
Undicesima notte di raid USA sull’Iran, Teheran dichiara la “guerra totale”
Mentre proseguono i bombardamenti americani su siti militari e portuali, l’Iran allarga il conflitto colpendo basi alleate e petroliere nello Stretto di Hormuz.
Per l’undicesima notte consecutiva le forze del Comando centrale statunitense (CENTCOM) hanno condotto raid aerei contro obiettivi militari iraniani, con l’obiettivo dichiarato di degradare la capacità di Teheran di minacciare il traffico mercantile nello Stretto di Hormuz. Le esplosioni sono state registrate in diverse aree del Paese, tra cui le città di Tabriz, Bushehr – dove sorge l’unica centrale nucleare commerciale iraniana – e i porti di Bandar Mahshahr, Chabahar e Konarak. Secondo fonti del Pentagono, le operazioni hanno colpito centri di comando, siti di lancio di missili e droni, infrastrutture marittime e sistemi di difesa aerea.
La risposta di Teheran è stata immediata e su scala regionale. Il presidente Masoud Pezeshkian ha dichiarato che il Paese è impegnato in una “guerra su vasta scala” con gli Stati Uniti. Le Guardie della rivoluzione hanno rivendicato attacchi con missili da crociera contro un data center di Amazon in Bahrein e contro basi militari americane in Kuwait e Giordania, mentre l’agenzia IRNA ha riferito del danneggiamento di due petroliere in transito nella rotta meridionale dello Stretto. Il quartier generale di Khatam al-Anbiya ha inoltre avvertito che un eventuale attacco al sito fortificato di Pickaxe Mountain, nei pressi degli impianti di arricchimento nucleare, comporterebbe un’escalation del conflitto e ritorsioni contro tutti gli asset statunitensi e dei loro alleati nella regione.
L’allargamento delle ostilità sta già producendo conseguenze sistemiche. La Giordania ha intercettato cinque droni iraniani, il Bahrein ha segnalato tentativi di colpire i sistemi di navigazione aerea e il Kuwait ha attivato le proprie difese antiaeree. Gli Houthi yemeniti, alleati dell’Iran, hanno annunciato un blocco navale contro l’Arabia Saudita, minacciando di estendere gli attacchi a qualsiasi nave diretta verso porti sauditi. Secondo analisti di Bruxelles, la combinazione di questi fattori sta mettendo sotto pressione due dei corridoi energetici più vitali al mondo – Hormuz e Bab el-Mandeb – con un impatto diretto sulla sicurezza degli approvvigionamenti europei e italiani, che dipendono per oltre un terzo delle importazioni di greggio dalla regione del Golfo.
Nonostante la spirale militare, i canali diplomatici non sono del tutto interrotti. Fonti vicine ai negoziati riferiscono che messaggi indiretti continuano a essere scambiati tra Washington e Teheran tramite intermediari, sebbene il cessate il fuoco provvisorio siglato nelle settimane precedenti sia di fatto collassato. Il presidente Trump ha subordinato ogni ipotesi di incontro a un “impegno significativo” da parte iraniana, mentre l’amministrazione americana ha confermato la morte di tre soldati in attacchi attribuiti a milizie sostenute dall’Iran, indicandoli come la causa scatenante dell’intensificazione dei raid. Al momento non è stata annunciata alcuna nuova iniziativa diplomatica strutturata, e il dossier resta in una fase di stallo operativo, con il rischio concreto di un’estensione del conflitto all’intera subregione mediorientale.
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Il comando militare statunitense riferisce i propri attacchi, citando il CENTCOM. La narrazione rimane all'interno del resoconto ufficiale americano, omettendo qualsiasi risposta iraniana.
Affidandosi esclusivamente alle dichiarazioni ufficiali militari statunitensi, il blocco presenta gli attacchi come un'operazione di routine e giustificata, ignorando il conflitto più ampio.
Il blocco omette le rappresaglie iraniane e la dichiarazione di guerra totale, che presenterebbero il conflitto come un'escalation reciproca piuttosto che un'operazione unilaterale statunitense.
Il comando militare e l'amministrazione statunitense parlano attraverso dichiarazioni ufficiali e rapporti sulle vittime. La narrazione inquadra l'Iran come aggressore che reagisce a attacchi statunitensi giustificati.
Presentando le azioni di entrambe le parti ma attribuendo l'iniziativa agli Stati Uniti e la rappresaglia all'Iran, il blocco giustifica gli attacchi statunitensi e ritrae l'Iran come l'escalator.
Il blocco omette le ragioni dichiarate dall'Iran per la rappresaglia, come la difesa contro l'aggressione statunitense, e minimizza il ruolo degli Stati Uniti nell'avviare gli attacchi.
Vengono citati sia funzionari statunitensi che iraniani, con la narrazione che evidenzia l'escalation reciproca e la dichiarazione di guerra. Il tono è allarmato ma equilibrato.
Inquadrando il conflitto come 'guerra totale' e citando entrambe le parti, il blocco crea un senso di drammatica inevitabilità, rendendo l'escalation apparentemente inevitabile.
Il blocco omette il coinvolgimento delle forze Houthi e il blocco navale, che amplierebbero il conflitto oltre gli Stati Uniti e l'Iran.
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