Accedi
Edizione delle 10:00 CETdomenica 26 luglio 2026
325 testate · 17 lingue333 briefing oggi
Media e Intrattenimentosabato 25 luglio 2026

Fama, fragilità e rinascita: quando le pop star gettano la maschera

Da Charli XCX che brucia l’era “Brat” al potere salvifico dei BTS, un viaggio nelle strategie con cui artisti e pubblico affrontano l’ombra del successo.

Settembre 2024. A bordo di un volo per Orlando, Debbie Adamson, 67 anni, stringe la mano del marito con tale forza da lasciargli, racconta la cronaca, un’artrite permanente. Non saliva su un aereo da diciassette anni, dopo un volo da incubo da Budapest che le aveva incollato nella mente la certezza di precipitare. Eppure, quel giorno, grazie a una playlist meticolosa dei BTS – la sua “bulletproof playlist” – tiene gli occhi chiusi durante il decollo, si aggrappa al sedile, e a poco a poco si concede di non avere più paura. La musica diventa àncora emotiva, approdo sicuro. Ma la stessa musica che per un’ascoltatrice è rifugio, per chi la crea può diventare un labirinto soffocante. Lo sperimenta ora Charli XCX.

Il suo “Brat” (2024) è stato un fenomeno di massa: estetica verde acido, dancefloor euforico, onnipresenza. La stampa svedese – da Göteborgs-Posten a Smålandsposten – ha documentato il gesto spiazzante: appena raggiunto il culmine, ha dato fuoco a quell’era. Il nuovo album, “Music, fashion, film”, rovescia ogni segno: copertina in bianco e nero con volti severi (John Cale, Marc Jacobs, Martin Scorsese) al posto delle ragazze in lingerie. In “SS26” la passerella conduce dritta all’inferno; in “No One Lasts Forever” David Cronenberg scandisce ossessivamente «nessuno dura per sempre». Eppure, nota la critica di Göteborgs-Posten, l’umorismo nero non l’abbandona: in “Wink wink” scherza sullo scandalo con genio comico. “Il dancefloor è morto”, proclama, e il disco affonda in un nichilismo elegante, lontano dalla festa.

Il gesto di Charli non è isolato. Beth Orton, 55 anni, nel nuovo “The Ground Above” canta di un’amica che conservava gli abiti migliori per un’occasione mai arrivata, e riflette sulla caducità. “Indossa il tuo vestito più bello ora”, è il messaggio. Poi Cher, ottant’anni compiuti a maggio, celebrata dal settimanale Time: da sei decenni trasforma l’eccesso in identità. L’abito trasparente del 1975, la body in mondovisione a quarant’anni, il rifiuto di farsi più piccola. Come Parton, Streisand, Warwick, ha fatto dei tratti per cui fu derisa la propria firma. «Se voglio mettermi le tette sulla schiena, sono affari miei» ha dichiarato. Una longevità per ostinazione, la stessa che Charli sembra aver appreso, rovesciando il tavolo del successo.

Nell’intreccio di storie tra provincia inglese, Stoccolma e Los Angeles, la musica è insieme terapia e miccia. Per Debbie è cura della fobia; per Charli è il combustibile per far saltare la propria immagine; per Orton è accettazione del lutto; per Cher è armatura scintillante. Ogni gesto, dall’ascoltare BTS a diecimila metri al bruciare l’era “Brat”, nasce dall’urgenza di abitare la fragilità senza farsi ingabbiare dalle aspettative. La stampa internazionale osserva queste metamorfosi con curiosità, cogliendo un bisogno diffuso di smarcarsi dai ruoli. Forse l’unica playlist a prova di proiettile, suggeriscono queste cronache, è quella che ci autorizza a essere fragili, contraddittori e, semplicemente, ciò che siamo. Mentre Debbie prepara nuovi voli e Cher continua a sbalordire, Charli XCX lascia il dancefloor vuoto – pronta, forse, a riempirlo di nuove forme.

Allarga lo sguardo

Leggi di più
Ultim'ora
Le fortezze di Alamut e il sermone di Sarnath: a Busan il mondo si è dato nuove radici·Farmaci, sussidi, trasporti: le nuove frontiere della regolazione pubblica·Amichevoli estive: vittorie per Liverpool e Tottenham, ma infortuni e mercato tengono banco·Dazi statunitensi su 60 paesi: il protezionismo si maschera da lotta al lavoro forzato·Cisgiordania, l'escalation dopo Tal: demolizioni, arresti e moschea incendiata·Giustizia fai-da-te e minori: l'equilibrio globale tra pena e vendetta·Sul blocco navale all’Iran Trump ferma i raid, ma le navi vengono dirottate e disarmate·La lettera di Infantino all’Argentina: elogi tra le polemiche post Mondiale·Le fortezze di Alamut e il sermone di Sarnath: a Busan il mondo si è dato nuove radici·Farmaci, sussidi, trasporti: le nuove frontiere della regolazione pubblica·Amichevoli estive: vittorie per Liverpool e Tottenham, ma infortuni e mercato tengono banco·Dazi statunitensi su 60 paesi: il protezionismo si maschera da lotta al lavoro forzato·Cisgiordania, l'escalation dopo Tal: demolizioni, arresti e moschea incendiata·Giustizia fai-da-te e minori: l'equilibrio globale tra pena e vendetta·Sul blocco navale all’Iran Trump ferma i raid, ma le navi vengono dirottate e disarmate·La lettera di Infantino all’Argentina: elogi tra le polemiche post Mondiale·
Agg. 19:213 lingue · 7 testate
PrecedenteMedia e IntrattenimentoSuccessivo
7 testate|3 lingue|3 min lettura
sabato 25 luglio 2026

Fama, fragilità e rinascita: quando le pop star gettano la maschera

Da Charli XCX che brucia l’era “Brat” al potere salvifico dei BTS, un viaggio nelle strategie con cui artisti e pubblico affrontano l’ombra del successo.

Settembre 2024. A bordo di un volo per Orlando, Debbie Adamson, 67 anni, stringe la mano del marito con tale forza da lasciargli, racconta la cronaca, un’artrite permanente. Non saliva su un aereo da diciassette anni, dopo un volo da incubo da Budapest che le aveva incollato nella mente la certezza di precipitare. Eppure, quel giorno, grazie a una playlist meticolosa dei BTS – la sua “bulletproof playlist” – tiene gli occhi chiusi durante il decollo, si aggrappa al sedile, e a poco a poco si concede di non avere più paura. La musica diventa àncora emotiva, approdo sicuro. Ma la stessa musica che per un’ascoltatrice è rifugio, per chi la crea può diventare un labirinto soffocante. Lo sperimenta ora Charli XCX.

Il suo “Brat” (2024) è stato un fenomeno di massa: estetica verde acido, dancefloor euforico, onnipresenza. La stampa svedese – da Göteborgs-Posten a Smålandsposten – ha documentato il gesto spiazzante: appena raggiunto il culmine, ha dato fuoco a quell’era. Il nuovo album, “Music, fashion, film”, rovescia ogni segno: copertina in bianco e nero con volti severi (John Cale, Marc Jacobs, Martin Scorsese) al posto delle ragazze in lingerie. In “SS26” la passerella conduce dritta all’inferno; in “No One Lasts Forever” David Cronenberg scandisce ossessivamente «nessuno dura per sempre». Eppure, nota la critica di Göteborgs-Posten, l’umorismo nero non l’abbandona: in “Wink wink” scherza sullo scandalo con genio comico. “Il dancefloor è morto”, proclama, e il disco affonda in un nichilismo elegante, lontano dalla festa.

Il gesto di Charli non è isolato. Beth Orton, 55 anni, nel nuovo “The Ground Above” canta di un’amica che conservava gli abiti migliori per un’occasione mai arrivata, e riflette sulla caducità. “Indossa il tuo vestito più bello ora”, è il messaggio. Poi Cher, ottant’anni compiuti a maggio, celebrata dal settimanale Time: da sei decenni trasforma l’eccesso in identità. L’abito trasparente del 1975, la body in mondovisione a quarant’anni, il rifiuto di farsi più piccola. Come Parton, Streisand, Warwick, ha fatto dei tratti per cui fu derisa la propria firma. «Se voglio mettermi le tette sulla schiena, sono affari miei» ha dichiarato. Una longevità per ostinazione, la stessa che Charli sembra aver appreso, rovesciando il tavolo del successo.

Nell’intreccio di storie tra provincia inglese, Stoccolma e Los Angeles, la musica è insieme terapia e miccia. Per Debbie è cura della fobia; per Charli è il combustibile per far saltare la propria immagine; per Orton è accettazione del lutto; per Cher è armatura scintillante. Ogni gesto, dall’ascoltare BTS a diecimila metri al bruciare l’era “Brat”, nasce dall’urgenza di abitare la fragilità senza farsi ingabbiare dalle aspettative. La stampa internazionale osserva queste metamorfosi con curiosità, cogliendo un bisogno diffuso di smarcarsi dai ruoli. Forse l’unica playlist a prova di proiettile, suggeriscono queste cronache, è quella che ci autorizza a essere fragili, contraddittori e, semplicemente, ciò che siamo. Mentre Debbie prepara nuovi voli e Cher continua a sbalordire, Charli XCX lascia il dancefloor vuoto – pronta, forse, a riempirlo di nuove forme.

Divergenza delle fonti

Media e Intrattenimento · 7 testate · 3 lingue

0%Bassa

Quanto le fonti raccontano gli stessi fatti in modo diverso.

Questa notizia è apparsa su

7 testate · 3 lingue

Allarga lo sguardo

Da Geopolitics & Politics

Fine del digiuno di Wangchuk, ma la protesta degli ‘scarafaggi’ sfida ancora Modi

11 lingue · 28 testate

Da Economy & Markets

UniCredit rivede al rialzo i target e prepara il dialogo con Commerzbank

3 lingue · 6 testate

Da Technology

Musk ammette l'eccesso politico con il Doge, mentre coltiva visioni di abbondanza robotica

3 lingue · 5 testate

Leggi di più