
Crolla il traffico a Ormuz dopo i raid incrociati, la tregua è al capolinea
Solo due petroliere hanno attraversato lo stretto giovedì, mentre Washington e Teheran si scambiano attacchi e i mediatori provano a riaprire il negoziato.
Il traffico mercantile attraverso lo Stretto di Ormuz è crollato a poche unità nella giornata di giovedì, dopo che Stati Uniti e Iran hanno ripreso a colpirsi con raid aerei e missilistici per il secondo giorno consecutivo. Secondo i dati di tracciamento navale citati da analisti del settore, nelle prime ore del 9 luglio soltanto due petroliere – una delle quali soggetta a sanzioni americane – avevano effettuato la traversata, mentre il numero complessivo di navi cargo e cisterna in transito è sceso ai minimi da quando, a metà giugno, era stata siglata una fragile tregua. La media giornaliera, che nelle ultime settimane si era attestata intorno a quaranta passaggi, è precipitata a livelli che gli operatori definiscono «praticamente un blocco», con molte unità che spengono i transponder per non essere rintracciate.
La nuova escalation è stata innescata, secondo fonti della Casa Bianca, dall’attacco a tre navi mercantili all’inizio della settimana, attribuito a Teheran. In risposta, il Comando centrale statunitense ha condotto due ondate di bombardamenti su circa centosettanta obiettivi lungo la costa iraniana, colpendo sistemi di difesa aerea, postazioni di sorveglianza, depositi di missili e droni, nonché piccole imbarcazioni dei Guardiani della rivoluzione. Dal canto suo, l’Iran ha replicato con droni e missili balistici contro installazioni militari americane in Kuwait, Bahrein, Qatar e Giordania, rivendicando la legittimità della ritorsione. La Marina dei pasdaran ha accusato Washington di aver interrotto la riapertura graduale dello stretto – che, a suo dire, era tornato al cinquanta per cento dei livelli prebellici – e ha avvertito che ogni nuova interferenza provocherà una «risposta schiacciante».
Per l’Europa e per l’Italia, che dipendono in misura significativa dal petrolio e dal gas liquefatto in transito da quel corridoio, il deterioramento della sicurezza marittima si traduce in un immediato aumento dei prezzi energetici: il Brent ha superato i settantanove dollari al barile con un balzo superiore al sette per cento, mentre le borse europee e asiatiche hanno registrato perdite. L’Organizzazione marittima internazionale ha lanciato un appello agli armatori affinché non espongano a rischi inutili i circa seimila marittimi ancora bloccati nel Golfo, e diverse compagnie assicurative hanno sconsigliato la traversata o stanno rivedendo le condizioni di copertura. La rotta meridionale sotto garanzia Onu, utilizzata nelle scorse settimane dalle navi non legate all’Iran, è stata di fatto abbandonata dopo che due dei tre mercantili colpiti si trovavano nelle sue vicinanze.
La tregua mediata da Pakistan, Qatar e Oman – che aveva permesso un parziale ripristino dei transiti e l’uscita di centinaia di navi rimaste intrappolate per mesi – è stata dichiarata conclusa dal presidente Trump a margine del vertice Nato ad Ankara, sebbene lo stesso Trump abbia lasciato aperta la porta a nuovi colloqui. Fonti diplomatiche regionali confermano che i mediatori sono già al lavoro per riportare le parti al tavolo, ma gli analisti del trasporto marittimo avvertono che senza un’intesa sostanziale la volatilità resterà elevata almeno fino alla fine dell’anno. Teheran, intanto, continua a rivendicare la sovranità sulla via d’acqua e insiste sul fatto che il transito potrà riprendere soltanto alle proprie condizioni e dietro autorizzazione dei Guardiani della rivoluzione.
| Stampa latinoamericana | −0.10 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa del Golfo arabo | −0.20 | neutral |
| Stampa indiana e sudasiatica | −0.30 | critical |
L'Iran accusa gli Stati Uniti di aver sabotato la riapertura dello Stretto, mentre Washington promette di colpire finché Teheran non desisterà. Il traffico è crollato, ma Teheran rivendica il controllo.
Presenta le dichiarazioni contrapposte di Iran e USA senza una verifica indipendente, creando un equilibrio apparente che favorisce la narrazione iraniana sul controllo del traffico.
Non menziona che i dati sul traffico marittimo contraddicono le affermazioni iraniane di un controllo ristabilito.
Il Golfo arabo lancia l'allarme: il crollo del traffico a Ormuz minaccia l'economia globale e la sicurezza delle rotte. Armatori e assicuratori sono in allerta.
Utilizza dati di società di monitoraggio e citazioni di fonti economiche per amplificare il senso di urgenza e l'impatto sistemico, senza prendere posizione tra le parti in conflitto.
L'India e il Sud Asia smascherano la propaganda iraniana: i dati mostrano che lo Stretto è di fatto bloccato, nonostante le dichiarazioni di Teheran.
Confronta direttamente le dichiarazioni ufficiali iraniane con i dati oggettivi del traffico marittimo, creando un effetto di smascheramento che mina la credibilità di Teheran.
Non riporta le minacce statunitensi di intensificare gli attacchi, che fornirebbero un contesto alle azioni iraniane.
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