
Trump svuota la commissione elettorale federale a pochi mesi dal voto di metà mandato
La rimozione di tutti i commissari dell’EAC lascia l’agenzia senza guida in vista delle elezioni del 2026, tra accuse di interferenza e il ricorso a una sentenza della Corte Suprema.
Il presidente Donald Trump ha rimosso i tre commissari ancora in carica della Election Assistance Commission (EAC), l’agenzia federale indipendente che dal 2002 assiste gli Stati nell’organizzazione delle elezioni. I due commissari di nomina democratica, Thomas Hicks e Benjamin Hovland, sono stati licenziati per email; la commissaria repubblicana Christy McCormick si è dimessa dopo una telefonata. Il quarto seggio era vacante da aprile. Per la prima volta dalla sua creazione, la commissione resta completamente priva di membri a quattro mesi dalle elezioni di metà mandato.
La Casa Bianca ha rivendicato la decisione appellandosi alla recente sentenza della Corte Suprema nel caso Trump v. Slaughter, che ha ampliato il potere presidenziale di rimuovere i vertici delle agenzie indipendenti. Un portavoce ha dichiarato che il presidente «si riserva il diritto di rimuovere individui che potrebbero non essere pienamente allineati con l’importante compito di mettere in sicurezza le elezioni americane». Per i democratici e le organizzazioni per i diritti civili, come il Brennan Center for Justice, si tratta invece di un tentativo di minare l’integrità del voto: il segretario di Stato dell’Arizona, Adrian Fontes, ha definito la mossa «irresponsabile e pericolosa», mentre il senatore Mark Warner ha parlato di un passo straordinario che «dovrebbe preoccupare ogni americano, a prescindere dal partito».
L’EAC non gestisce direttamente le elezioni – competenza che la Costituzione affida ai singoli Stati – ma svolge funzioni tecniche cruciali: certifica i macchinari per il voto, distribuisce centinaia di milioni di dollari in sovvenzioni per la sicurezza informatica, gestisce il modulo nazionale di registrazione degli elettori e fornisce linee guida agli amministratori locali. Senza commissari, l’agenzia non può adottare alcuna decisione formale, poiché il regolamento richiede il voto favorevole di almeno tre membri. Secondo analisti elettorali statunitensi, il vuoto rischia di rallentare l’aggiornamento degli standard tecnici e di lasciare gli Stati privi di un punto di riferimento federale in una fase già segnata da tensioni e disinformazione.
La mossa si inserisce in un quadro più ampio di ridefinizione del controllo sulle procedure elettorali. Già nel marzo 2025 Trump aveva firmato un ordine esecutivo che imponeva all’EAC di richiedere una prova di cittadinanza per la registrazione al voto, misura poi bloccata in tribunale. L’amministrazione ha inoltre ridimensionato la Cybersecurity and Infrastructure Security Agency (CISA), altro pilastro del sostegno federale agli Stati. Nell’ottica di Bruxelles e di altre capitali europee, l’indebolimento delle istituzioni elettorali americane alimenta i timori di un arretramento democratico con possibili ripercussioni sulla credibilità internazionale del modello statunitense.
Al momento la Casa Bianca non ha indicato tempi per la nomina di nuovi commissari, che dovranno comunque ottenere la conferma del Senato. In passato l’EAC era già rimasta senza membri per lunghi periodi – tra il 2011 e il 2014 – ma il personale di carriera era riuscito a garantire alcune funzioni essenziali. Oggi, tuttavia, il contesto politico è radicalmente mutato e la prospettiva di un’agenzia paralizzata fino a dopo le elezioni di novembre appare concreta. La commissione, nata dopo il caos elettorale del 2000 con l’obiettivo di rafforzare la fiducia nel voto, si trova ora al centro di una battaglia che ne mette in discussione la stessa sopravvivenza.
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L'amministrazione Trump ha smantellato l'ultimo baluardo bipartisan della supervisione elettorale, agendo con decisione per eliminare ogni ostacolo al controllo repubblicano del voto.
La narrazione costruisce un parallelismo tra l'azione di Trump e un colpo di mano autoritario, utilizzando il termine 'smantellamento' e sottolineando l'urgenza a pochi mesi dal voto per evocare una minaccia imminente alla democrazia.
Non viene menzionato che i commissari repubblicani si erano già dimessi in precedenza, lasciando la commissione già in difficoltà, né che la legge consente al presidente di rimuovere i commissari.
Trump ha messo fuori gioco la commissione elettorale indipendente per garantirsi la vittoria alle midterms, usando il suo potere per eliminare ogni controllo imparziale.
La retorica amplifica le dichiarazioni aggressive di Trump ('non li lasceremo vincere') e le collega direttamente all'azione, creando una catena causale tra le parole e i fatti per suggerire un intento premeditato di sovvertire le elezioni.
Non viene riportato che i commissari repubblicani si erano già dimessi, né che la commissione era già in stallo da mesi. Inoltre, non si menziona che la legge consente al presidente di rimuovere i commissari.
La Casa Bianca ha comunicato il licenziamento dei commissari democratici, mentre i repubblicani avevano già lasciato l'incarico. La commissione è ora vacante.
La notizia è presentata come un fatto amministrativo, citando la fonte ufficiale e l'email, senza aggiungere interpretazioni o giudizi. L'assenza di contestualizzazione politica normalizza l'azione.
Non viene discussa l'implicazione politica o l'urgenza delle elezioni imminenti, né le reazioni di gruppi di difesa del voto.
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