
Ispezioni nucleari in Iran: lo scontro sull’accesso ai siti colpiti congela l’intesa
Mentre l’AIEA e Washington affermano che gli ispettori entreranno negli impianti, Teheran nega qualsiasi piano immediato e rinvia tutto a un accordo finale che ponga fine alle sanzioni.
La nota di dissenso esplosa a poche ore dalla ripresa dei colloqui tecnici riguarda il cuore dell’intesa che ha interrotto le ostilità: l’accesso degli ispettori internazionali ai siti nucleari iraniani danneggiati durante il conflitto. Il direttore generale dell’AIEA, Rafael Grossi, ha dichiarato in Giappone che il memorandum d’intesa firmato dai presidenti di Stati Uniti e Iran «stabilisce esplicitamente» che tutte le attività relative a materiali e installazioni nucleari saranno sottoposte alla supervisione dell’Agenzia, e che dunque le ispezioni «avverranno, che sia dopodomani o tra dieci giorni». Donald Trump ha rincarato la dose, annunciando che ispettori americani affiancheranno quelli dell’AIEA, e ha escluso urgenza perché il materiale sarebbe stato sepolto in profondità dopo l’operazione “Midnight Hammer”.
Secondo Teheran, invece, «non esiste alcun programma né piano per l’accesso alle installazioni che hanno subito attacchi e al materiale nucleare». Il vice ministro degli Esteri Kazem Gharibabadi, capo della delegazione tecnica ai colloqui in Svizzera, ha precisato che la questione sarà affrontata soltanto nel quadro di un accordo finale e come conseguenza della cessazione completa delle sanzioni da parte americana. Il portavoce della diplomazia iraniana, Esmail Baghaei, ha ribadito che le interazioni con l’AIEA proseguiranno secondo gli obblighi di salvaguardia e le decisioni del Consiglio supremo di sicurezza nazionale, ma ha escluso che nel round svizzero si sia entrati nel dettaglio del dossier nucleare. Il presidente del Majles e capo negoziatore, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha definito l’intesa raggiunta «una dichiarazione di sconfitta dell’America», frutto della «resistenza e autorità della nazione iraniana».
La posta in gioco va oltre la verifica immediata. Dallo scoppio della guerra con Israele nel giugno 2024, l’Iran ha limitato l’accesso dell’Agenzia ai centri di arricchimento, dove secondo valutazioni occidentali sarebbe accumulato uranio al 60% sufficiente, con una decisione politica, ad alimentare fino a dieci ordigni. Il memorandum, che ha sospeso per sessanta giorni le sanzioni americane consentendo a Teheran di esportare petrolio, affida all’AIEA il monitoraggio delle attività nucleari, ma non scioglie il nodo delle ispezioni sui siti colpiti. Per l’Europa e l’Italia, la partita si intreccia con la riapertura dello Stretto di Hormuz, snodo cruciale per la sicurezza energetica globale: il premier del Qatar ha rivelato che l’intesa prevede una linea di comunicazione diretta tra Iran e Stati Uniti per smascherare falsi allarmi lanciati da «attori incontrollabili» e garantire la navigazione.
I prossimi passaggi tecnici, con la mediazione pachistana, dovrebbero riprendere la settimana entrante, mentre il segretario di Stato americano Marco Rubio è in tour nelle capitali del Golfo per rinsaldare il consenso regionale. Restano aperti i contenziosi sull’impiego dei fondi iraniani scongelati – Washington vorrebbe vincolarli ad acquisti umanitari dagli Stati Uniti, Teheran rivendica piena sovranità decisionale – e le perplessità di Israele, che giudica l’assenza di impegni nucleari immediati un cedimento. Il dossier è dunque sospeso tra la cornice dei sessanta giorni e la necessità di trasformare la tregua in un accordo permanente, con l’ispezione dei siti colpiti destinata a restare il primo banco di prova della credibilità reciproca.
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Il vice ministro degli Esteri iraniano ha dichiarato che non esiste alcun piano per consentire l'accesso ai siti nucleari colpiti, e che non si è tenuto alcun incontro con il direttore dell'AIEA nonostante la richiesta. Le ispezioni saranno discusse solo nel quadro di un accordo finale e dopo la revoca di tutte le sanzioni. La campagna mediatica viene respinta come un tentativo di imporre un fatto compiuto.
Il direttore generale dell'AIEA ha confermato che il memorandum firmato da entrambi i presidenti include esplicitamente le ispezioni degli impianti nucleari. Nonostante le dichiarazioni politiche di alcuni funzionari, l'agenzia svolgerà le attività di verifica come concordato. Le ispezioni sono una componente chiave dell'intesa tra Washington e Teheran.
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