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Uganda: il capo militare Muhoozi ordina la chiusura di NTV e Daily Monitor, sale tensione sulla libertà di stampa

Con un blitz notturno, il figlio di Museveni ha imposto lo stop ai principali media indipendenti, rivendicando il potere di 'spegnere qualsiasi emittente' e dichiarando di non credere in una stampa libera.

Nella notte di domenica, forze di sicurezza ugandesi hanno circondato le sedi di Nation Media Group a Kampala, imponendo la chiusura di NTV Uganda, Spark TV e del quotidiano Daily Monitor. Il generale Muhoozi Kainerugaba, capo delle forze di difesa e figlio del presidente Yoweri Museveni, ha rivendicato l’ordine su X, dichiarando di avere il potere di chiudere qualsiasi media e che la stampa deve essere “guidata dai quadri della rivoluzione”. La direzione del gruppo NMG, tra i principali conglomerati mediatici dell’Africa orientale, ha denunciato un “assedio militare”, mentre i dipendenti sono stati bloccati all’interno degli edifici.

Secondo Muhoozi, il provvedimento sarebbe stato innescato da “cattive storie” contro la leadership nazionale, e ha annunciato che ogni notizia critica dovrà ora essere autorizzata dal suo ufficio. Fonti vicine all’establishment militare sostengono che il generale agisca con il consenso del padre, il quale gli avrebbe delegato ampi poteri a partire dal 2017. L’opposizione ugandese e i gruppi per i diritti umani, al contrario, denunciano un’escalation repressiva volta a soffocare il dissenso in un momento di crescente incertezza sulla successione presidenziale. Secondo analisti con base a Nairobi, l’azione colpisce un gruppo editoriale che ha incarnato una voce indipendente, rappresentando al tempo stesso un pilastro del pluralismo informativo nell’area dei Grandi Laghi.

La vicenda rievoca un episodio del 2013, quando il Daily Monitor fu sigillato per dieci giorni dopo la pubblicazione di una lettera sul cosiddetto “Muhoozi Project”, un presunto piano per favorire la successione dinastica. Già allora, l’intervento delle autorità suscitò condanne internazionali. Secondo osservatori di Bruxelles, l’ultimo blitz si inserisce in una più ampia tendenza al restringimento degli spazi democratici in Africa orientale, dove vari esecutivi utilizzano la leva della sicurezza interna per limitare la libertà di espressione. Per l’Italia e l’Unione Europea, che hanno investito in programmi di sostegno ai media indipendenti nella regione, l’episodio costituisce una sfida diretta ai principi di governance promossi attraverso la cooperazione allo sviluppo.

Al momento, il governo ugandese non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali circostanziate, alimentando l’incertezza sulla durata della sospensione e sulle eventuali basi legali. Fonti diplomatiche a Kampala prevedono reazioni da parte delle cancellerie occidentali e di organismi come il Comitato per la protezione dei giornalisti. Muhoozi ha ribadito che le emittenti non riapriranno senza il suo permesso personale, lasciando presagire uno stallo prolungato. Il Parlamento non ha calendarizzato dibattiti urgenti, mentre cresce la preoccupazione degli investitori regionali per le ripercussioni sulla stabilità del clima imprenditoriale.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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Stampa africana subsaharianaStampa atlantica / anglosfera
Stampa africana subsahariana
IndignazioneAllarme

I media locali descrivono la chiusura come un attacco alla libertà di stampa da parte del capo dell'esercito, anche figlio del presidente. Sottolineano la sua vanteria di avere il potere di chiudere qualsiasi testata e la sua dichiarazione di non credere in una stampa libera. La narrazione è di indignazione e preoccupazione per il futuro del giornalismo indipendente in Uganda.

Stampa atlantica / anglosfera
PragmatismoScetticismo

Le testate occidentali riportano la chiusura come una grave escalation nella repressione dei media indipendenti in Uganda, notando l'affermazione di autorità del capo dell'esercito come sovrano de facto. Inquadrano l'evento in un più ampio schema repressivo, ma mantengono un tono fattuale, citando giustificazioni ufficiali e reazioni internazionali. La copertura enfatizza le implicazioni strategiche per la libertà di stampa nell'Africa orientale.

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domenica 28 giugno 2026

Uganda: il capo militare Muhoozi ordina la chiusura di NTV e Daily Monitor, sale tensione sulla libertà di stampa

Con un blitz notturno, il figlio di Museveni ha imposto lo stop ai principali media indipendenti, rivendicando il potere di 'spegnere qualsiasi emittente' e dichiarando di non credere in una stampa libera.

Nella notte di domenica, forze di sicurezza ugandesi hanno circondato le sedi di Nation Media Group a Kampala, imponendo la chiusura di NTV Uganda, Spark TV e del quotidiano Daily Monitor. Il generale Muhoozi Kainerugaba, capo delle forze di difesa e figlio del presidente Yoweri Museveni, ha rivendicato l’ordine su X, dichiarando di avere il potere di chiudere qualsiasi media e che la stampa deve essere “guidata dai quadri della rivoluzione”. La direzione del gruppo NMG, tra i principali conglomerati mediatici dell’Africa orientale, ha denunciato un “assedio militare”, mentre i dipendenti sono stati bloccati all’interno degli edifici.

Secondo Muhoozi, il provvedimento sarebbe stato innescato da “cattive storie” contro la leadership nazionale, e ha annunciato che ogni notizia critica dovrà ora essere autorizzata dal suo ufficio. Fonti vicine all’establishment militare sostengono che il generale agisca con il consenso del padre, il quale gli avrebbe delegato ampi poteri a partire dal 2017. L’opposizione ugandese e i gruppi per i diritti umani, al contrario, denunciano un’escalation repressiva volta a soffocare il dissenso in un momento di crescente incertezza sulla successione presidenziale. Secondo analisti con base a Nairobi, l’azione colpisce un gruppo editoriale che ha incarnato una voce indipendente, rappresentando al tempo stesso un pilastro del pluralismo informativo nell’area dei Grandi Laghi.

La vicenda rievoca un episodio del 2013, quando il Daily Monitor fu sigillato per dieci giorni dopo la pubblicazione di una lettera sul cosiddetto “Muhoozi Project”, un presunto piano per favorire la successione dinastica. Già allora, l’intervento delle autorità suscitò condanne internazionali. Secondo osservatori di Bruxelles, l’ultimo blitz si inserisce in una più ampia tendenza al restringimento degli spazi democratici in Africa orientale, dove vari esecutivi utilizzano la leva della sicurezza interna per limitare la libertà di espressione. Per l’Italia e l’Unione Europea, che hanno investito in programmi di sostegno ai media indipendenti nella regione, l’episodio costituisce una sfida diretta ai principi di governance promossi attraverso la cooperazione allo sviluppo.

Al momento, il governo ugandese non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali circostanziate, alimentando l’incertezza sulla durata della sospensione e sulle eventuali basi legali. Fonti diplomatiche a Kampala prevedono reazioni da parte delle cancellerie occidentali e di organismi come il Comitato per la protezione dei giornalisti. Muhoozi ha ribadito che le emittenti non riapriranno senza il suo permesso personale, lasciando presagire uno stallo prolungato. Il Parlamento non ha calendarizzato dibattiti urgenti, mentre cresce la preoccupazione degli investitori regionali per le ripercussioni sulla stabilità del clima imprenditoriale.

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IndignazioneAllarme

I media locali descrivono la chiusura come un attacco alla libertà di stampa da parte del capo dell'esercito, anche figlio del presidente. Sottolineano la sua vanteria di avere il potere di chiudere qualsiasi testata e la sua dichiarazione di non credere in una stampa libera. La narrazione è di indignazione e preoccupazione per il futuro del giornalismo indipendente in Uganda.

Stampa atlantica / anglosfera
PragmatismoScetticismo

Le testate occidentali riportano la chiusura come una grave escalation nella repressione dei media indipendenti in Uganda, notando l'affermazione di autorità del capo dell'esercito come sovrano de facto. Inquadrano l'evento in un più ampio schema repressivo, ma mantengono un tono fattuale, citando giustificazioni ufficiali e reazioni internazionali. La copertura enfatizza le implicazioni strategiche per la libertà di stampa nell'Africa orientale.

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