
Trump riapre lo scontro con Meloni a colpi di meme, Roma sceglie il silenzio prima del vertice Nato
Il presidente americano pubblica un'immagine con la scritta “ordine restrittivo necessario”, mentre il governo italiano decide di non replicare per preservare i rapporti transatlantici.
Alla vigilia del vertice Nato di Ankara, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha rilanciato la disputa con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni diffondendo su Truth Social un meme che la ritrae mentre lo guarda, accompagnato dalla scritta “RESTRAINING ORDER NEEDED”. La pubblicazione, avvenuta domenica sera, riaccende una tensione che nelle ultime settimane ha logorato una relazione un tempo considerata solida, e arriva mentre i leader dell’Alleanza si preparano a discutere impegni di spesa militare e sostegno all’Ucraina.
Di fronte alla provocazione, Roma ha scelto una linea di contenimento. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha dichiarato che l’Italia ha “deciso di smettere di rispondere a questo tipo di commenti per non alimentare dispute tra alleati”, definendo Trump un presidente che “ama provocare, specie sui social”. Analoga prudenza è stata espressa dal ministro della Difesa Guido Crosetto, secondo cui “l’essenziale è preservare le relazioni transatlantiche”. Fonti vicine a Palazzo Chigi hanno escluso che Meloni ignorerà Trump ad Ankara: lo saluterà “con un sorriso”, segnalando la volontà di non offrire appigli a un’escalation.
La frattura ha radici che risalgono ad aprile, quando la premier italiana criticò Trump per aver attaccato papa Leone XIV, reo di aver condannato il conflitto in Iran. Il presidente americano reagì accusandola di mancanza di coraggio. A giugno, in un’intervista a La7, Trump sostenne che Meloni lo aveva “implorato” di scattare una foto al G7 in Francia; la premier bollò la ricostruzione come “completamente inventata”. Sullo sfondo, secondo analisti della difesa a Roma, pesa il rifiuto italiano di concedere l’uso delle basi aeree per operazioni legate all’Iran, decisione che Trump ha più volte criticato. L’episodio ha già avuto ricadute diplomatiche: Tajani ha annullato una visita negli Stati Uniti e fonti governative avevano ipotizzato un boicottaggio delle celebrazioni per il 4 luglio, poi rientrato con la partecipazione di esponenti dell’esecutivo a un ricevimento presso l’ambasciata americana a Roma.
Negli ambienti della Nato si osserva con preoccupazione l’imprevedibilità del presidente statunitense. Alessandro Marrone, direttore del programma difesa e sicurezza dell’Istituto Affari Internazionali, ha sottolineato come la vicenda mostri “fino a che punto i sentimenti personali influenzino la politica estera e di difesa americana in questa amministrazione”. Il segretario generale Mark Rutte ha tentato di ricucire, sostenendo in un’intervista a Fox News che aerei avevano effettuato oltre cinquecento voli da basi Usa in Italia a supporto delle operazioni in Iran – dichiarazione smentita da Roma, che ha parlato di semplice supporto logistico di routine. La tensione si inserisce in un quadro più ampio di pressioni americane sugli alleati europei perché aumentino la spesa per la difesa: il governo Meloni, in vista di un anno elettorale, ha finora resistito all’ipotesi di destinare i 14,9 miliardi di euro di prestiti Ue a questo capitolo, creando attriti anche con lo stesso ministro Crosetto.
Il vertice di Ankara si apre dunque in un clima di incertezza sulle modalità dell’incontro tra i due leader. Mentre il quotidiano Il Foglio ha ironicamente pubblicato in prima pagina la stessa immagine di Trump con Vladimir Putin e la medesima scritta, il governo italiano ribadisce che le relazioni bilaterali “vanno al di là delle dichiarazioni personali”. Al momento non sono previsti incontri bilaterali formali tra Trump e Meloni, ma l’attenzione resta concentrata sulla capacità dell’Alleanza di mostrare coesione in una fase in cui, secondo fonti diplomatiche europee, la tenuta del legame transatlantico è messa alla prova da dinamiche interne alla politica americana.
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.70 | critical |
|---|---|---|
| Stampa latinoamericana | −0.10 | neutral |
| Stampa indiana e sudasiatica | 0.00 | neutral |
Trump agisce in modo irrazionale e dannoso per la diplomazia, senza alcuna giustificazione.
L'azione di Trump viene presentata come priva di senso, utilizzando un tono di derisione per minare la sua credibilità e legittimità come leader.
Non viene menzionato il successivo elogio di Trump a Meloni, che avrebbe attenuato la critica.
Meloni gestisce la provocazione con pragmatismo, evitando l'escalation e puntando alla stabilità dei rapporti bilaterali.
La narrazione si concentra sulla reazione misurata dell'Italia, contrapponendo la calma strategica di Meloni alla provocazione impulsiva di Trump, legittimando così la scelta del silenzio.
L'Italia sceglie il silenzio come strategia razionale per non alimentare il conflitto con Trump.
La notizia viene presentata come una decisione diplomatica logica, omettendo qualsiasi giudizio sul comportamento di Trump e riducendo la tensione a una semplice scelta procedurale.
Non viene riportato il successivo elogio di Trump a Meloni, che avrebbe potuto mostrare una de-escalation.
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