
Il vertice Nato di Ankara tra riarmo europeo e ombre iraniane
La bozza di dichiarazione approvata dagli ambasciatori ribadisce l’impegno per la difesa collettiva e stanzia 70 miliardi per Kiev, mentre Trump attenua i toni ma resta il convitato di pietra.
La dichiarazione che i leader della Nato adotteranno ad Ankara il 7 e 8 luglio – il cui testo è stato approvato venerdì dai rappresentanti permanenti dei trentadue alleati – contiene un impegno «ferreo» alla difesa collettiva ai sensi dell’articolo 5 e la promessa di 70 miliardi di euro in assistenza militare all’Ucraina per il 2026, con livelli «almeno equivalenti» nel 2027. Il documento, che dovrà ricevere il via libera definitivo dei capi di Stato e di governo, include anche un passaggio sull’Iran: gli alleati ribadiscono che Teheran non dovrà mai dotarsi di un’arma nucleare e chiedono il pieno rispetto della libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz. È la prima volta che un vertice dell’Alleanza inserisce un riferimento così esplicito alla crisi iraniana, a poche settimane dalla fragile tregua che ha interrotto il conflitto armato tra Stati Uniti, Israele e la Repubblica islamica.
Secondo fonti diplomatiche europee, la priorità dei governi del continente è dimostrare che lo sforzo finanziario richiesto da Washington sta producendo risultati. Il segretario generale Mark Rutte ha ricordato che nel 2025 i membri europei e il Canada hanno aumentato la spesa per la difesa di 90 miliardi di dollari rispetto all’anno precedente, superando quota 570 miliardi, e che durante il summit saranno firmati contratti per decine di miliardi. L’obiettivo, fissato lo scorso anno all’Aia, è destinare entro il 2035 il 5% del Pil a difesa e settori connessi, di cui il 3,5% per capacità militari fondamentali. Bruxelles e le altre capitali leggono questi numeri come la prova che l’Europa sta assumendo maggiori responsabilità per la propria sicurezza convenzionale, in linea con la richiesta americana di riequilibrare i pesi all’interno dell’Alleanza.
L’amministrazione Trump, da parte sua, arriva ad Ankara con una retorica che resta critica ma con gesti che indicano una disponibilità al compromesso. Il presidente americano, che nei mesi scorsi aveva definito la Nato una «tigre di carta» e ventilato l’ipotesi di un ritiro, ha firmato la bozza di dichiarazione e nei giorni precedenti il vertice si è limitato a lamentare su Truth Social lo squilibrio dei contributi, senza rimettere in discussione la clausola di mutua assistenza. Secondo analisti vicini al Pentagono, la Casa Bianca intende usare il summit per consolidare il disimpegno militare graduale dall’Europa – già avviato con il ritiro di truppe, la riduzione dei mezzi assegnati ai piani Nato e la revisione semestrale della presenza americana nel continente – e per spostare risorse verso l’Indo-Pacifico, ma senza una rottura traumatica che isolerebbe gli Stati Uniti.
L’incognita maggiore resta l’eredità della guerra contro l’Iran. Il conflitto, condotto da Washington e Israele senza consultare gli alleati, ha incrinato i rapporti personali tra Trump e leader come la premier italiana Giorgia Meloni e il primo ministro britannico uscente Keir Starmer, e ha generato malumori per il mancato utilizzo di basi e spazi aerei europei durante le operazioni. L’ambasciatore americano presso la Nato, Matthew Whitaker, ha dichiarato che quelle tensioni sono ormai superate, ma diplomatici europei avvertono che un’eventuale recrudescenza degli scontri o uno sfogo del presidente contro gli alleati potrebbero oscurare i lavori. Per questo la presidenza turca ha inserito nel programma una sessione speciale sul fianco sud, con la partecipazione di Bahrein, Kuwait, Qatar ed Emirati Arabi Uniti, e ha favorito un incontro bilaterale tra Trump ed Erdoğan, nella speranza che il rapporto personale tra i due leader funga da ammortizzatore.
Il vertice si chiuderà con l’approvazione formale della dichiarazione e con l’impegno a trasformare gli aumenti di bilancio in capacità operative. La partita vera, osservano da Bruxelles, si giocherà nei mesi successivi, quando i governi europei dovranno tradurre gli impegni di spesa in contratti industriali e in una presenza militare credibile sul fianco orientale, mentre Washington misurerà la fedeltà degli alleati non più solo in percentuali di Pil ma nella rapidità con cui le nuove capacità saranno effettivamente dispiegate.
| Stampa europea continentale | −0.50 | critical |
|---|---|---|
| Stampa del Golfo arabo | 0.00 | neutral |
L'Europa denuncia l'incertezza generata dall'approccio transazionale di Trump e si presenta come l'unico baluardo per l'Ucraina.
Enfatizzando il rischio di disimpegno americano, la narrazione sposta l'attenzione dalla concretezza degli aiuti alla fragilità dell'alleanza.
Non menziona l'importo specifico di 70 miliardi di euro, concentrandosi invece sulle incertezze politiche.
Il vertice NATO conferma l'articolo 5 e stanzia 70 miliardi per l'Ucraina, un impegno concreto per la difesa collettiva.
La notizia è presentata come un dato oggettivo, senza analisi critica o contestualizzazione delle tensioni interne all'alleanza.
Non menziona le preoccupazioni europee sul disimpegno americano né le incertezze politiche.
Allarga lo sguardo
La ripresa degli investimenti globali è trainata dall’IA, ma resta fragile e diseguale
4 lingue · 9 testate
Da TechnologyOpenAI lancia GPT-5.6: via libera degli USA dopo i timori sulla cybersicurezza
6 lingue · 14 testate
Da Science & HealthSonno, dieta e movimento: la scienza svela i legami nascosti del metabolismo
9 lingue · 13 testate