
Spagna in finale con l'Argentina: De la Fuente sfida il suo allievo Scaloni
La Roja batte la Francia 2-0 e raggiunge la quarta finale consecutiva, mentre l'Albiceleste elimina l'Inghilterra. In panchina si ritrovano un maestro e il suo ex allievo.
Con un rigore trasformato da Mikel Oyarzabal e un destro chirurgico di Pedro Porro, la Spagna ha spento le velleità della Francia nell’AT&T Stadium di Dallas, diventando la prima finalista del Mondiale 2026. Poche ore più tardi, l’Argentina ha piegato l’Inghilterra 2-1, consegnando al torneo una finale che è anche un incontro tra due panchine legate da un rapporto personale profondo. Domenica 19 luglio, al MetLife Stadium di East Rutherford, nel New Jersey, andrà in scena la prima finale di un Mondiale a 48 squadre, con la Roja a caccia della seconda stella e l’Albiceleste decisa a difendere il titolo conquistato in Qatar.
Il condimento umano della sfida è la relazione tra Luis de la Fuente e Lionel Scaloni. Il tecnico spagnolo, 65 anni, fu docente di Scaloni nel 2017, quando l’argentino frequentò il corso per allenatori presso la Real Federación Española de Fútbol a Las Rozas. Da allora è nata un’amicizia fatta di stima reciproca e dichiarazioni pubbliche: «Mi piacerebbe giocare contro l’Argentina per l’amicizia che ho con Scaloni», aveva confessato De la Fuente dopo la semifinale, aggiungendo che anche l’Inghilterra sarebbe stata un avversario durissimo. Scaloni, dal canto suo, prima del match con gli inglesi aveva rivelato: «Sono felice per Luis, se lo merita. Se vinciamo non lo chiamo, se perdiamo proverò ad aiutarlo». Ora non serviranno telefonate di consolazione: i due si ritroveranno uno di fronte all’altro, con in palio la Coppa del Mondo.
La cavalcata spagnola porta il segno di una programmazione che affonda le radici nelle giovanili. De la Fuente ha guidato la Roja a quattro finali consecutive – Nations League 2023, Europeo 2024, Nations League 2025 e ora il Mondiale – e ha costruito un’imbattibilità record di 37 partite ufficiali, con 30 vittorie e 7 pareggi. Molti dei protagonisti attuali, da Unai Simón a Rodri, erano già con lui nell’Europeo Under-19 vinto nel 2015. Contro la Francia, la squadra ha mostrato l’identità di sempre: possesso, ordine, occupazione degli spazi e una sicurezza che ha spinto il ct a dichiarare: «Affrontavamo una delle migliori nazionali, ma loro avevano di fronte la migliore del mondo».
Secondo gli analisti europei, la finale rappresenta anche un confronto tra due filosofie di gestione federale: la continuità spagnola, che ha promosso un formatore interno, e la capacità argentina di rinnovarsi attorno a un gruppo consolidato. Entrambe le selezioni arrivano all’appuntamento da prime della classe nel ranking FIFA – un fatto senza precedenti per una semifinale mondiale – e con la consapevolezza di aver superato percorsi complessi. Per la Spagna, il successo sulla Francia ha confermato la solidità di un progetto che sembrava incrinato dalle critiche alla vigilia; per l’Argentina, il 2-1 sull’Inghilterra ha ribadito la resilienza di una squadra abituata a vincere.
L’appuntamento è fissato per le 16 locali di domenica 19 luglio. In palio non c’è solo il trofeo, ma anche il primato simbolico di chi inaugurerà l’albo d’oro del nuovo formato a 48 squadre. Sul prato del MetLife Stadium, il maestro e l’allievo si scambieranno un abbraccio prima del fischio d’inizio, poi per novanta minuti l’amicizia lascerà spazio alla rivalità sportiva più alta.
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L'America Latina celebra il legame tra De la Fuente e Scaloni, vedendo nella finale un confronto tra maestro e allievo, con orgoglio per l'Argentina.
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