
La rimonta Argentina condanna l’Inghilterra: Tuchel nella bufera per le scelte difensive
Dopo il vantaggio di Gordon, i Tre Leoni si ritirano e subiscono due gol negli ultimi minuti; il ct tedesco non si pente, ma le critiche sono feroci.
A un passo dalla prima finale mondiale dal 1966, l’Inghilterra si è spenta sotto i colpi di un’Argentina capace di ribaltare la semifinale di Atlanta in sei minuti. Anthony Gordon aveva portato in vantaggio i Tre Leoni al 55’, finalizzando un’azione rapida sulla destra. Poi, la squadra di Thomas Tuchel ha progressivamente abdicato al controllo del gioco, consegnando il pallone e il campo ai campioni in carica. Lionel Messi ha orchestrato la rimonta: prima servendo Enzo Fernández per il destro radente dell’1-1 all’85’, poi pennellando il cross per lo stacco di Lautaro Martínez al 92’, che ha fissato il 2-1 e spedito l’Albiceleste in finale contro la Spagna.
La svolta tattica è diventata immediatamente il centro del dibattito. Tuchel ha sostituito proprio Gordon con il difensore Ezri Konsa al 72’, passando a una linea a cinque e invitando la pressione argentina. Secondo la stampa britannica, l’Inghilterra ha toccato appena il 12% di possesso palla tra il gol del vantaggio e la rete del pareggio. Ex giocatori come Wayne Rooney e Alan Shearer hanno parlato di «disastro tattico» e di un approccio «troppo passivo», mentre il tabloid The Sun titolava «Lost his Tuch?». Da più parti, in Europa, si è letto il ritorno di un vizio antico: la tendenza a indietreggiare dopo aver segnato, già vista contro la Croazia nel 2018 e contro l’Italia a Euro 2020.
Tuchel ha rivendicato le proprie scelte: «Nessun rimpianto. Dopo il gol subivamo troppi cross, dovevamo chiudere gli spazi. La responsabilità è mia e accetto le critiche». Il tecnico tedesco ha spiegato che la squadra è diventata «troppo passiva» ancor prima dei cambi, e che inserire attaccanti non avrebbe risolto la difficoltà nel recuperare palla. La Federcalcio inglese, tramite l’amministratore delegato Mark Bullingham, ha ribadito la fiducia in Tuchel, il cui contratto è stato prolungato fino all’Europeo 2028 che l’Inghilterra co-ospiterà. Alcuni osservatori asiatici hanno riacceso il tema della «maledizione» dei commissari tecnici stranieri: nessuno ha mai vinto un Mondiale guidando una nazionale diversa dalla propria, e Tuchel non ha fatto eccezione.
Al di là delle polemiche, resta la delusione di una generazione che si sentiva pronta. Il capitano Harry Kane ha ammesso: «Una volta in vantaggio abbiamo solo cercato di resistere, e a questi livelli non basta». L’Inghilterra dovrà ora affrontare la Francia nella finale per il terzo posto a Miami, un appuntamento che lo stesso Tuchel ha definito «una partita che nessuno vuole giocare». Sarà l’occasione per chiudere il torneo con il miglior piazzamento dal 1966, ma anche per cominciare a ricostruire la fiducia in vista dell’Europeo casalingo.
| Stampa latinoamericana | +0.40 | aligned |
|---|---|---|
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.50 | critical |
| Stampa europea continentale | −0.60 | critical |
L’Argentina dimostra il suo carattere da campione rimontando una partita apparentemente persa, provando che l’ispirazione di Messi e la grinta collettiva superano qualsiasi assetto difensivo.
Concentrandosi sui gol tardivi e inquadrando la rimonta come inevitabile, la narrazione trasforma un dibattito tattico in una storia di resilienza eroica, facendo apparire la vittoria argentina come destinata.
Le critiche tattiche dettagliate alle sostituzioni di Tuchel e la prossima finale per il terzo posto vengono omesse, mantenendo i riflettori solo sul trionfo argentino.
I cambi difensivi di Tuchel sono costati la partita all’Inghilterra; avrebbe dovuto continuare ad attaccare invece di invitare la pressione e perdere il controllo.
Mettendo ripetutamente in discussione le sostituzioni e citando opinioni di esperti, la copertura crea un consenso di errore tattico, trasformando una partita equilibrata in un fallimento evitabile.
La narrazione emotiva dell’attesa di 60 anni dell’Inghilterra per una finale e lo sforzo eroico dei giocatori vengono ridimensionati, concentrandosi invece sugli errori del manager.
Il sogno dell’Inghilterra è stato infranto dalla loro stessa passività; Tuchel non ha avuto risposte e la squadra è crollata sotto pressione nei minuti finali.
Usando un linguaggio emotivo e concentrandosi sui gol tardivi, la copertura amplifica il senso di tragedia e inevitabilità, facendo sentire la sconfitta come un fallimento personale dell’intera nazione.
Le giustificazioni tattiche di Tuchel e il fatto che l’Argentina sia la campionessa in carica vengono omesse, lasciando solo la narrazione del crepacuore autoinflitto dall’Inghilterra.
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