
Dalla tavola di Scorsese al gamelan: Charli XCX e Raisa riscrivono il pop
Due dischi usciti il 24 luglio interrogano il rapporto fra identità artistica e tradizione, tra la vulnerabilità digitale di 'Music, Fashion, Film' e la resilienza acustica di 'Cahaya Hati'.
Su una lucida stampa fotografica, una cucina qualunque. Attorno al tavolo, in posa di circostanza, il regista Martin Scorsese, lo stilista Marc Jacobs e il musicista John Cale. È la copertina di «Music, Fashion, Film», il settimo album di Charli XCX, pubblicato il 24 luglio. L’immagine è un esercizio di «clout chasing» – la ricerca di prestigio sociale attraverso la vicinanza a figure di culto – e insieme un autoritratto che mette a nudo l’apparato di una popstar globale. Dietro la foto c’è Charlotte Aitchison, che dopo l’ubriacatura e il meme planetario di «Brat» (2024) si era detta svuotata di ogni ispirazione, e che ha registrato il nuovo lavoro quasi di getto, durante la settimana della moda parigina, su suggerimento del produttore di sempre A.G. Cook.
Così il disco è diventato una riflessione sulle tre forme d’arte che lei stessa cita nel titolo, ma anche un diario di identità e autostima. Secondo la critica svedese, l’effetto è «irresistibile»: un suono che affila la formula nonchalant–vulnerabile fino a farne una «pistola sparata dal fianco». In Russia, invece, si nota come il tentativo di scrollarsi di dosso l’eredità memetica di «Brat» sia riuscito solo a metà, perché «il punk è ormai parte integrante del pop femminile e non stupisce più nessuno». L’ascoltatore italiano, incontrato al passaggio da «Il Fatto Quotidiano», ci trova un Charli molto più introspettiva e cupa, «volontariamente rientrata in quella nicchia da cui era uscita due anni fa». Resta, in tutto l’album, una tensione irrisolta tra l’esibizione di sé e il desiderio di scomparire nell’opera: in «Camera», cantando di recitazione, Charli confessa che «l’unico modo per sentire di non essere veramente me» è abbandonarsi a un’esperienza pericolosa, anche a costo di essere ridicola.
A poche ore di volo da Parigi, ma in un ecosistema apparentemente lontanissimo, lo stesso 24 luglio prendeva forma un’altra dichiarazione artistica. L’indonesiana Raisa, con la chitarra di Eross Candra (ex Sheila on 7), pubblicava «Cahaya Hati», canzone nata da un’iniziativa delle società iForte e Protelindo Group. Il brano è un racconto di resilienza: «invita a credere che ogni sfida porti una lezione e una nuova speranza», spiegano i produttori. L’arrangiamento, curato da Candra, amalgama il pop moderno con sette strumenti tradizionali – fu, sape, siter giavanese, kendang giavanese, kendang sundanese, rebab e dol – suonati da un ensemble guidato da Dunung Basuki. Completano il quadro un coro (Batavia Madrigal Singers), un pianista e una cantante Nusantara. I media indonesiani sottolineano con orgoglio l’operazione, che non è solo musicale ma rientra nella cornice ESG (Environmental, Social, Governance) per la salvaguardia del patrimonio culturale e il coinvolgimento di risorse creative locali.
In entrambi i casi, la musica è pretesto per misurare la distanza fra l’io pubblico e l’io privato. Charli XCX trasforma la propria confusione in un album di trenta minuti che è insieme performance e seduta di autoanalisi, con ospiti come Vincent Cassel e citazioni da James Dean. Raisa e i suoi compagni di cordata fanno della collaborazione intergenerazionale un gesto di radicamento: i suoni millenari del gamelan e della sape convivono con il gain delle chitarre elettriche, dimostrando che la tradizione non ha bisogno di essere museificata. Non è un caso che il brano sia stato scritto da Silvi Liswanda, vicepresidente direttore e deputy CEO di iForte, a conferma di come la committenza aziendale possa farsi, in alcuni contesti, autentica committenza culturale.
Alla fine, quel che resta nelle orecchie è un doppio riverbero: da un lato il riff distorto di «Rock Music», canzone che non è rock ma lo dichiara con ironia, dall’altro il timbro antico del siter giavanese che avvolge una melodia pop. Due modi di rispondere alla stessa domanda su come si possa, oggi, essere artisti senza smarrire la propria voce, nel rumore di fondo di un pianeta connesso.
Allarga lo sguardo
Trump irride la stampa e scherza sul terzo mandato alla cena dei corrispondenti
11 lingue · 62 testate
Da Economy & MarketsFarnborough 2026: maxi-ordini e strategie industriali ridisegnano l’aviazione globale
4 lingue · 5 testate
Da TechnologyMusk ammette l'eccesso politico con il Doge, mentre coltiva visioni di abbondanza robotica
3 lingue · 5 testate