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Geopolitica e Politicadomenica 28 giugno 2026

Teheran rivendica il controllo esclusivo dello Stretto di Hormuz per 30 giorni

L’Iran avverte che interferenze esterne ritarderanno la riapertura, mentre l’Iraq propone un quadro di sicurezza regionale senza attori esterni.

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato a Baghdad che la gestione dello Stretto di Hormuz spetta unicamente a Teheran per i prossimi trenta giorni, in base al memorandum d’intesa siglato con Washington dopo l’escalation militare di febbraio. Qualsiasi tentativo di imporre corridoi alternativi — come quello annunciato da Oman e Organizzazione marittima internazionale senza consultare l’Iran — comporterebbe, secondo la diplomazia iraniana, «un aumento delle tensioni» e ritardi nella riapertura della via d’acqua strategica.

Dal canto suo, il ministro degli Esteri iracheno Fuad Hussein ha ribadito l’opposizione di Baghdad «a qualsiasi allargamento del conflitto nel Golfo» e agli attacchi contro l’Iran, sollecitando la revoca del blocco marittimo. L’Iraq, che in passato ha svolto un ruolo di mediatore tra Teheran e Washington, considera la chiusura dello Stretto un pericolo diretto per le proprie esportazioni petrolifere e insiste su una soluzione diplomatica complessiva.

La fragilità dell’intesa è aggravata dalle reciproche accuse di violazione del cessate il fuoco: fonti militari americane hanno confermato nuovi raid su obiettivi iraniani in risposta a un attacco a una nave in transito, mentre Teheran ha replicato colpendo otto installazioni statunitensi nel Golfo, tra cui la base aerea Ali Al-Salem in Kuwait e il quartier generale della Quinta Flotta in Bahrein. I Guardiani della rivoluzione avvertono che un’ulteriore violazione statunitense provocherebbe una rappresaglia «più dura delle precedenti».

Per l’Italia e l’Europa, la crisi dello Stretto di Hormuz — da cui transita circa un quinto del petrolio mondiale — rappresenta un fattore di instabilità con ricadute immediate sulla sicurezza energetica e sui prezzi dei carburanti. Bruxelles segue con apprensione l’evolversi dei negoziati avviati dopo la guerra lampo lanciata il 28 febbraio da Stati Uniti e Israele, che ha portato all’uccisione della Guida suprema Ali Khamenei. Sul tavolo diplomatico, l’Iran accoglie la proposta irachena di un vertice regionale che includa i paesi del Golfo, l’Iraq e l’Iran, ma escluda potenze esterne, delineando un’architettura di sicurezza alternativa a quella a guida occidentale. Le prossime tappe concrete includono i funerali di Khamenei nelle città sante irachene l’8 luglio, che potrebbero offrire un’occasione di confronto informale tra le parti.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

2 gruppi editoriali · 6 lingue

38%
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Stampa iraniana e affiniStampa russa e CSI
Stampa iraniana e affini/ Regime
TrionfoRevanscismo

Il ministro degli Esteri iraniano ha rivendicato il pieno controllo iraniano sullo Stretto di Hormuz per i prossimi 30 giorni, avvertendo che qualsiasi interferenza esterna ritarderebbe la riapertura. La dichiarazione inquadra l'Iran come unico gestore legittimo dello stretto, con l'accordo con gli USA visto come una vittoria. Ogni sfida è presentata come una minaccia alla stabilità regionale, implicando la posizione dominante dell'Iran.

Stampa russa e CSI/ Statale
PragmatismoDistacco

I media statali russi riportano la responsabilità esclusiva dell'Iran per il ripristino della navigazione nello Stretto di Hormuz, presentando l'accordo come un dato di fatto. Il tono è neutro, senza critiche o approvazioni, allineandosi con la posizione iraniana. L'attenzione è sui dettagli tecnici del periodo di 30 giorni e sulla ripresa delle operazioni normali.

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domenica 28 giugno 2026

Teheran rivendica il controllo esclusivo dello Stretto di Hormuz per 30 giorni

L’Iran avverte che interferenze esterne ritarderanno la riapertura, mentre l’Iraq propone un quadro di sicurezza regionale senza attori esterni.

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato a Baghdad che la gestione dello Stretto di Hormuz spetta unicamente a Teheran per i prossimi trenta giorni, in base al memorandum d’intesa siglato con Washington dopo l’escalation militare di febbraio. Qualsiasi tentativo di imporre corridoi alternativi — come quello annunciato da Oman e Organizzazione marittima internazionale senza consultare l’Iran — comporterebbe, secondo la diplomazia iraniana, «un aumento delle tensioni» e ritardi nella riapertura della via d’acqua strategica.

Dal canto suo, il ministro degli Esteri iracheno Fuad Hussein ha ribadito l’opposizione di Baghdad «a qualsiasi allargamento del conflitto nel Golfo» e agli attacchi contro l’Iran, sollecitando la revoca del blocco marittimo. L’Iraq, che in passato ha svolto un ruolo di mediatore tra Teheran e Washington, considera la chiusura dello Stretto un pericolo diretto per le proprie esportazioni petrolifere e insiste su una soluzione diplomatica complessiva.

La fragilità dell’intesa è aggravata dalle reciproche accuse di violazione del cessate il fuoco: fonti militari americane hanno confermato nuovi raid su obiettivi iraniani in risposta a un attacco a una nave in transito, mentre Teheran ha replicato colpendo otto installazioni statunitensi nel Golfo, tra cui la base aerea Ali Al-Salem in Kuwait e il quartier generale della Quinta Flotta in Bahrein. I Guardiani della rivoluzione avvertono che un’ulteriore violazione statunitense provocherebbe una rappresaglia «più dura delle precedenti».

Per l’Italia e l’Europa, la crisi dello Stretto di Hormuz — da cui transita circa un quinto del petrolio mondiale — rappresenta un fattore di instabilità con ricadute immediate sulla sicurezza energetica e sui prezzi dei carburanti. Bruxelles segue con apprensione l’evolversi dei negoziati avviati dopo la guerra lampo lanciata il 28 febbraio da Stati Uniti e Israele, che ha portato all’uccisione della Guida suprema Ali Khamenei. Sul tavolo diplomatico, l’Iran accoglie la proposta irachena di un vertice regionale che includa i paesi del Golfo, l’Iraq e l’Iran, ma escluda potenze esterne, delineando un’architettura di sicurezza alternativa a quella a guida occidentale. Le prossime tappe concrete includono i funerali di Khamenei nelle città sante irachene l’8 luglio, che potrebbero offrire un’occasione di confronto informale tra le parti.

Divergenza delle fonti

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Quanto le fonti raccontano gli stessi fatti in modo diverso.

Come si dividono

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Neutrale75%

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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Stampa iraniana e affini/ Regime
TrionfoRevanscismo

Il ministro degli Esteri iraniano ha rivendicato il pieno controllo iraniano sullo Stretto di Hormuz per i prossimi 30 giorni, avvertendo che qualsiasi interferenza esterna ritarderebbe la riapertura. La dichiarazione inquadra l'Iran come unico gestore legittimo dello stretto, con l'accordo con gli USA visto come una vittoria. Ogni sfida è presentata come una minaccia alla stabilità regionale, implicando la posizione dominante dell'Iran.

Stampa russa e CSI/ Statale
PragmatismoDistacco

I media statali russi riportano la responsabilità esclusiva dell'Iran per il ripristino della navigazione nello Stretto di Hormuz, presentando l'accordo come un dato di fatto. Il tono è neutro, senza critiche o approvazioni, allineandosi con la posizione iraniana. L'attenzione è sui dettagli tecnici del periodo di 30 giorni e sulla ripresa delle operazioni normali.

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