
Trump impone cartelli di avvertimento fuori dallo Smithsonian: «Storia imprecisa»
Il presidente ordina segnaletica temporanea per denunciare presunte inesattezze ideologiche nel Museo Nazionale di Storia Americana, mentre prosegue la stretta sulle istituzioni culturali.
Con un ordine esecutivo firmato venerdì, il presidente Donald Trump ha disposto l’installazione di cartelli temporanei sulle pensiline esterne del National Museum of American History dello Smithsonian, a Washington. Secondo il testo della Casa Bianca, la segnaletica dovrà avvertire i visitatori di «informazioni inesatte» presenti nelle sale e indicare risorse alternative per una «storia accurata» della nazione. La misura, che include anche l’allestimento di una mostra correttiva provvisoria, colpisce uno dei musei più visitati al mondo e si inserisce in una più ampia offensiva dell’amministrazione repubblicana contro quelli che definisce contenuti «ideologicamente divisivi» all’interno delle istituzioni culturali federali.
Il provvedimento prende le mosse da un rapporto di 162 pagine diffuso il 4 luglio dal Consiglio di politica interna della Casa Bianca. Secondo gli estensori del documento, la direzione dello Smithsonian – e in particolare quella del museo di storia americana – utilizzerebbe il racconto del passato «come strumento privilegiato per promuovere idee di giustizia sociale e una radicale trasformazione della società». Il rapporto accusa inoltre le esposizioni di denigrare sistematicamente «bianchi, maschi e cristiani» e di oscurare il ruolo del cristianesimo nella costruzione nazionale. L’ordine esecutivo insiste sulla necessità di celebrare i Padri fondatori in occasione del duecentocinquantesimo anniversario dell’indipendenza, sostenendo che l’attuale dirigenza «non può essere considerata affidabile nel raccontare la storia d’America con onestà e gratitudine».
Lo Smithsonian replica per bocca della direttrice del museo, Anthea Hartig, la quale ha dichiarato in un’audizione al Congresso che il rapporto «non caratterizza in modo equo né accurato l’insieme del lavoro del museo» e ha rivendicato il rigore scientifico e l’imparzialità delle collezioni. La Washington democratica denuncia un’interferenza senza precedenti: per la deputata Melanie Stansbury l’ordine esecutivo è uno «sconfinamento politico guidato da un’agenda ideologica che mira a riscrivere la storia americana». Sul fronte repubblicano, il deputato Tim Burchett ha invece accusato il museo di essere «contagiato dall’ideologia woke». La disputa si gioca su un terreno istituzionale peculiare: lo Smithsonian è un ente fiduciario indipendente, parzialmente finanziato da fondi federali ma non sottoposto al controllo diretto dell’esecutivo. I cartelli saranno collocati sui marciapiedi di competenza del National Park Service, una mossa che secondo diversi analisti di Washington aggira i limiti costituzionali imposti all’intervento presidenziale sul contenuto dei musei.
Per gli osservatori europei la vicenda assume contorni di una più vasta battaglia culturale. L’amministrazione Trump sta da mesi esercitando pressioni su istituzioni come il Kennedy Center, le università e i siti storici nazionali per allineare le narrazioni pubbliche a una visione definita dai conservatori «patriottica» e libera da quella che chiamano ideologia progressista. In alcuni casi, come a Filadelfia, l’intervento ha già prodotto la rimozione di pannelli sulla schiavitù. Sebbene non vi sia un impatto diretto sull’Italia o sull’Europa, il tentativo di ridefinire il racconto nazionale in una democrazia dal peso globale qual è gli Stati Uniti alimenta il dibattito già acceso nel Vecchio Continente sulle memorie coloniali e sulle politiche della rappresentazione nei musei pubblici. Non è escluso che la mobilitazione di risorse legali e accademiche, già avviata da tempo negli USA, trovi eco nelle reti europee di storici e curatori.
Sul piano procedurale, l’ordine incarica il segretario agli Interni Doug Burgum, il direttore dell’Ufficio gestione e bilancio Russell Vought e l’amministratore dei Servizi generali di «identificare e utilizzare ogni autorità disponibile» per promuoverne le finalità. Resta da vedere se il Congresso, che ha in parte il controllo dei finanziamenti allo Smithsonian, darà seguito alle pressioni dell’esecutivo. La prossima tappa sarà l’effettiva installazione dei cartelli, mentre i vertici del museo proseguono la verifica puntuale del rapporto della Casa Bianca, lasciando aperta la possibilità di un contenzioso giudiziario.
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