
Washington riapre le importazioni di bovini messicani dopo l’emergenza del verme mangia-carne
La decisione, annunciata da Brooke Rollins e Claudia Sheinbaum, arriva dopo oltre un anno di blocco imposto per contenere la diffusione del parassita che ha colpito anche Texas e Nuovo Messico.
A partire dal 24 agosto, gli Stati Uniti riprenderanno gradualmente le importazioni di bestiame vivo dal Messico, a più di un anno dalle prime restrizioni imposte per arginare l’epidemia di miasi da Cochliomyia hominivorax, il temibile verme del Nuovo Mondo. Il valico di Douglas, in Arizona, sarà il primo a essere riaperto al transito dei capi, seguito in un secondo momento da quelli di Santa Teresa e Columbus, nel Nuovo Messico. Ogni animale sarà sottoposto a ispezione veterinaria completa per escludere la presenza di larve, secondo quanto confermato dal Dipartimento dell’Agricoltura statunitense.
La sospensione degli scambi era stata decisa a novembre 2024 dopo la comparsa del parassita nel sud del Messico, e si era trasformata in un divieto pressoché totale nel maggio 2025, quando il governo del presidente Trump aveva bloccato ogni movimento di bovini, cavalli e bisonti attraverso la frontiera. Il verme, le cui larve si nutrono di carne viva di animali a sangue caldo – compreso l’uomo – ha infettato 29 dei 32 Stati messicani, con oltre 1.700 focolai attivi, e ha fatto la sua ricomparsa in territorio americano, dove era stato debellato nel 1966: da inizio giugno si contano 42 casi tra Texas e Nuovo Messico.
Per gli allevatori messicani, il blocco ha rappresentato un colpo durissimo: si stima che ogni giorno di chiusura abbia provocato perdite per circa quattro milioni di dollari, in un settore che esporta annualmente 1,2 milioni di capi verso i mercati statunitensi. Le autorità di Città del Messico, a partire dalla presidente Sheinbaum, hanno attribuito alla collaborazione diretta con l’amministrazione Trump e con la segretaria Rollins il merito della riapertura, definendola “un nuovo esempio di dialogo, cooperazione e collaborazione con rispetto reciproco”. Da Sonora, il governatore Durazo ha sottolineato come lo Stato sia stato il primo a soddisfare gli standard sanitari richiesti grazie agli investimenti nelle stazioni di quarantena.
La battaglia contro il parassita, tuttavia, è tutt’altro che conclusa. Mentre il governo statunitense definisce l’allentamento delle restrizioni una “decisione difficile ma necessaria”, la ricerca scientifica si concentra su metodi di rilevamento più efficaci. Nel laboratorio della Colorado State University, la professoressa Jessica Metcalf sta studiando i composti volatili emessi dalle ferite infette che attraggono la mosca adulta, con l’obiettivo di mettere a punto trappole selettive in grado di distinguere la specie carnivora da quelle decompositrici e di anticipare la diffusione della peste. Il via libera ai primi valichi di frontiera lascia ora intravedere una ripresa dell’export che, se accompagnata da sorveglianza costante, potrebbe impedire nuove emergenze in un comparto strategico per entrambi i Paesi.
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