
Solo la deterrenza nucleare frena la guerra globale, ma i conflitti regionali restano senza argini
Il portavoce del Cremlino Peskov delinea un sistema internazionale eroso, dove l’unico freno a uno scontro planetario è l’atomica, mentre nuovi armamenti non nucleari e il vuoto negoziale alimentano l’instabilità.
L’architettura di sicurezza globale si regge oggi su un unico, fragile pilastro: la deterrenza nucleare. È la diagnosi offerta dal portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, intervenendo al forum ‘Letture di Primakov’ a Mosca. Secondo Peskov, «a parte la deterrenza nucleare, nel mondo non è rimasto più nulla» in grado di scongiurare una guerra su vasta scala. Il sistema di accordi e meccanismi multilaterali che per decenni ha garantito stabilità è, nella lettura russa, ormai eroso. Mosca sottolinea che persino la riforma del Consiglio di Sicurezza dell’ONU è bloccata dall’assenza di volontà politica condivisa, rendendo impraticabile qualsiasi nuovo quadro di sicurezza globale.
Allo stesso tempo, il Cremlino riconosce che la deterrenza atomica non copre i conflitti regionali, il cui potenziale distruttivo – ha aggiunto Peskov – è in crescita. Tecnologie emergenti stanno generando armi non nucleari che, in prospettiva, potrebbero eguagliare la potenza devastante delle testate atomiche. Dichiarazioni recenti di alti funzionari russi delineano scenari di impiego dell’arsenale nucleare: il viceministro degli Esteri Rjabkov ha evocato la possibilità di una risposta atomica in caso di minaccia all’integrità territoriale della Russia, mentre il rappresentante permanente all’ONU di Ginevra Gatilov ha avvertito che il dispiegamento di armi nucleari presso i confini russo-bielorussi sarebbe interpretato come una minaccia diretta, innescando contromisure.
Sul fronte occidentale, analisti della NATO e capitali europee leggono queste prese di posizione come un’estensione della retorica nucleare che ha accompagnato l’offensiva russa in Ucraina, giudicata da Bruxelles e Washington un azzardo strategico. La scadenza, nel febbraio scorso, del trattato New START – l’ultimo accordo bilaterale russo-americano sulla limitazione degli arsenali strategici – ha rimosso i vincoli quantitativi e di verifica tra le due maggiori potenze nucleari. Non si registrano progressi verso un rinnovo o un sostituto, nonostante l’impegno a riaprire canali militari ad alto livello. Washington, sotto la presidenza Trump, ha premuto per includere la Cina in un nuovo trattato, ma Pechino ha respinto pubblicamente l’invito, ritenendo il proprio arsenale ancora troppo inferiore a quello russo e americano. Mosca, da parte sua, condiziona l’allargamento del negoziato all’ingresso anche degli alleati nucleari di Washington, Regno Unito e Francia.
Per l’Europa e l’Italia, il vuoto negoziale e la modernizzazione simultanea delle triadi nucleari – Mosca ha confermato l’aggiornamento della propria triade e il potenziamento delle forze convenzionali – aumentano l’incertezza strategica sul fianco orientale. Il dispiegamento di testate russe in Bielorussia, descritto da fonti diplomatiche russe come contrappeso all’Ucraina e alle forze NATO, ridisegna la geografia della deterrenza a ridosso dei confini dell’Unione. In assenza di meccanismi di controllo degli armamenti, il rischio di escalation non intenzionale e di una corsa agli armamenti tecnologicamente avanzati diventa, secondo osservatori europei, un fattore strutturale della prossima fase delle relazioni internazionali. Il dossier resta aperto, senza che sia stata annunciata alcuna data per nuovi colloqui formali.
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I media statali russi riportano che il portavoce del Cremlino ha descritto la deterrenza nucleare come l'unico baluardo rimasto contro una guerra globale, pur ammettendo che non frena i conflitti regionali. La cornice è quella di un sistema di sicurezza internazionale in erosione, privo di altri strumenti negoziali, mentre si profila la comparsa di nuove armi non nucleari di potenza comparabile.
Nel contesto della guerra in Ucraina, la stampa francese mette in evidenza la dichiarazione del Cremlino secondo cui solo la deterrenza nucleare preserva il pianeta da una guerra mondiale, ma non protegge da conflitti regionali dal potenziale crescente. L'affermazione viene letta come un segnale della fragilità della sicurezza globale e della mancanza di alternative credibili.
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