
Londra condanna i sicari di Teheran, mentre una coppia britannica digiuna in un carcere iraniano
Due rumeni incarcerati per l'accoltellamento di un volto di Iran International; Craig e Lindsay Foreman in sciopero della fame da quasi due mesi a Evin.
La Corte penale centrale di Londra ha condannato due cittadini rumeni a otto e dodici anni di reclusione per l’accoltellamento di Pouria Zeraati, giornalista dell’emittente persiana Iran International, avvenuto nel marzo 2024 a Wimbledon. La giudice Bobbie Cheema-Grubb ha affermato che «le prove indicano in modo schiacciante» che l’attacco fu eseguito per conto delle autorità iraniane, configurandolo come un’operazione condotta «a beneficio di una potenza straniera». Secondo la ricostruzione processuale, Nandito Badea e George Stana, insieme a un terzo uomo ancora in Romania, avevano sorvegliato a lungo la vittima prima di aggredirla con un coltello, per poi lasciare il Regno Unito da Heathrow poche ore dopo.
Il governo britannico ha reagito con durezza. La ministra degli Esteri Yvette Cooper ha definito «deplorevole» l’azione condotta «per conto dell’Iran sul suolo britannico», mentre la sottosegretaria alla Sicurezza Angela Eagle ha parlato di un «attacco aberrante» e ha assicurato che Londra «continuerà a chiamare il regime a rispondere delle sue azioni». Da Teheran, il diplomatico di rango più elevato nel Regno Unito ha negato ogni coinvolgimento. Fonti della sicurezza britannica, tuttavia, indicano l’Iran come mandante di oltre venti complotti «potenzialmente letali» sventati nell’ultimo anno, molti dei quali affidata a delegati criminali e rivolti contro media d’opposizione e comunità ebraiche.
In parallelo, si aggrava la vicenda di Craig e Lindsay Foreman, coppia britannica detenuta nel carcere di Evin con l’accusa di spionaggio – da loro respinta – e in sciopero della fame da 55 e 46 giorni. Esperti delle Nazioni Unite per i diritti umani hanno denunciato una «emergenza medica» e chiesto il rilascio immediato, leggendo nella detenzione i tratti di una presa d’ostaggi di Stato. I familiari, che da maggio non hanno più contatti telefonici diretti, stanno preparando una lettera per implorarli di interrompere la protesta prima che subiscano danni irreversibili. Il figlio di Lindsay, Joe Bennett, ha descritto la madre «allarmantemente debole e molto più magra» dopo un incontro con l’ambasciatore britannico.
La concomitanza dei due casi delinea, secondo analisti della sicurezza europea, un quadro di pressione asimmetrica esercitata da Teheran attraverso strumenti giudiziari e operativi. Iran International, canale satelliare con sede a Londra e redazione temporaneamente trasferita a Washington nel 2023 a causa di minacce, è da anni bersaglio di una campagna di intimidazione che, stando alla direzione dell’emittente, colpisce anche i familiari dei giornalisti in Iran. Il capo dell’MI5 Ken McCallum ha parlato pubblicamente di una escalation di complotti iraniani sul territorio britannico, mentre un gruppo vicino a Teheran ha rivendicato recenti aggressioni a sfondo antisemita. Per l’Italia e l’Europa, il ripetersi di azioni ostili condotte tramite intermediari in pieno spazio Schengen solleva interrogativi sulla porosità delle frontiere e sulla necessità di un coordinamento di intelligence più stretto.
Sul fronte giudiziario, il terzo sospettato dell’accoltellamento, David Andrei, è al centro di un procedimento penale in Romania e la sua estradizione non è al momento calendarizzata. Quanto ai Foreman, la loro sorte resta legata a canali diplomatici riservati, mentre la famiglia spera che la lettera collettiva possa indurli a sospendere lo sciopero della fame. Il voto su eventuali nuove sanzioni europee contro funzionari iraniani coinvolti in operazioni di repressione transnazionale è atteso in autunno, ma al momento nessun testo formale è stato depositato.
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.20 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa iraniana e affini | −0.50 | critical |
Il Regno Unito difende la giustizia mentre l'Iran mostra il suo vero volto.
Accosta due eventi per creare un contrasto morale: da un lato la giustizia britannica, dall'altro la crudeltà iraniana.
Tace che il giornalista iraniano aggredito potrebbe essere una figura scomoda per il regime, e che la condanna a Londra potrebbe essere vista come un successo per l'Iran.
L'Iran denuncia l'ipocrisia occidentale mentre i britannici pagano il prezzo delle sanzioni.
Inverte la responsabilità: attribuisce la sofferenza dei britannici alle politiche del loro stesso governo, non all'Iran.
Tace che la fame dei britannici a Teheran potrebbe essere conseguenza diretta di azioni iraniane, come la detenzione arbitraria o la negazione di cibo.
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