
Addio a Wally Funk, la pioniera che a 82 anni realizzò il sogno spaziale
Aviatrice americana, superò i test della NASA negli anni Sessanta ma fu esclusa perché donna; nel 2021 volò con Blue Origin, diventando la più anziana nello spazio. È morta a 87 anni.
«Ho aspettato tanto tempo», disse Wally Funk dopo l’atterraggio, con la tuta blu ancora addosso e un sorriso che sembrava contenere sei decenni di attesa. Era il 20 luglio 2021 e la signora Funk, a 82 anni, aveva appena toccato lo spazio a bordo della capsula New Shepard di Blue Origin, l’azienda fondata da Jeff Bezos. Con quel breve volo suborbitale, l’aviatrice americana diventava la persona più anziana ad aver mai varcato la linea di Kármán, il confine invisibile che separa l’atmosfera dal cosmo.
Eppure, la sua storia era cominciata molto prima, in un’America che non era ancora pronta a immaginare una donna nello spazio. All’inizio degli anni Sessanta, Wally Funk era una delle tredici pilote – passate alla storia come le Mercury 13 – che superarono gli stessi durissimi test fisici e psicologici degli astronauti del programma Mercury. Aveva solo ventun anni, la più giovane del gruppo, e sognava di seguire le orme di John Glenn e Alan Shepard. Ma la NASA, nonostante i risultati eccellenti, non aprì mai le porte del corpo astronauti alle donne: il programma fu cancellato e le Mercury 13 rimasero a terra, vittime di un pregiudizio di genere che allora sembrava inscalfibile.
Ci sono voluti quasi sessant’anni perché quel sogno si realizzasse. Nel 2021, Jeff Bezos la scelse come “ospite d’onore” per il primo volo con equipaggio della sua navetta, un’ascesa di pochi minuti oltre l’atmosfera. «I quattro, ci siamo divertiti un mondo. Voglio tornarci – e subito», dichiarò dopo l’atterraggio, con l’entusiasmo di una ragazzina. Il suo record di anzianità fu poi superato da William Shatner, il capitano Kirk di Star Trek, e da Ed Dwight, il primo candidato astronauta afroamericano, entrambi volati a novant’anni. Ma per molti, negli Stati Uniti e non solo, Wally Funk resterà il simbolo di una perseveranza capace di sconfiggere il tempo e le discriminazioni.
La notizia della sua morte, avvenuta mercoledì 9 aprile in una residenza assistita di Grapevine, in Texas, è stata data dalla consigliera comunale Duff O’Dell, che le è stata accanto fino all’ultimo. «Era la persona più eternamente ottimista che abbia mai incontrato», ha raccontato. «Tanti, tanti uomini le hanno detto: “No, non puoi fare questo, non puoi fare quello”. E lei non si è mai arrabbiata. Diventava solo più determinata». Negli ultimi tempi, alcune cadute e un’infezione alla gamba l’avevano indebolita, ma lo spirito con cui aveva affrontato ogni ostacolo non l’ha mai abbandonata.
Prima donna istruttrice di volo in una base militare statunitense, prima investigatrice per la sicurezza aerea del National Transportation Safety Board, Wally Funk ha attraversato il Novecento sfidando ogni barriera. «Non ho mai smesso di credere che un giorno avrei raggiunto lo spazio», aveva detto. E quando finalmente ci è riuscita, ha portato con sé il ricordo di tutte le compagne che non ebbero la stessa possibilità. Oggi, mentre il settore spaziale commerciale si apre a profili sempre più diversi, la sua parabola appare come un ponte gettato tra l’epoca dei pionieri e un futuro in cui il cielo non ha più genere.
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Celebriamo la vita di una pioniera che ha superato le barriere di genere per realizzare il suo sogno, e riportiamo i dettagli fattuali della sua scomparsa.
Accostando la sua esclusione iniziale al trionfo finale, la narrazione crea un arco di redenzione che convalida il sogno americano della perseveranza.
Onoriamo la donna che non si è mai arresa, la cui storia ci ispira a persistere contro l'ingiustizia.
Concentrandosi sulla sua determinazione personale e sull'arco emotivo della sua vita, la narrazione la trasforma in un esempio morale.
Il blocco omette la causa specifica della morte (cadute e infezione) per mantenere il focus sul suo percorso ispiratore.
Riportiamo la morte di una detentrice di record con le condoglianze ufficiali, indicando cause naturali.
Presentando solo i fatti di base e la dichiarazione dell'azienda, la narrazione spersonalizza la storia ed evita qualsiasi commento più profondo.
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