
Alta Corte israeliana congela la legge che sospendeva gli arresti per i renitenti haredi
Mentre la Knesset approva una norma e una Legge Fondamentale sullo studio della Torah, la Corte emette un ordine provvisorio, in un clima di tensioni sociali, avvertimenti economici e campagna elettorale.
La Corte Suprema israeliana ha emesso mercoledì un ordine provvisorio che congela la legge approvata il giorno prima dalla Knesset, la quale avrebbe sospeso per diversi mesi gli arresti e i procedimenti penali contro gli studenti yeshiva ultraortodossi renitenti alla leva. Il giudice Ofer Grosskopf ha motivato la decisione richiamando le precedenti sentenze sull’obbligo di coscrizione egualitaria e il carattere selettivo della sospensione delle misure coercitive, e ha imposto al governo e al Parlamento di spiegare perché la norma non debba essere annullata. L’udienza davanti a un collegio allargato è stata fissata con procedura d’urgenza, ma la data non è ancora stata resa nota.
La legge, passata con 58 voti contro 54 nonostante i pareri negativi dei consulenti legali della Knesset, era stata voluta dai partiti ultraortodossi come condizione per sostenere altre iniziative legislative della coalizione guidata da Benjamin Netanyahu. Secondo fonti della maggioranza, la sospensione degli arresti sarebbe stata necessaria per porre fine a una «persecuzione» degli studenti religiosi; per l’opposizione parlamentare e per organizzazioni come Israel Hofsheet e il Movimento per un Governo di Qualità, invece, si trattava di una immunità discriminatoria che mina il principio di uguaglianza. La vice ministra degli Esteri Sharren Haskel si è dimessa per protesta, mentre il leader del partito Shas, Arye Deri, ha accusato la Corte di «attivismo giudiziario ubriaco di potere».
La norma congelata avrebbe avuto effetto fino al 30 novembre, ma una clausola di proroga automatica l’avrebbe estesa almeno fino a tre mesi dopo la costituzione del nuovo Parlamento, coprendo anche i nuovi renitenti. Pochi giorni prima, la Knesset aveva approvato una Legge Fondamentale che dichiara lo studio della Torah «valore fondamentale nell’eredità del popolo ebraico e nello Stato d’Israele». Secondo i critici, tra cui lo stesso Movimento per un Governo di Qualità che ha presentato un ricorso separato, questa norma costituzionale potrebbe essere utilizzata per aggirare le sentenze della Corte e legittimare esenzioni permanenti, in un quadro in cui circa 72.000 ultraortodossi risultano renitenti.
La vicenda si inserisce in un clima pre-elettorale incandescente: le elezioni sono fissate al 27 ottobre e i sondaggi condotti da istituti israeliani indicano un vantaggio del nuovo partito dell’ex capo di Stato maggiore Gadi Eisenkot, con la sicurezza in cima alle preoccupazioni degli elettori. Il governatore della Banca d’Israele, Amir Yaron, ha avvertito che il prossimo esecutivo dovrà contenere la spesa per la difesa, salita all’8% del Pil, e integrare gli ultraortodossi nel mercato del lavoro per evitare un ulteriore aumento del debito pubblico, già salito al 70% del Pil. La Knesset sarà sciolta il 17 luglio e la coalizione uscente tenterà di approvare in extremis altre leggi controverse, mentre la Corte dovrà pronunciarsi nel merito dei ricorsi, con una decisione che inciderà profondamente sugli equilibri politici e sociali del Paese.
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La coalizione di governo ha tradito i soldati che hanno salvato il paese dopo il 7 ottobre, approvando una legge che protegge i renitenti ultraortodossi.
Utilizza un linguaggio emotivo e accusatorio, personificando lo stato come tradito e contrapponendo il sacrificio dei soldati all'egoismo politico.
Non menziona le motivazioni religiose degli ultraortodossi né il contesto storico delle esenzioni.
Netanyahu strumentalizza i partiti ultraortodossi per salvare il suo governo fino alle elezioni, imponendo una legge che l'esercito rifiuta.
Inquadra la legge come una mossa tattica, senza enfatizzare le implicazioni morali, e la presenta come puro calcolo politico.
Tralascia il peso emotivo dei soldati in servizio e le critiche dei vertici militari.
Netanyahu's political survival is at stake as he navigates a complex electoral landscape, with the draft law being a tool to secure ultra-Orthodox support.
Adopts a detached analytical perspective, focusing on power balances and electoral strategy, avoiding moral judgment.
Omits the legal and ethical dimensions of the draft exemption and the High Court's intervention.
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