
Stati Uniti e Regno Unito preparano una coalizione navale per lo Stretto di Hormuz
Vertice a Londra la prossima settimana per formare una forza di protezione dei traffici mercantili, condizionata alla fine degli scontri tra Washington e Teheran.
Gli Stati Uniti e il Regno Unito stanno organizzando per la prossima settimana a Londra una conferenza internazionale ad alto livello con l’obiettivo di creare una coalizione per la protezione della navigazione nello Stretto di Hormuz. Lo riferiscono fonti diplomatiche europee e funzionari informati, secondo cui i lavori coinvolgeranno ministri della Difesa e vertici militari di paesi occidentali e mediorientali, inclusi il segretario alla Difesa statunitense Pete Hegseth e il capo degli Stati maggiori riuniti, il generale Dan Caine. Per Washington, l’iniziativa è parte della ricerca di una strategia di uscita dal conflitto con l’Iran: la riapertura del corridoio marittimo, vitale per il commercio petrolifero globale, è ritenuta essenziale per stabilizzare i mercati energetici e allentare le tensioni in Medio Oriente.
Secondo i piani discussi tra alleati, gli Stati Uniti intendono basarsi sui colloqui già avviati nei mesi scorsi da Londra e Parigi con diversi paesi per istituire una missione internazionale. Tuttavia, come sottolineato da diplomatici europei, la partecipazione effettiva resta subordinata alla cessazione delle ostilità: numerosi potenziali contributori esigono che i combattimenti nell’area dello Stretto si interrompano prima di schierare unità navali o aeree. Washington ha sollecitato i partner a mettere a disposizione cacciamine, droni e navi da guerra per garantire la sicurezza delle rotte, ma il coinvolgimento resta incerto in assenza di un cessate il fuoco verificabile.
Sul fronte opposto, l’Iran legge la manovra come un’ulteriore pressione militare in un quadro già segnato da attacchi quotidiani statunitensi contro obiettivi iraniani lungo la costa meridionale del paese. Da due settimane Teheran ha preso di mira mercantili in transito, scatenando la rappresaglia americana e l’annullamento, da parte del presidente Trump, dell’intesa di tregua siglata a giugno. Mentre fonti del Pentagono valutano notevolmente ridotta la capacità operativa iraniana nell’area, altri analisti avvertono che il rischio di ulteriori azioni asimmetriche rimane elevato. Parallelamente, prosegue il canale diplomatico mediato dall’Oman: il ministro degli Esteri iraniano e una delegazione di Mascate hanno discusso in queste ore di meccanismi per una de-escalation e il ristabilimento della sicurezza della navigazione.
Per l’Europa, e in particolare per l’Italia, la cui dipendenza dalle forniture energetiche via mare è marcata, l’evoluzione della crisi rappresenta un fattore di vulnerabilità diretta. La prospettiva di una prolungata instabilità nello Stretto di Hormuz minaccia di riflettersi sui prezzi del greggio e sulla tenuta delle catene di approvvigionamento, in un contesto già provato da tensioni geopolitiche. La data del vertice non è stata ancora formalizzata, e i prossimi giorni saranno decisivi per verificare se la spinta anglo-americana riuscirà a trasformarsi in una coalizione operativa, o se lo stallo tra minacce militari e negoziato omanita prevarrà.
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