
Israele adotta la risoluzione sul genocidio armeno, si aggrava lo scontro con Ankara
Via libera unanime del governo israeliano al riconoscimento del genocidio armeno; la decisione, attesa da anni, aggrava la frattura con Ankara.
Il governo israeliano ha approvato all’unanimità la risoluzione che riconosce il genocidio armeno nell’Impero ottomano durante la Prima guerra mondiale. Lo ha annunciato domenica il ministro degli Esteri Gideon Saar, proponente del testo, che dovrà ora ottenere l’avallo della Knesset per divenire effettivo. Con questa mossa, Israele si unisce a oltre trenta Paesi, tra cui Stati Uniti, Russia, Germania, Francia e Italia, che hanno già formalizzato il riconoscimento.
Saar ha definito il gesto «un dovere morale e storico, non un atto di rappresaglia» verso Ankara, nonostante le recenti tensioni. Il ministro ha evidenziato come la Turchia di Erdogan «promuova false narrative contro Israele», ma ciò non le garantisce «alcuna immunità rispetto alla verità storica». La comunità armena di Gerusalemme ha espresso gratitudine. La Turchia, che nega con forza la categoria di genocidio e parla di «tragedia bellica», ha reagito con sdegno, inasprendo una frattura già profonda.
Il genocidio del 1915-1916, con deportazioni e uccisioni sistematiche, costò la vita a circa un milione e mezzo di armeni. Sul piano internazionale, 32 Stati membri dell’Onu ne riconoscono lo status, ma solo Argentina, Uruguay e Francia lo hanno legiferato. L’Unione europea e il parlamento di Strasburgo si sono espressi a favore, mentre l’Italia lo ha fatto con una mozione parlamentare nel 2011 senza però tradurla in normativa. Secondo analisti di Bruxelles, il passo israeliano si allinea a una tendenza più ampia di isolamento diplomatico della Turchia, già sotto pressione per la repressione interna e le ingerenze regionali.
Per decenni Israele aveva evitato il riconoscimento per preservare la cooperazione strategica con la Turchia, un tempo solido partner militare e commerciale. L’irreversibile deterioramento dei rapporti sotto Erdogan ha rimosso quell’ostacolo. Fonti diplomatiche europee osservano che la scelta cade in un momento delicato: Gerusalemme è al centro di accuse di genocidio per le operazioni a Gaza, respinte come «menzogna antisemita». In questo contesto, il riconoscimento del genocidio armeno offre a Israele un argomento per rivendicare coerenza morale e per contrastare la campagna internazionale orchestrata da Ankara.
Ora la palla passa alla Knesset: il voto parlamentare è previsto a breve e la maggioranza governativa dovrebbe approvarlo senza intoppi. Le ripercussioni diplomatiche rischiano di estendersi al Mediterraneo orientale, dove Israele, Grecia e Cipro collaborano sul gas in funzione anti-turca. Per l’Italia e l’Europa, la mossa israeliana sollecita un dibattito più ampio sul bilanciamento tra realismo e principi nella gestione del dossier turco, tra memorandum migratori e rispetto dei diritti umani.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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I media israeliani celebrano il riconoscimento unanime del genocidio armeno da parte del governo come un dovere morale storico e un passo atteso da tempo. La decisione è presentata come una posizione giusta contro la negazione storica, con alcuni che la inquadrano come un messaggio diretto alla Turchia in un momento di relazioni tese. L'enfasi è sull'unità del governo e sul percorso procedurale verso l'approvazione della Knesset, sottolineando il peso simbolico per uno Stato ebraico.
Le fonti russe riportano il riconoscimento israeliano in tono neutro e fattuale, evidenziando la natura ufficiale della decisione e la dichiarazione del ministro degli Esteri secondo cui non si tratta di un atto di ritorsione. La copertura sottolinea che la risoluzione necessita ancora dell'approvazione della Knesset e cita i funzionari israeliani che enfatizzano l'obbligo morale. L'inquadramento è distaccato, concentrandosi sul processo diplomatico e elencando altri paesi che hanno riconosciuto il genocidio.
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