
Sulla Tamigi, droni e lingue di fuoco: i Rolling Stones e il rock che rifiuta la nostalgia
Con 'Foreign Tongues' e il film 'Nimrods' dei Green Day, le band iconiche dimostrano che la maturità può essere un nuovo inizio, non un ripiegamento.
La notte londinese si è accesa di droni che disegnavano nel cielo la lingua iconica dei Rolling Stones, mentre Mick Jagger e Ronnie Wood arrivavano alla festa di lancio di “Foreign Tongues”. Sulla riva del Tamigi, il logo più famoso del rock brillava sospeso nell’aria, a segnare l’ennesimo ritorno di una band che da oltre sessant’anni trasforma la longevità in ostinazione creativa.
Il nuovo album, secondo in questo decennio dopo il premiato “Hackney Diamonds”, contiene l’ultima registrazione del batterista Charlie Watts, scomparso nel 2021, e una collezione di collaborazioni che spazia da Paul McCartney a Robert Smith dei Cure, fino a Bruno Mars. La critica brasiliana ha accolto il disco come una prova di rinnovata vitalità, sottolineando come eviti la trappola della nostalgia per mescolare blues, rock, country e soul con una produzione che restituisce la sensazione di una band che suona davvero insieme. Jagger, a ottantadue anni, alterna registri gravi e falsetti con una disinvoltura che smentisce l’anagrafe, mentre i testi affrontano autoritarismo e concentrazione di potere – “Covered in You” e “Mr Charm” sono affilate critiche all’epoca degli autocrati e dei magnati della tecnologia.
Dall’altra parte dell’Atlantico, i Green Day hanno annunciato la colonna sonora del film “Nimrods”, in uscita a fine luglio. La pellicola, sviluppata con la regia di Lee Kirk, racconta di tre adolescenti che formano una band e partono per Los Angeles convinti di dover aprire un concerto dei Green Day a Capodanno: un viaggio ispirato alle esperienze reali dei membri del gruppo. L’album conterrà trenta brani, incluso l’inedito “I’m Never Gonna R.I.P.”, che la band descrive come un’esplosione punk di due minuti. Il titolo del film è un omaggio a “Nimrod”, l’album del 1997 che segnò una svolta sperimentale per il trio californiano, e l’intero progetto trasforma la memoria in materia viva, non in un museo.
In Italia e in Europa, dove i tour di queste band riempiono stadi e arene, la risposta del pubblico suggerisce un apprezzamento che va oltre la semplice commemorazione. Mentre le piattaforme di streaming spingono verso un consumo passivo dei cataloghi storici, queste uscite raccontano di un rock che cerca ancora la strada, non la retromarcia. Non è un caso che, nello stesso periodo, la stampa indonesiana pubblichi traduzioni di “Wonderwall” degli Oasis e di “Basket Case” dei Green Day: certe canzoni continuano a parlare a nuove generazioni, anche quando gli autori non sono più in attività, dimostrando che la distanza geografica e anagrafica può essere annullata da un ritornello.
“Foreign Tongues” si chiude con una versione cruda di “Beautiful Delilah” di Chuck Berry. Come ha scritto un critico brasiliano, niente di più Rolling Stones: questi uomini, ormai ottantenni, continuano a trovare nel rock and roll la loro fonte di giovinezza.
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Il rock è un panorama globale di band attive, e i Rolling Stones sono una di queste.
La banalizzazione attraverso l'equiparazione a notizie di altre band riduce la specificità del messaggio.
Manca la narrazione del rifiuto della nostalgia e lo show intimo a Londra, elementi centrali nella copertura latinoamericana.
I Rolling Stones sono la prova che il rock può invecchiare senza diventare una reliquia.
L'enfasi sulla continuità e sulla sorpresa crea una narrazione di rinascita, ignorando eventuali critiche.
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