
Sotto la palla a specchi del tour di Harry Styles, il pop maschile cerca record e Hollywood apre le sue stelle al mondo
Dal Messico alla Walk of Fame, il ritorno di Styles e Mars si intreccia con l’annuncio delle nuove targhe, in un momento in cui nostalgia, evoluzione sonora e riconoscimenti globali disegnano una mappa culturale senza confini.
Sul palco dell’Estadio GNP di Città del Messico, durante una delle sei date del suo «Together, together» tour, Harry Styles si avvicina al bordo e, senza preavviso, intona le prime note di «What Makes You Beautiful». La folla, sessantamila persone, reagisce con un boato che mescola la nostalgia per i One Direction all’euforia di un presente ballabile. La scena, ripetuta con canzoni a sorpresa ogni sera, è l’istantanea di una metamorfosi: il nuovo album «Kiss All the Time. Disco, Occasionally.» sposta l’ex ragazzo d’oro del pop verso territori elettronici, eppure il legame con il passato resta un filo teso, subito riconoscibile, capace di moltiplicare lo streaming e riempire gli stadi.
A poche settimane dall’inizio del tour, le previsioni per i Grammy del 2027 iniziano a delineare un duello tra popstar maschili. Styles, già due volte candidato come Best Pop Solo Performance, potrebbe ottenere una terza nomination con uno dei singoli estratti dal nuovo progetto – «Aperture» o «American Girls» – e raggiungere Bruno Mars ed Ed Sheeran al secondo posto tra gli artisti con più candidature nella categoria. Mars, dal canto suo, è tornato dopo quasi un decennio con «The Romantic» e il singolo «I Just Might», che in queste settimane raggiunge la ventesima settimana in vetta alla classifica Hot R&B/Hip-Hop Songs di Billboard, eguagliando il record di «Old Town Road» e portandosi a un passo dai primati di SZA e Kendrick Lamar. Due ritorni che, pur con grammatiche diverse – disco-pop il primo, soul r&b il secondo – confermano la centralità di un formato, la canzone pop solista maschile, che la Recording Academy fatica a ignorare.
Mentre i numeri delle chart e le previsioni dei premi animano il dibattito nell’industria discografica statunitense, la Hollywood Chamber of Commerce annuncia la classe di artisti che nel 2027 riceverà una stella sulla Walk of Fame. L’elenco, 32 nomi, è un mosaico di geografie e linguaggi: accanto a volti noti come Lisa Kudrow, finalmente raggiunta dalle compagne di «Friends», e alle sorelle Elle e Dakota Fanning, figurano il cileno Pedro Pascal, la colombiana Karol G, il francese David Guetta e, per l’Italia, Roberto Bolle. L’étoile della Scala, diciannovesimo italiano a ottenere il riconoscimento, ha accolto la notizia con una commozione che ha subito fatto il giro dei media: «Ci sono traguardi che sembrano appartenere ai sogni – ha detto – fino al giorno in cui diventano realtà. Questa stella porta un po’ della danza, dell’arte e dell’Italia nel cuore di Hollywood».
La simultaneità di questi eventi – un tour che unisce passato e futuro, una corsa ai record che ridisegna le gerarchie del pop, e una passerella di celebrità che premia la varietà dei percorsi artistici – racconta una fase in cui l’industria dell’intrattenimento cerca nuovi equilibri. Da un lato, le piazze latinoamericane confermano il loro peso commerciale e affettivo: il pubblico messicano di Styles non è solo destinatario, ma co-protagonista di una ritualità condivisa sui social e capace di influenzare le classifiche globali. Dall’altro, la Walk of Fame allarga lo sguardo oltre i confini della produzione angloamericana, accogliendo artisti che negli ultimi anni hanno ridefinito i consumi culturali in Europa e nelle Americhe, dal reggaeton di Karol G alla danza classica di Bolle.
Alla fine, ciò che resta è un’immagine di movimento perpetuo: il bagliore di una palla a specchi sul palco di Città del Messico, il marciapiede di Hollywood Boulevard su cui si poserà una nuova stella con un nome italiano, e la sensazione che la memoria – di una boyband, di una sitcom, di una prima volta alla Scala – continui a danzare, con passo nuovo, sotto luci diverse.
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