
Utah, chiede la religione e poi accoltella: grave un lavoratore indiano musulmano
Un uomo di 48 anni ha aggredito Sohail, dipendente di un chiosco, dopo avergli domandato se fosse musulmano; è in condizioni critiche dopo 15 coltellate.
Lunedì 13 luglio, all’interno del centro commerciale Valley Fair Mall di West Valley City, nello Utah, un uomo di 48 anni, Peter Michael Larsen, ha accoltellato ripetutamente un lavoratore di un chiosco, identificato come Sohail, cittadino indiano di fede musulmana. Secondo le autorità locali, l’aggressore si è avvicinato alla vittima chiedendole nome, provenienza e religione, per poi colpirla con un’arma da taglio non appena questa si è voltata per prendergli una bottiglia d’acqua. Testimoni oculari, citati dai media statunitensi, riferiscono che Larsen avrebbe domandato esplicitamente: «Sei musulmano?», e alla risposta affermativa avrebbe iniziato a colpire.
Sohail è stato raggiunto da almeno quindici fendenti in varie parti del corpo e trasportato d’urgenza in ospedale, dove si trova in condizioni critiche e ha già subito diversi interventi chirurgici. Amici e colleghi, attraverso una raccolta fondi online, hanno reso noto che è l’unico sostegno economico della famiglia, composta dalla moglie e due bambini piccoli, e che è privo di assicurazione sanitaria. Alcuni passanti sono intervenuti per bloccare l’aggressore, trattenendolo fino all’arrivo della polizia; lo stesso Larsen ha riportato ferite durante la colluttazione ed è stato medicato prima di essere trasferito nel carcere della contea di Salt Lake.
Secondo i documenti processuali visionati dalla stampa americana, Larsen avrebbe dichiarato agli inquirenti di aver scelto la vittima «con l’intento di ucciderla a causa della sua religione musulmana» e di «voler uccidere dei musulmani». La polizia ha descritto l’uomo come un pericolo concreto per la collettività, citando precedenti violenti: nel 2022 era stato condannato per aver minacciato con un’arma da fuoco i vigili del fuoco e per aggressione a un agente, ed era stato rilasciato sulla parola nel gennaio 2025. Le autorità stanno valutando la qualifica di crimine d’odio.
L’imam Shuaib Din, guida del Centro islamico dello Utah, ha sottolineato come l’intera comunità musulmana locale si senta vittima di un’aggressione che, pur colpendo un singolo, genera un clima di insicurezza collettiva. Organizzazioni per i diritti civili come il Council on American-Islamic Relations hanno condannato l’attacco, inserendolo in un quadro di crescente islamofobia negli Stati Uniti, alimentata – secondo gli analisti d’oltreoceano – da retoriche anti-immigrazione, attività di gruppi suprematisti bianchi e dalle tensioni legate alla guerra a Gaza. L’inchiesta è in corso e l’uomo resta in custodia con l’accusa di tentato omicidio e porto d’arma pericolosa.
| Stampa iraniana e affini | −0.80 | critical |
|---|---|---|
| Stampa israeliana | 0.00 | neutral |
| Stampa del Golfo arabo | 0.00 | neutral |
L'Iran denuncia l'islamofobia negli Stati Uniti come causa di questo attacco, collegandolo a una tendenza sistemica.
Utilizza la confessione del sospettato per generalizzare il problema, presentando l'episodio come prova di un clima di odio diffuso in America.
Non menziona che la vittima è stata soccorsa dai passanti e che il sospettato è stato arrestato rapidamente, elementi che ridurrebbero la percezione di un'America indifferente.
L'evento è un crimine d'odio, punto. I dettagli sono chiari e non necessitano di interpretazione.
Si affida alle dichiarazioni ufficiali della polizia per stabilire la veridicità, evitando qualsiasi analisi contestuale.
Non include il contesto più ampio dell'islamofobia negli Stati Uniti, che potrebbe suggerire una tendenza sistemica.
L'attacco è un crimine d'odio, e il sospettato è un pericolo per la società.
Utilizza le citazioni della polizia per sottolineare la minaccia rappresentata dal sospettato, senza estendere la critica al sistema.
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