
Vance annuncia intesa sullo Stretto di Hormuz e ispezioni nucleari, Teheran frena
Il vicepresidente USA rivendica progressi nei colloqui in Svizzera, ma l’Iran nega nuovi impegni sul nucleare e subordina i negoziati formali all’attuazione del memorandum preliminare.
Al termine della prima tornata di colloqui diretti fra Stati Uniti e Iran nel resort svizzero di Bürgenstock, il vicepresidente J.D. Vance ha dichiarato che Teheran ha accettato di riammettere gli ispettori dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA) e che è stato raggiunto un meccanismo per mantenere aperto lo Stretto di Hormuz. Secondo fonti vicine ai mediatori, le due delegazioni hanno concordato una «road map» per un accordo definitivo entro sessanta giorni, con l’avvio immediato di negoziati tecnici. Tuttavia, il portavoce del ministero degli Esteri iraniano ha smentito che sia stato assunto alcun nuovo impegno in materia nucleare, precisando che le discussioni formali potranno cominciare solo dopo l’implementazione dei punti previsti dal memorandum d’intesa firmato la scorsa settimana.
La distanza fra le narrazioni riflette la fragilità del processo. Nell’ottica di Washington, la riapertura dello Stretto – via d’acqua da cui transita circa un quinto del petrolio mondiale – e il ritorno dei verificatori dell’AIEA rappresentano concessioni immediate che giustificano la sospensione temporanea delle sanzioni sul greggio iraniano e la licenza di sessanta giorni concessa dal Tesoro americano. Per l’amministrazione Trump, si tratta di un primo passo verso lo smantellamento del programma nucleare iraniano, obiettivo che Vance ha definito «ciò che più ci entusiasma come americani». Al contrario, secondo fonti diplomatiche europee, Teheran interpreta il memorandum come un quadro per ottenere la revoca delle sanzioni e lo sblocco di asset congelati, senza aver ancora accettato limiti permanenti all’arricchimento. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha indicato nella «cella di deconfliction» per il Libano il primo vero banco di prova dell’intesa.
I colloqui sono stati scossi dalle minacce del presidente Donald Trump, che in un messaggio social ha promesso di colpire l’Iran «con molta forza» se i suoi «rappresentanti» in Libano non avessero cessato le ostilità. La delegazione iraniana ha abbandonato temporaneamente il tavolo, salvo poi riprendere le consultazioni attraverso i mediatori pakistani e qatarioti. Sul fronte libanese, la presidenza di Beirut ha reso noto di aver discusso con Vance e con il premier del Qatar la creazione di una cellula di coordinamento per consolidare il cessate-il-fuoco, mentre fonti israeliane ribadiscono che le forze di difesa manterranno piena libertà d’azione nel sud del Paese. Per l’Italia e l’Europa, la stabilizzazione dello Stretto di Hormuz ha un impatto diretto: secondo analisti di Bruxelles, il calo dei prezzi del gas e del petrolio registrato dopo la riapertura della via d’acqua potrebbe alleggerire la pressione inflazionistica, ma resta condizionato alla tenuta della tregua regionale.
Sul piano interno americano, l’intesa preliminare incontra resistenze al Congresso, dove esponenti repubblicani mettono in dubbio la solidità delle garanzie nucleari e l’uso dei fondi iraniani sbloccati. I team tecnici proseguiranno i lavori in Svizzera per il resto della settimana, con l’obiettivo di definire i meccanismi di verifica e il perimetro del negoziato finale. La partita resta aperta: il successo della fase successiva dipenderà dalla capacità di tradurre gli impegni verbali in procedure vincolanti, mentre il cessate-il-fuoco in Libano – con oltre quattromila vittime dall’inizio dell’offensiva israeliana – rimane il termometro più immediato della volontà delle parti di passare dalla tregua armata a un assetto stabile.
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Il vicepresidente americano ha annunciato che l'Iran ha accettato di far rientrare gli ispettori dell'AIEA, presentandolo come un passo importante. Tuttavia, Teheran ha subito negato di aver discusso di ispezioni, rivelando uno scarto tra la narrazione statunitense e le dichiarazioni iraniane. La stampa latinoamericana riporta entrambe le versioni, gettando dubbi sui reali progressi.
Il vicepresidente Vance ha dichiarato che sono state gettate solide basi per un accordo finale, con l'Iran che accetta di riammettere gli ispettori nucleari. Ha liquidato le lamentele iraniane come 'minacce e piagnistei', sottolineando che gli Stati Uniti stanno portando avanti i colloqui tecnici e i meccanismi per i beni congelati. Il tono è di un ottimismo determinato, che mette da parte le obiezioni di Teheran.
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