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Economia e Mercatisabato 25 luglio 2026

Guerra ai magazzini di Wildberries: la strategia di Kiev per colpire la vita quotidiana russa

Una settimana di raid con droni ha devastato i centri logistici del colosso e-commerce, uccidendo civili e mettendo in ginocchio migliaia di venditori, mentre Ucraina e Russia si accusano a vicenda.

La scorsa settimana una serie di attacchi con droni ucraini ha colpito sistematicamente i magazzini di Wildberries, il più grande marketplace online russo, comparabile ad Amazon per diffusione e volumi. Almeno sette centri logistici, situati da Mosca a San Pietroburgo e fino al Caucaso settentrionale, sono stati distrutti o gravemente danneggiati, provocando la morte di nove persone e il ferimento di decine di lavoratori. Secondo stime riportate dalla stampa economica russa, il valore delle merci andate in fumo potrebbe superare i due miliardi di dollari, pari a circa un decimo della capacità logistica dell'azienda. Wildberries, che da sola gestisce oltre la metà degli ordini online in Russia e conta oltre 80 milioni di utenti, è un pilastro della distribuzione al dettaglio russa, e i raid segnano un'escalation nella campagna ucraina di attacchi in profondità sul territorio russo.

Secondo Kiev, i magazzini colpiti non sono infrastrutture puramente civili: il presidente Volodymyr Zelensky ha dichiarato che vi sarebbero stoccati componenti per droni e altro materiale destinato allo sforzo bellico russo. Fonti ucraine anonime, citate dalla stampa internazionale, hanno inoltre indicato i raid come ritorsione per i ripetuti bombardamenti russi contro i terminali di Nova Poshta, la maggiore società di logistica ucraina, le cui strutture sono state colpite oltre quattrocento volte dall'inizio dell'invasione. Ma al di là della motivazione militare, analisti ucraini e occidentali leggono l'operazione come un tentativo di "riportare la guerra a casa", minando il senso di normalità della popolazione russa: colpire l'e-commerce significa incidere direttamente sulla vita quotidiana di decine di milioni di cittadini, rendendo tangibile il costo del conflitto anche lontano dal fronte.

Dal Cremlino e dai vertici dell'azienda si respinge ogni accusa: Wildberries ha dichiarato che i propri centri erano destinati esclusivamente a beni di consumo e ha denunciato gli attacchi come atti di terrorismo, linea fatta propria anche dal Comitato investigativo russo che ha aperto fascicoli per terrorismo. La fondatrice e amministratrice delegata Tatiana Kim, considerata la donna più ricca di Russia, ha promesso indennizzi alle famiglie delle vittime e sospeso per tre mesi i rimborsi dei prestiti ai piccoli venditori colpiti, ma numerosi commercianti lamentano compensi irrisori e l'azienda ha recentemente modificato i contratti per escludere la propria responsabilità in caso di attacchi con missili o droni. Lo Stato russo, dal canto suo, non ha stanziato fondi pubblici per ristorare le perdite, lasciando che il peso economico ricada sugli imprenditori che operano sulla piattaforma.

Il cambio di obiettivi – prima le raffinerie, ora i grandi magazzini commerciali – segnala un'evoluzione nella strategia ucraina, che punta a infliggere danni crescenti al tessuto economico e sociale russo. Wildberries non è un bersaglio qualunque: l'azienda, dopo la fusione con il gruppo pubblicitario Russ e il divorzio turbolento dei fondatori, è legata a figure vicine al presidente Vladimir Putin, come l'oligarca Suleiman Kerimov. La sua centralità nella distribuzione di beni di consumo la rende un nodo sensibile, e i raid rischiano di innescare disagi diffusi e tensioni interne. Mentre l'azienda riorganizza le proprie rotte logistiche facendo leva su migliaia di centri di smistamento, il dossier resta aperto: nuovi attacchi sono attesi, e la partita si gioca sul duplice piano della guerra militare e della resilienza economica.

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sabato 25 luglio 2026

Guerra ai magazzini di Wildberries: la strategia di Kiev per colpire la vita quotidiana russa

Una settimana di raid con droni ha devastato i centri logistici del colosso e-commerce, uccidendo civili e mettendo in ginocchio migliaia di venditori, mentre Ucraina e Russia si accusano a vicenda.

La scorsa settimana una serie di attacchi con droni ucraini ha colpito sistematicamente i magazzini di Wildberries, il più grande marketplace online russo, comparabile ad Amazon per diffusione e volumi. Almeno sette centri logistici, situati da Mosca a San Pietroburgo e fino al Caucaso settentrionale, sono stati distrutti o gravemente danneggiati, provocando la morte di nove persone e il ferimento di decine di lavoratori. Secondo stime riportate dalla stampa economica russa, il valore delle merci andate in fumo potrebbe superare i due miliardi di dollari, pari a circa un decimo della capacità logistica dell'azienda. Wildberries, che da sola gestisce oltre la metà degli ordini online in Russia e conta oltre 80 milioni di utenti, è un pilastro della distribuzione al dettaglio russa, e i raid segnano un'escalation nella campagna ucraina di attacchi in profondità sul territorio russo.

Secondo Kiev, i magazzini colpiti non sono infrastrutture puramente civili: il presidente Volodymyr Zelensky ha dichiarato che vi sarebbero stoccati componenti per droni e altro materiale destinato allo sforzo bellico russo. Fonti ucraine anonime, citate dalla stampa internazionale, hanno inoltre indicato i raid come ritorsione per i ripetuti bombardamenti russi contro i terminali di Nova Poshta, la maggiore società di logistica ucraina, le cui strutture sono state colpite oltre quattrocento volte dall'inizio dell'invasione. Ma al di là della motivazione militare, analisti ucraini e occidentali leggono l'operazione come un tentativo di "riportare la guerra a casa", minando il senso di normalità della popolazione russa: colpire l'e-commerce significa incidere direttamente sulla vita quotidiana di decine di milioni di cittadini, rendendo tangibile il costo del conflitto anche lontano dal fronte.

Dal Cremlino e dai vertici dell'azienda si respinge ogni accusa: Wildberries ha dichiarato che i propri centri erano destinati esclusivamente a beni di consumo e ha denunciato gli attacchi come atti di terrorismo, linea fatta propria anche dal Comitato investigativo russo che ha aperto fascicoli per terrorismo. La fondatrice e amministratrice delegata Tatiana Kim, considerata la donna più ricca di Russia, ha promesso indennizzi alle famiglie delle vittime e sospeso per tre mesi i rimborsi dei prestiti ai piccoli venditori colpiti, ma numerosi commercianti lamentano compensi irrisori e l'azienda ha recentemente modificato i contratti per escludere la propria responsabilità in caso di attacchi con missili o droni. Lo Stato russo, dal canto suo, non ha stanziato fondi pubblici per ristorare le perdite, lasciando che il peso economico ricada sugli imprenditori che operano sulla piattaforma.

Il cambio di obiettivi – prima le raffinerie, ora i grandi magazzini commerciali – segnala un'evoluzione nella strategia ucraina, che punta a infliggere danni crescenti al tessuto economico e sociale russo. Wildberries non è un bersaglio qualunque: l'azienda, dopo la fusione con il gruppo pubblicitario Russ e il divorzio turbolento dei fondatori, è legata a figure vicine al presidente Vladimir Putin, come l'oligarca Suleiman Kerimov. La sua centralità nella distribuzione di beni di consumo la rende un nodo sensibile, e i raid rischiano di innescare disagi diffusi e tensioni interne. Mentre l'azienda riorganizza le proprie rotte logistiche facendo leva su migliaia di centri di smistamento, il dossier resta aperto: nuovi attacchi sono attesi, e la partita si gioca sul duplice piano della guerra militare e della resilienza economica.

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