
Supergirl, il silenzio dopo i titoli di coda e un primato IMAX che non basta
L’assenza di una scena post-crediti, scelta meditata dal regista, ha segnato un esordio al di sotto delle attese per il secondo capitolo del nuovo universo DC, mentre Toy Story 5 continuava a dominare le sale.
Quando le luci in sala si sono riaccese, in molti sono rimasti seduti, abituati a quell’attesa carica di promesse che il cinema dei supereroi ha trasformato in rito. Ma Supergirl, il nuovo film dei DC Studios diretto da Craig Gillespie, ha infranto la consuetudine: nessuna scena extra dopo i titoli di coda. Gillespie ha raccontato di una discussione interna molto accesa, risolta con la volontà di preservare l’impatto emotivo del finale di Kara Zor-El, senza distrarre lo spettatore verso capitoli futuri. Una scelta di rottura che, nel fine settimana d’esordio, è diventata il simbolo di un film incapace di generare l’attesa febbrile a cui il genere ci aveva abituati.
I numeri hanno confermato la sensazione. Negli Stati Uniti, Supergirl ha raccolto 38 milioni di dollari nel primo weekend, meno della metà di quanto ottenuto un anno fa da Superman, che aveva rilanciato l’universo DC sotto la guida di James Gunn. A livello globale, l’incasso si è fermato a 68 milioni, lontano dai 220 milioni del debutto dell’Uomo d’Acciaio. Con un budget di produzione di circa 170 milioni e una massiccia campagna marketing, il film avrebbe bisogno di almeno 300 milioni per raggiungere il pareggio, secondo fonti interne allo studio. In America Latina, il Messico ha contribuito con 3,4 milioni di dollari, il Brasile con 5,29 milioni di reais (circa 218mila spettatori), mentre nel Regno Unito l’esordio è stato di 4,1 milioni. Cifre modeste, che hanno lasciato il primo posto della classifica mondiale saldamente nelle mani di Toy Story 5, capace di incassare altri 159 milioni nel weekend e di superare quota 585 milioni complessivi.
La critica e il pubblico hanno reagito con tiepidezza. Su Rotten Tomatoes il gradimento si è attestato al 56%, e il sondaggio CinemaScore ha restituito una “B-”, un voto basso per i parametri del genere. Secondo gli analisti nordamericani, il film ha sofferto la scelta di puntare su un personaggio meno radicato nell’immaginario collettivo rispetto a Superman, e una regia che, a detta di molti recensori, è apparsa una pallida imitazione dello stile di James Gunn, con bar spaziali degradati, rallenty e aghi musicali. Proprio la canzone scelta per il momento clou, approvata personalmente da Gunn, è diventata un meme virale, alimentando discussioni più per la sua goffaggine che per la sua efficacia narrativa. Il pubblico del weekend d’apertura era per il 59% maschile, segno che la pellicola non è riuscita a sfondare oltre la nicchia degli appassionati.
Eppure, in questo panorama di delusione, si è inserito un paradosso: Supergirl ha stabilito il record per la più alta percentuale di incassi provenienti da formati premium nella storia dei film di supereroi. Il 51% del totale del weekend è arrivato da schermi IMAX e PLF, con 7,4 milioni di dollari solo dalle sale IMAX. Un dettaglio che racconta di un pubblico disposto a pagare di più per un’esperienza immersiva, ma non abbastanza numeroso da riempire le poltrone tradizionali. Nel frattempo, il cane Krypto, avvelenato nella finzione e curato con un antidoto cercato per tre giorni nello spazio, diventava nel mondo reale il testimonial di una linea di biscotti per cani in edizione limitata, in una partnership con Milk-Bone. Un’immagine tenera e straniante, che forse più di ogni recensione restituisce il tentativo, riuscito a metà, di trasformare una supereroina in un fenomeno capace di parlare a tutti.
| Stampa latinoamericana | −0.20 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa sud-est asiatica | −0.10 | neutral |
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.50 | critical |
Il mercato parla chiaro: Supergirl non ha offerto nulla di nuovo.
Si enfatizza il rapporto costi-benefici, valutando il film come un prodotto che non ha soddisfatto le aspettative economiche.
Non viene discussa la possibile influenza della concorrenza di altri blockbuster.
Il film non ha saputo competere con le produzioni locali.
Si contestualizza il fallimento nel quadro di un'industria cinematografica regionale in crescita.
Non si considera che il film potrebbe aver avuto successo in altri mercati.
Hollywood sta perdendo il contatto con il pubblico; Supergirl è l'ultimo segnale.
Si personalizza la crisi su una produzione specifica per generalizzare un problema sistemico.
Non si menzionano i successi recenti di altri film di supereroi.
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