
Il petrolio cede dopo l’apertura al dialogo Usa-Iran, ma la settimana resta in rialzo
Le quotazioni del Brent scendono sotto i 76 dollari dopo le parole di Trump, ma il blocco parziale dello Stretto di Hormuz mantiene alta la tensione sui mercati.
Venerdì i prezzi del petrolio hanno ceduto terreno, con il Brent del Mare del Nord in calo dello 0,38% a 76,01 dollari al barile e il WTI americano in flessione dello 0,93% a 71,41 dollari. La svolta è arrivata dopo che il presidente statunitense Donald Trump ha confermato la disponibilità a riprendere i negoziati con l’Iran, nonostante la fine della tregua. La mediazione di Qatar e Pakistan ha alimentato speranze di una de-escalation, spingendo gli operatori a ridurre le posizioni speculative. Tuttavia, nell’arco dell’intera settimana entrambi i benchmark hanno registrato rialzi superiori al 5%, segno che il mercato resta in tensione.
Il fattore critico rimane lo Stretto di Hormuz, dove il transito delle petroliere è drasticamente rallentato dopo gli attacchi iraniani a navi commerciali e le ritorsioni americane. Secondo i dati di tracciamento navale, il traffico giornaliero è quasi fermo, e solo poche unità si avventurano nel corridoio costiero iraniano. Prima dell’escalation, circa il 20% delle forniture globali di petrolio e gas naturale liquefatto transitava da quel passaggio. L’Agenzia internazionale dell’energia (AIE) ha avvertito che il perdurare delle ostilità potrebbe ribaltare le previsioni di un surplus di offerta nel 2027, rendendo indispensabile un accordo di pace duraturo per normalizzare i flussi.
Dal punto di vista di Washington, la decisione di non colpire le infrastrutture energetiche iraniane ha contenuto i rialzi, ma la situazione resta fluida. Gli analisti mediorientali sottolineano che la riapertura completa dello stretto dipenderà dalla credibilità del processo diplomatico. Per l’Europa e l’Italia, che dipendono in misura significativa dalle importazioni di greggio via mare, il persistere della crisi si traduce in costi energetici elevati e in un potenziale freno alla disinflazione. Intanto, l’oro ha chiuso in calo a 4.113 dollari l’oncia, penalizzato dalle attese di tassi d’interesse americani più alti a lungo, alimentate proprio dal rincaro dell’energia.
Il prossimo banco di prova saranno i colloqui tecnici tra le parti, mediati da attori regionali. Se le diplomazie riusciranno a riportare la calma nello stretto, i prezzi potrebbero scendere verso i 70 dollari, come ipotizzato da Citi. Al contrario, un’escalation che blocchi del tutto Hormuz spingerebbe le quotazioni oltre i 100 dollari, scenario che le cancellerie europee osservano con apprensione. La pubblicazione dei dati sulle scorte strategiche americane, ai minimi dal 1983, e le prossime mosse della Federal Reserve forniranno ulteriori indicazioni sulla direzione dei mercati.
| Stampa iraniana e affini | −0.60 | critical |
|---|---|---|
| Stampa russa e CSI | 0.00 | neutral |
| Stampa arabo levante-Maghreb | 0.00 | neutral |
L'Iran denuncia l'aggressione americana e avverte che il prezzo del petrolio potrebbe superare i 100 dollari se il conflitto si allarga.
Enfatizzando la rottura unilaterale del cessate il fuoco da parte di Trump e le previsioni catastrofiche di esperti iraniani, si costruisce una narrazione di vittimismo e minaccia imminente.
Tralascia l'offerta di Trump di riprendere i negoziati e il conseguente calo dei prezzi, nonché la prospettiva araba secondo cui i militari statunitensi garantiranno l'apertura dello stretto.
La Russia osserva il mercato con distacco, registrando l'impatto delle dichiarazioni di Trump sui negoziati.
Riducendo il conflitto a un fattore tecnico di mercato e mettendo in luce i segnali diplomatici, la narrazione neutralizza il senso di crisi e inquadra la situazione come gestibile.
Tralascia la narrazione iraniana di vittimismo e le dettagliate previsioni di impennata dei prezzi sopra i 100 dollari, nonché lo scetticismo arabo sulle garanzie militari statunitensi.
Il mondo arabo esprime scetticismo verso l'allarmismo, confidando nella capacità americana di mantenere aperto lo stretto.
Citando analisti che fanno affidamento sulla potenza militare statunitense come garanzia, la narrazione disinnesca il panico e presenta la situazione come sotto controllo, marginalizzando gli avvertimenti iraniani.
Tralascia gli avvertimenti iraniani di impennate dei prezzi sopra i 100 dollari e l'effettiva interruzione del traffico marittimo, nonché il guadagno settimanale del 5-6% dei prezzi del petrolio.
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