
Trump al vertice Nato di Ankara: «Deluso dagli alleati, Italia ed Europa non ci sono state»
Il presidente americano accusa Roma, Berlino, Parigi e Londra di aver negato sostegno nell’operazione contro l’Iran e minaccia il ritiro delle truppe, mentre elogia Erdogan e riapre il dossier Groenlandia.
Sbarcato ad Ankara per il vertice atlantico, Donald Trump ha trasformato l’incontro bilaterale con Recep Tayyip Erdogan in un atto d’accusa contro i partner europei della Nato. «Sono rimasto molto deluso dall’Alleanza», ha dichiarato, precisando che senza la Turchia, guidata da un «amico e leader molto forte», probabilmente non avrebbe partecipato. Il presidente americano ha rivelato di aver «messo alla prova» gli alleati durante l’offensiva contro l’Iran, chiedendo un coinvolgimento diretto nello Stretto di Hormuz: «Italia, Germania, Francia e anche la Gran Bretagna hanno rifiutato. Non avevamo bisogno del loro aiuto, ma volevo verificare se sarebbero stati con noi». La risposta negativa, ha aggiunto, ha incrinato rapporti che Washington riteneva consolidati, spingendolo a ventilare un possibile ritiro completo dei soldati statunitensi dall’Europa.
Secondo fonti diplomatiche europee, la scelta di Roma, Berlino e Parigi di non associarsi all’operazione militare è maturata in un quadro di forte contrarietà delle opinioni pubbliche e di valutazioni giuridiche che escludevano l’uso di basi nazionali senza un mandato internazionale esplicito. L’Italia, in particolare, ha visto il rapporto personale tra Trump e Giorgia Meloni – definita dal tycoon «una brava persona che ha fatto un errore» – deteriorarsi rapidamente, nonostante la premier fosse considerata fino a poche settimane fa l’interlocutrice privilegiata di Washington in Europa. La freddezza americana si è manifestata anche con la diffusione sui social di un meme che ironizzava sulla necessità di un ordine restrittivo nei confronti della presidente del Consiglio, segnale di un’irritazione che supera la dimensione diplomatica.
La postura di Trump ad Ankara consolida una linea di politica estera che, secondo analisti di Bruxelles, punta a ridisegnare i termini della presenza americana nel continente. Il presidente ha ribadito che gli Stati Uniti «hanno più petrolio di chiunque altro» e non necessitano dello Stretto di Hormuz, ma agiscono per un principio di stabilità globale che, a suo giudizio, gli alleati non condividono più. Ha inoltre riesumato la rivendicazione sulla Groenlandia, sostenendo che dovrebbe essere «controllata dagli Stati Uniti» e non dalla Danimarca, e ha collegato la questione alla spesa per la difesa europea. In questo scenario, la Turchia di Erdogan emerge come il partner più affidabile: Trump ha annunciato di voler riconsiderare la vendita degli F-35, bloccata dopo l’acquisto dei sistemi russi S-400, e ha elogiato il ruolo di Ankara nel contenimento dell’Iran.
Sul fronte ucraino, il presidente americano ha riferito di aver avuto colloqui «lunghi e positivi» con Putin e Zelensky, mostrandosi ottimista su un accordo imminente. Parallelamente, il segretario generale della Nato Mark Rutte ha cercato di rassicurare Washington annunciando la firma di contratti per oltre cinquanta miliardi di dollari nel settore della difesa, tra cui la sostituzione della flotta Awacs con velivoli Saab Global Eye e nuovi aerei cisterna Airbus. L’obiettivo, secondo fonti dell’Alleanza, è dimostrare che l’Europa prende sul serio l’aumento della spesa militare, ma resta da verificare se basterà a ricucire una frattura che il vertice di Ankara ha reso più profonda. I lavori proseguiranno nelle prossime ore con la sessione plenaria dedicata all’Ucraina e al fianco sud, mentre si attende un chiarimento sulla sorte del contingente americano in Europa.
| Stampa europea continentale | −0.50 | critical |
|---|---|---|
| Stampa latinoamericana | −0.20 | neutral |
| Stampa russa e CSI | +0.20 | neutral |
L'Italia respinge le accuse di Trump: la premier Meloni ha agito nell'interesse nazionale, non per mancanza di lealtà.
La personalizzazione del conflitto diplomatico sul rapporto personale tra Trump e Meloni trasforma una divergenza strategica in un giudizio morale sulla premier, rendendo la critica più incisiva ma meno analitica.
Non viene approfondito il contesto della guerra all'Iran né le ragioni del rifiuto italiano, come la mancanza di mandato ONU o i rischi di escalation.
Latin America cautiously observes Trump's criticism of NATO, without taking sides in the dispute between the US and Europe.
A descriptive and neutral tone is used, quoting Trump's statements without adding value judgments, presenting the conflict as a news event rather than a crisis.
The position of Latin American countries regarding the Iran conflict and possible consequences for the region are not mentioned.
Russia notes the discord in NATO: Trump's criticism confirms the alliance's weakness and its dependence on personal relationships.
Emphasizing Trump's dissatisfaction and his closeness to Erdogan creates the impression that NATO is divided and the US is unhappy with its allies, which benefits the Russian narrative.
It is not mentioned that Trump's criticism is primarily directed at European allies, not at the NATO structure itself, and that the US continues to participate in the alliance.
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