
Trump minaccia l'Iran, la delegazione di Teheran lascia il tavolo: negoziati in bilico in Svizzera
Il presidente americano promette nuovi attacchi e dazi sullo Stretto di Hormuz mentre Vance cerca un riavvicinamento; l'uscita temporanea dei negoziatori iraniani accentua la fragilità dell'intesa.
I colloqui tra Stati Uniti e Iran in Svizzera sono iniziati domenica in un clima di massima tensione, dopo che il presidente Donald Trump ha minacciato di colpire Teheran «molto duramente» se non avesse frenato gli alleati libanesi di Hezbollah. La delegazione iraniana, secondo l'agenzia di stampa statale IRNA, ha abbandonato la sede dei negoziati a Bürgenstock in segno di protesta, salvo poi proseguire le discussioni attraverso i mediatori qatarioti e pakistani. La mossa è arrivata mentre il vicepresidente JD Vance parlava di «grandi progressi» verso una tregua in Libano e una possibile «nuova pagina» nei rapporti con Teheran, rivelando la distanza tra la retorica presidenziale e la linea negoziale ufficiale.
Secondo fonti diplomatiche statunitensi, la Casa Bianca intende mantenere la pressione militare ed economica sull'Iran per costringerlo a rispettare il memorandum d'intesa firmato la scorsa settimana, che prevede la riapertura dello Stretto di Hormuz e la cessazione delle ostilità su tutti i fronti, incluso il Libano. Teheran, da parte sua, ha subordinato qualsiasi progresso sul nucleare all'effettivo stop dei raid israeliani nel sud del Libano e allo sblocco dei beni congelati. Le agenzie iraniane vicine ai Pasdaran hanno riferito che la chiusura dello Stretto di Hormuz, annunciata sabato, rimarrà in vigore finché Israele non cesserà le operazioni contro Hezbollah, configurando un nesso inscindibile tra il dossier libanese e quello marittimo.
Le ripercussioni per l'Europa e l'Italia potrebbero essere immediate: l'instabilità nello Stretto di Hormuz, da cui transita circa un quinto del petrolio mondiale, ha già spinto al rialzo i prezzi del greggio nei mercati asiatici. Analisti economici stimano che un blocco prolungato potrebbe far lievitare il costo del barile oltre i 90 dollari, con effetti diretti sui listini della benzina e sulle forniture energetiche del Vecchio Continente. Trump ha inoltre ventilato la possibilità di imporre pedaggi unilaterali alle petroliere in transito, dichiarando a Fox News che gli Stati Uniti potrebbero diventare «l'angelo custode» del passaggio marittimo e trattenere il 20% del greggio.
Il negoziato si svolge sullo sfondo di un conflitto regionale non ancora spento: nonostante la tregua ufficiale tra Israele e Hezbollah, scontri armati continuano a mietere vittime nel sud del Libano, e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha ribadito che le sue truppe vi resteranno «finché necessario». Mediatori qatarioti e pakistani provano a ricucire lo strappo, ma la sessione plenaria è stata sospesa dopo ottanta minuti per consultazioni interne. Secondo fonti vicine al dossier, i colloqui tecnici proseguiranno a oltranza nella giornata di lunedì, con l'obiettivo di fissare garanzie concrete per la libertà di navigazione e un cessate il fuoco duraturo, prima di affrontare i nodi più complessi del programma nucleare iraniano e delle sanzioni.
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Il presidente americano ha minacciato nuovi attacchi nonostante l'accordo firmato chieda la cessazione delle ostilità in Libano. I media iraniani sottolineano la contraddizione tra le parole di Trump e l'impegno preso, presentando la minaccia come un tentativo di sabotare i negoziati. La stampa locale esprime indignazione e scetticismo verso la sincerità statunitense.
Trump ha imposto un ultimatum a Teheran affinché fermi i suoi proxy in Libano, minacciando attacchi più forti. I media israeliani sottolineano la determinazione americana a difendere la sicurezza regionale e riportano anche l'avvertimento riguardo allo Stretto di Hormuz. La copertura enfatizza l'urgenza e la necessità di una risposta decisa contro le aggressioni iraniane.
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