraina, scendendo al 66,9% secondo i dati diffusi dall’istituto demoscopico statale VTsIOM. Nella settimana dal 22 al 28 giugno, la fiducia personale nel presidente è calata di 3,4 punti percentuali, attestandosi al 73,3%, mentre la percentuale di cittadini che disapprova la sua gestione è salita al 21,3%. Il dato, che segue un trend discendente avviatosi in primavera, è confermato con intensità diverse anche dal FOM, legato all’amministrazione presidenziale, e dal Levada Center, centro indipendente con sede a Mosca, il quale a giugno ha rilevato un’approvazione del 74%, il minimo dall’inizio del conflitto.
Secondo gli analisti di Bruxelles, la caduta dei consensi si inserisce in un quadro di crescente logoramento interno, alimentato dalla crisi dei carburanti che da settimane colpisce gran parte delle regioni russe. I raid di droni ucraini sulle raffinerie hanno provocato carenze di benzina e gasolio, razionamenti alle stazioni di servizio e un’impennata dei prezzi, trasformando un problema logistico in una crisi sociale. Lo stesso Putin ha riconosciuto pubblicamente la situazione per la prima volta domenica scorsa, scegliendo però un’intervista a un giornalista considerato vicino al Cremlino anziché un discorso alla nazione: una scelta che, secondo fonti moscovite, mirava a evitare l’immagine di un leader distaccato dalla realtà quotidiana, in vista delle elezioni per la Duma di Stato previste a settembre.
La dinamica dei sondaggi è resa più complessa da un cambiamento metodologico introdotto a maggio dal VTsIOM, che ha affiancato alle interviste telefoniche rilevazioni porta a porta, facendo temporaneamente risalire le percentuali. Secondo gli osservatori indipendenti, le interviste faccia a faccia tendono a sovrarappresentare fasce di popolazione più anziane e meno esposte al flusso informativo, mentre i rilevamenti telefonici catturano un’opinione pubblica più giovane e reattiva. Resta il fatto che tutti e tre i principali istituti demoscopici russi disegnano una traiettoria comune: il consenso verso il governo e il premier Mikhail Mishustin è in calo, e la quota di russi che ritiene il Paese sulla strada sbagliata è salita al 35%, con un balzo di dieci punti in un mese.
Sul piano geopolitico, la debolezza interna del Cremlino è osservata con attenzione dalle capitali occidentali. Secondo fonti diplomatiche europee, l’erosione del consenso, unita a un’economia segnata dall’inflazione e dalla penuria di beni essenziali, potrebbe ridurre i margini di manovra di Mosca nei negoziati di pace, mentre accresce l’incertezza sulla tenuta del fronte interno. In Italia e in Europa, la crisi russa riaccende i timori per la sicurezza energetica, già messa alla prova dalle ripetute interruzioni delle forniture. Al momento, il Cremlino non ha annunciato misure straordinarie oltre alla promessa di un intervento sul mercato dei carburanti, ma il voto di settembre si avvicina in un clima di ansia sociale che, secondo i dati FOM, ha raggiunto livelli paragonabili solo a quelli registrati durante la mobilitazione parziale del 2022.
| Stampa europea continentale | −0.70 | critical |
|---|---|---|
| Stampa atlantica / anglosfera | 0.00 | neutral |
Il regime di Putin mostra la sua vera natura: un sistema corrotto che privilegia i suoi mentre il popolo soffre. La crisi del carburante è la prova che la guerra e la cattiva gestione stanno erodendo il consenso.
Si collega la crisi del carburante direttamente alla leadership di Putin, usando esempi di privilegi per funzionari per suggerire un sistema ingiusto, rendendo il calo di rating una conseguenza inevitabile.
Non si menzionano le possibili cause esterne come le sanzioni o la stagionalità, né le dichiarazioni del governo russo sulle misure per stabilizzare il mercato.
Il calo del rating di Putin è un evento notevole ma non sorprendente, dato il contesto. La crisi del carburante è un problema interno russo.
Riporta la notizia in modo distaccato, senza collegarla a critiche più ampie, normalizzandola come un evento di cronaca.
Non si approfondiscono le cause strutturali o le implicazioni per la stabilità russa.
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