
Teheran: difesa e missili non negoziabili, stallo sui fondi. La tregua scade il 21 agosto
Mentre il ministro della Difesa iraniano dichiara 'linea rossa' le capacità militari, il presidente del Parlamento blocca i negoziati nucleari fino all'attuazione del memorandum con Washington, con una licenza temporanea USA in scadenza.
La Repubblica Islamica ha formalizzato una doppia chiusura che congela il percorso negoziale con gli Stati Uniti. Il capo ad interim del ministero della Difesa, generale di brigata Majid Ebn al-Reza, ha definito le capacità difensive, missilistiche e dronistiche «linea rossa della sicurezza nazionale, non negoziabile né ora né in futuro». In parallelo, il presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf ha dichiarato che Teheran non avanzerà alla fase successiva dei colloqui finché Washington non avrà onorato gli impegni del memorandum d’intesa in 14 punti, a partire dalla fine della guerra in Libano e dallo sblocco di sei miliardi di dollari di fondi iraniani ancora fermi su un conto in Qatar. La conseguenza immediata è uno stallo che si innesta su una scadenza concreta: la licenza generale X emessa dal Tesoro americano il 22 giugno, che autorizza transazioni petrolifere e petrolchimiche iraniane fino al 21 agosto, una finestra temporanea ben lontana da un alleggerimento strutturale delle sanzioni.
Secondo fonti diplomatiche a Doha, il nodo più urgente riguarda proprio i fondi congelati, la cui mancata liberazione è il segnale che la relazione più ampia su cui poggia la licenza non si sta stabilizzando nei tempi previsti. Ghalibaf ha rivendicato il diritto all’arricchimento nel quadro del Trattato di non proliferazione e sotto la supervisione dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica, ma ha escluso qualsiasi negoziato sulle «linee rosse» nucleari, citando l’esperienza del JCPOA come prova che nemmeno una ratifica del Consiglio di Sicurezza offre garanzie esecutive. Il presidente del Parlamento ha inoltre avvertito che l’Iran è pronto a un’escalation militare se gli impegni non saranno rispettati, pur confermando l’impegno di Teheran a garantire la navigazione nello Stretto di Hormuz in conformità con il memorandum, e chiedendo a Washington di fare altrettanto.
Secondo analisti mediorientali, lo stallo iraniano non va letto come un unico segnale regionale. L’Iran dispone di una finestra transattiva temporanea, ma la Siria aveva già riaperto il proprio settore economico prima del conflitto, l’Iraq è attraversato da una campagna anticorruzione interna che ha portato all’arresto di decine di figure politiche e di un viceministro del Petrolio, il Libano ha un quadro di pace costruito attorno a un gruppo armato che ha rifiutato di firmarlo, e i Paesi del Golfo non hanno registrato alcuna modifica giuridica, ma solo un mutamento del modello di minaccia. Per l’Italia e l’Europa, la frammentazione moltiplica i rischi: la scadenza del 21 agosto incide direttamente sulla stabilità dei flussi di greggio attraverso Hormuz, da cui dipende una quota rilevante dell’approvvigionamento energetico italiano, e il Brent già quota parte di quel premio di rischio.
Un comitato congiunto Iran-Usa è stato costituito per vigilare sull’attuazione delle clausole relative al Libano, ma Ghalibaf ha precisato che i colloqui in corso non approderanno alla fase successiva del memorandum finché i cinque punti prioritari – tra cui il cessate il fuoco libanese – non saranno consolidati. La licenza generale X resta l’unico strumento operativo con una data di cessazione certa. Se entro il 21 agosto Washington non rinnoverà o non sostituirà l’autorizzazione, e se Doha non sbloccherà i fondi, il dossier rischia di passare dalla paralisi diplomatica a una nuova tensione sui mercati e sulla sicurezza degli stretti.
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La capacità difensiva, missilistica e dei droni dell'Iran rappresenta una linea rossa per la sicurezza nazionale e non sarà mai oggetto di negoziato. Queste capacità sono sviluppate con risorse interne e continueranno a essere potenziate. La posizione di Teheran è ferma e non ammette compromessi.
La tregua con l'Iran scade il 21 agosto, ma Teheran blocca i colloqui di pace finché non riceverà i 6 miliardi di dollari bloccati in un conto qatariota. Lo stallo è un problema esclusivamente iraniano, non un segnale regionale, e rischia di far deragliare l'intero processo. La comunità internazionale osserva con crescente allarme l'intransigenza di Teheran.
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