
Liberati gli attivisti della carovana per Gaza: diplomazia europea e nodi libici
Dopo un mese di detenzione senza accuse formali nella Libia orientale, Italia e Spagna ottengono il rilascio dei propri cittadini; gli organizzatori denunciano l’assenza di condanne ufficiali.
Il 24 giugno sono stati liberati e rimpatriati gli attivisti della carovana umanitaria Global Sumud diretta a Gaza, trattenuti per un mese dalle autorità della Libia orientale. Il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani ha annunciato il rientro di Domenico Centrone, Leonarda Alberizia e del cittadino uruguaiano con passaporto italiano Matias Alvarez Rodriguez, atterrati a Fiumicino dopo un passaggio a Tunisi. Parallelamente, il capo della diplomazia spagnola José Manuel Albares ha confermato la liberazione di Alicia Armesto, in viaggio verso Madrid con scalo a Istanbul. I governi europei attribuiscono l’esito a un intenso lavoro diplomatico condotto in coordinamento con i consolati a Bengasi e i servizi di intelligence.
Secondo le autorità della Cirenaica, che fanno capo al generale Khalifa Haftar e non sono riconosciute dalla comunità internazionale, i dieci attivisti fermati il 24 maggio erano entrati nel territorio «senza completare le procedure legali e ottenere i permessi necessari». La Procura generale di Bengasi ha disposto la deportazione «in conformità con la decisione del Procuratore generale della Corte d’Appello», presentando il provvedimento come un atto di rispetto della sovranità statale e di tutela dell’ordine pubblico. La detenzione, inizialmente prolungata di altri trenta giorni dopo un’udienza saltata il 9 giugno, si è conclusa prima del termine annunciato, senza che venissero mai formalizzate accuse specifiche.
Dall’ottica degli organizzatori della Global Sumud Flotilla, il fermo costituisce una detenzione arbitraria. Centrone, all’arrivo a Roma, ha descritto l’isolamento comunicativo totale, la pressione psicologica continua e il fatto di essere stati prelevati prima di un checkpoint, «rapiti» e fatti sparire per tre giorni, pur senza violenza fisica. L’organizzazione, pur accogliendo la liberazione, ha espresso «amarezza» per un governo italiano che «celebra il proprio operato senza azioni chiare sulle violazioni commesse contro i propri cittadini» e senza una condanna formale per le violazioni del diritto internazionale. Global Sumud Italia ha annunciato il proseguimento della campagna Free Them All con Amnesty International, chiedendo sanzioni mirate e la sospensione di ogni cooperazione con i responsabili.
L’episodio si inserisce in un quadro regionale segnato dalla frammentazione della Libia e dal rafforzamento dei controlli sulle missioni di solidarietà verso Gaza. La carovana terrestre, partita dalla Mauritania con circa duecento persone, ambulanze e camion di aiuti, era ferma nei pressi di Sirte quando un gruppo di attivisti si è avvicinato alla città per negoziare il passaggio verso il valico di Rafah. Poche settimane prima, la componente marittima della stessa flottiglia era stata intercettata in acque internazionali da forze israeliane, con oltre quattrocento fermi. Fonti diplomatiche europee sottolineano che la vicenda mette in luce la difficoltà di garantire protezione consolare in territori controllati da autorità non riconosciute, mentre gli analisti del Nord Africa osservano come Haftar utilizzi la leva migratoria e umanitaria per rafforzare la propria legittimità interna.
Al momento, tutti i cittadini europei coinvolti hanno lasciato la Libia. Restano attesi nelle prossime ore i rilasci di altri attivisti di diverse nazionalità, come annunciato dalla stessa Global Sumud. Il dossier non è chiuso sul piano politico: l’organizzazione insiste per una presa di posizione internazionale che condanni le detenzioni e la criminalizzazione del movimento di solidarietà con la Palestina, mentre i governi di Roma e Madrid mantengono un profilo improntato al pragmatismo consolare, evitando dichiarazioni pubbliche di condanna verso le autorità della Libia orientale.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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La liberazione degli attivisti della carovana per Gaza è stata ottenuta grazie alla diplomazia europea, ma il rientro è stato segnato da tensioni: all'aeroporto di Bilbao si sono verificati scontri con la polizia, mentre in Italia gli attivisti appena liberati hanno criticato il governo, sminuendo il successo diplomatico. La vicenda mette in luce i nodi libici e le contraddizioni di una missione umanitaria che ha coinvolto anche figure controverse.
L'Italia ha confermato il rilascio di tre attivisti detenuti illegalmente in Libia per aver partecipato a una missione umanitaria diretta a Gaza. La loro detenzione è stata condannata come parte della repressione israeliana contro chi tenta di rompere l'assedio, suscitando indignazione internazionale. La vicenda sottolinea la criminalizzazione dell'aiuto umanitario e la solidarietà con la causa palestinese.
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