
UniCredit si avvicina al controllo di Commerzbank, ma resta l’incognita politica tedesca
Con il 47,6% del capitale e strumenti derivati che potrebbero portarla oltre il 60%, la banca italiana ottiene un’influenza determinante, mentre Berlino ribadisce la propria ostilità.
L’offerta pubblica di scambio lanciata da UniCredit su Commerzbank si è chiusa con adesioni pari al 17,6% del capitale, portando la quota complessiva in mano al gruppo milanese al 47,6% (49,6% dei diritti di voto). Se si considerano anche i derivati total return swap già sottoscritti, la partecipazione potenziale supera il 60%. Il risultato, comunicato mercoledì, modifica gli equilibri della seconda banca tedesca: pur restando sotto la soglia del 50%, UniCredit dispone di una quota sufficiente a esercitare un’influenza decisiva nelle assemblee, dove la presenza media degli azionisti si attesta tra il 70 e l’80% del capitale.
Il meccanismo dell’operazione ha visto una risposta molto contenuta da parte del flottante libero. Secondo quanto dichiarato dalla stessa Commerzbank, meno del 2% degli azionisti retail e istituzionali ha aderito all’offerta, mentre la maggior parte delle azioni conferite proviene da banche e soggetti già collegati a UniCredit. La dirigenza dell’istituto tedesco interpreta questo dato come un segnale di scarsa attrattività dell’offerta, ma gli analisti di Francoforte osservano che un 40-45% dei diritti di voto è probabilmente sufficiente per garantire il controllo di fatto delle assemblee, anche senza una maggioranza assoluta formale.
Sul piano politico, la resistenza del governo federale tedesco resta l’ostacolo più rilevante. Berlino, che detiene il 12% di Commerzbank, ha definito «inaccettabile» l’approccio di UniCredit e ha scelto di non aderire all’offerta. Il ministro-presidente dell’Assia, Boris Rhein, ha tuttavia aperto alla possibilità di un dialogo costruttivo tra le parti. La posizione tedesca si inserisce in un dibattito più ampio sul consolidamento bancario europeo: secondo fonti vicine al Consiglio direttivo della Bce, aggrapparsi ai campioni nazionali sarebbe incompatibile con l’obiettivo di approfondire il mercato unico. La procura di Francoforte, intanto, ha respinto l’ipotesi di manipolazione del mercato sollevata dal comitato aziendale di Commerzbank, non ravvisando elementi sufficienti per avviare un’indagine.
Per l’Italia, l’operazione ha un duplice significato. UniCredit, già primo gruppo bancario nazionale, rafforza la propria presenza in Germania, dove opera attraverso la controllata HVB, e si posiziona come protagonista del risiko bancario europeo. Al contempo, l’impegno finanziario sulla piazza tedesca potrebbe limitare la sua capacità di partecipare al consolidamento domestico, in un momento in cui altre grandi banche italiane stanno ridisegnando i propri assetti. La partita ora si sposta sul tavolo delle autorità di vigilanza: si attende entro settembre il via libera della Bce all’esercizio dei diritti di voto, mentre un’assemblea straordinaria di Commerzbank non potrà essere convocata prima del 2027. Nei prossimi mesi, la capacità di UniCredit di avviare un confronto con il management, i sindacati e il governo tedesco determinerà tempi e modalità di un’eventuale fusione completa.
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