
Stretto di Hormuz, nuova escalation: Washington colpisce 80 obiettivi iraniani, Teheran minaccia ritorsioni
Il Centcom annuncia la distruzione di radar, difese aeree e 60 imbarcazioni dei pasdaran in risposta agli attacchi a tre petroliere. Il greggio vola oltre il 3%.
Il Comando centrale statunitense ha reso noto nella notte tra martedì e mercoledì di aver completato una nuova ondata di attacchi contro l’Iran, colpendo con munizioni di precisione oltre 80 obiettivi e più di 60 imbarcazioni leggere del Corpo delle guardie della rivoluzione islamica all’interno e nelle immediate vicinanze dello Stretto di Hormuz. Secondo il comunicato ufficiale, l’operazione – descritta come una risposta immediata ai recenti assalti contro tre navi commerciali in transito – ha preso di mira sistemi di difesa aerea, reti di comando e controllo, postazioni radar costiere e capacità missilistiche antinave, con l’obiettivo dichiarato di ridurre la capacità di Teheran di minacciare il traffico mercantile internazionale in uno dei corridoi energetici più strategici del pianeta.
Washington attribuisce all’Iran la responsabilità di aver colpito le petroliere MT Al Rekayat (bandiera delle Isole Marshall), MT Wadian (bandiera saudita) e MT Cyprus Prosperity (bandiera liberiana), definendo tali azioni una violazione palese e pericolosa del cessate il fuoco in vigore e un atto ingiustificato che mina la libertà di navigazione. Il Dipartimento del Tesoro aveva revocato poche ore prima un’autorizzazione temporanea per la vendita di petrolio iraniano, collegando la decisione al coinvolgimento di Teheran negli attacchi. Da parte sua, il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, ha respinto ogni accusa, bollandola come contraria al principio di buon vicinato, mentre il quartier generale di Khatam al-Anbiya ha minacciato una «risposta schiacciante» e ha rivendicato la gestione esclusiva della sicurezza nello Stretto.
Le fonti locali iraniane hanno riferito di esplosioni multiple nelle province meridionali, in particolare nei pressi di Sirik, Bandar Abbas e sulle isole di Qeshm e Kharg, con danni a imbarcazioni da pesca e a infrastrutture portuali. L’agenzia Fars, vicina ai pasdaran, ha sostenuto che la base della Quinta Flotta americana in Bahrein sarebbe stata a sua volta colpita, notizia non confermata da fonti indipendenti. Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha interrotto una visita in Iraq, mentre il capo del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf ha accusato Washington di violare l’intesa di tregua, senza tuttavia menzionare gli attacchi alle petroliere attribuiti a Teheran.
L’escalation si inserisce in un quadro di forte instabilità per la sicurezza marittima nel Golfo Persico, da cui transita circa un quinto del fabbisogno globale di greggio. Secondo analisti europei, il ripetersi di scontri armati nello Stretto di Hormuz rischia di innescare un rialzo strutturale dei prezzi dell’energia, con ripercussioni dirette sui costi di approvvigionamento per l’Italia e per l’Unione Europea, già esposte alla volatilità dei mercati dopo la fine del precedente accordo di tregua. I future sul Brent hanno immediatamente registrato un balzo superiore al 3%, portandosi sopra i 75 dollari al barile.
Il Centcom ha precisato che le forze americane restano in stato di massima allerta e pronte a «ritenere l’Iran responsabile» qualora non rispetti i termini dell’intesa. La diplomazia regionale osserva con preoccupazione il rapido deterioramento del cessate il fuoco, mentre i canali di comunicazione tra le capitali del Golfo e le cancellerie occidentali restano aperti per scongiurare un allargamento del conflitto. Al momento non sono stati annunciati nuovi round negoziali, ma fonti vicine al Consiglio di cooperazione del Golfo indicano che una riunione straordinaria dei ministri degli Esteri potrebbe essere convocata già nei prossimi giorni.
| Stampa iraniana e affini | −0.80 | critical |
|---|---|---|
| Stampa del Golfo arabo | +0.10 | neutral |
| Stampa atlantica / anglosfera | 0.00 | neutral |
| Stampa europea continentale | 0.00 | neutral |
L'Iran denuncia le pretese americane come propaganda e definisce il CENTCOM un'organizzazione terroristica.
Utilizzo di termini denigratori e qualificazione delle dichiarazioni come 'pretese' per delegittimare la fonte.
Viene omesso il contesto degli attacchi iraniani alle navi commerciali che hanno provocato la risposta americana.
Gli Stati Uniti rispondono con forza alle provocazioni iraniane nel Golfo.
Presentazione dell'azione come risposta automatica e proporzionata, normalizzando l'intervento.
Viene omessa qualsiasi critica o dubbio sulla versione americana, così come la prospettiva iraniana.
Gli Stati Uniti conducono un'operazione militare mirata contro obiettivi iraniani.
Adozione di un tono neutro e fattuale che implicitamente accredita la versione ufficiale americana.
Viene omessa qualsiasi contestazione della legittimità dell'azione o la reazione iraniana.
L'escalation tra USA e Iran nel Golfo viene riportata con attenzione alle reazioni di entrambe le parti.
Bilanciamento delle due narrative per creare un'impressione di obiettività, ma senza mettere in discussione la sostanza delle affermazioni.
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