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Minori e social media: la Germania punta sull’educazione, Emirati e Malesia sui divieti

La commissione di esperti tedesca propone un’età minima di 13 anni e obblighi di design per le piattaforme, mentre Abu Dhabi e Kuala Lumpur adottano verifiche anagrafiche e divieti sotto i 15-16 anni.

La commissione interdisciplinare nominata dal governo federale tedesco ha presentato a Berlino le sue raccomandazioni per la protezione dei minori nell’ambiente digitale, respingendo l’ipotesi di un divieto generalizzato di accesso ai social media per gli under 16, sul modello australiano. Il documento, articolato in 56 raccomandazioni, propone invece un’età minima di 13 anni per l’apertura di un account personale, oppure restrizioni graduali delle funzionalità in base al rischio, e insiste su una triade di obiettivi: protezione, empowerment e partecipazione. La pubblicazione avviene mentre diversi paesi introducono barriere più rigide: l’Australia ha già vietato l’accesso ai minori di 16 anni, gli Emirati Arabi Uniti hanno proibito gli account sotto i 15, e la Malesia ha reso operativo un sistema di verifica dell’età che impedisce la registrazione prima dei 16 anni.

Secondo la commissione, presieduta da Olaf Köller e Nadine Schön, un divieto assoluto escluderebbe i giovani dalla sfera digitale in cui si esercitano diritti di espressione e partecipazione, e distoglierebbe l’attenzione dalla responsabilità primaria dei gestori delle piattaforme. La ministra della famiglia Karin Prien (CDU) ha sostenuto la soglia dei 13 anni come “la via giusta”, chiedendo un intervento a livello europeo che imponga un design sicuro, vieti algoritmi che inducono dipendenza e i cosiddetti “dark pattern”. Sul fronte politico interno, tuttavia, sia la CDU nel suo congresso del 2026 sia la SPD avevano avanzato richieste più restrittive, con limiti a 14 o 16 anni, segno di una tensione tra l’approccio fondato sull’educazione digitale e la domanda di divieti netti che, secondo un sondaggio YouGov, raccoglie in Germania il consenso di quasi tre quarti della popolazione.

Al di fuori dell’Europa, le strategie adottate riflettono filosofie differenti. Negli Emirati Arabi Uniti, la risoluzione del Consiglio dei ministri vieta la creazione di account personali per i minori di 15 anni, senza deroga tramite consenso parentale, e concede alle piattaforme dodici mesi per adeguarsi. Le autorità di Kuala Lumpur, attraverso il Codice per la protezione dei minori entrato in vigore con l’Online Safety Act, impongono ai fornitori di social media un meccanismo di verifica dell’età basato su documenti ufficiali, rinviando l’accesso ai 16 anni con l’iniziativa “Tunggu 16”. In entrambi i casi, l’accento cade sulla verifica anagrafica e sul rispetto della privacy dei dati, con obbligo di cancellazione delle informazioni dopo l’uso. L’Australia, che ha fatto da apripista, viene citata come riferimento sia dai sostenitori del divieto sia, in negativo, da chi teme un “paternalismo digitale” che ignora le esigenze di socializzazione e apprendimento dei nativi digitali.

La commissione tedesca ha formulato anche proposte che ridisegnano l’ecosistema di protezione: divieto di uso privato degli smartphone nelle scuole fino alla settima classe, introduzione di un “patentino digitale” per l’intelligenza artificiale già nella scuola primaria, creazione di una centrale di polizia online per minori, e obblighi per le piattaforme di differenziare i servizi per le fasce 13-16 e 17-18 anni, eliminando feed algoritmici e pubblicità personalizzata. Il dossier è ora nelle mani del governo tedesco, che entro settembre dovrà tradurre le raccomandazioni in una strategia nazionale, mentre a Bruxelles si discute se armonizzare le regole sull’età digitale. La Malesia ha già avviato l’applicazione delle nuove norme, e gli Emirati Arabi Uniti hanno fissato la scadenza del giugno 2027 per la piena conformità delle piattaforme. Il dibattito resta aperto: la tensione tra la tutela della salute mentale dei minori e il diritto alla partecipazione digitale è destinata a plasmare le legislazioni dei prossimi anni.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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La commissione tedesca di esperti per la protezione dei minori nel mondo digitale sconsiglia un divieto generalizzato dei social media per i minori. Propone invece una triade di protezione, responsabilizzazione e partecipazione, con certificati di alfabetizzazione digitale per gli studenti e obblighi più severi per le piattaforme. L’approccio punta su educazione e guida genitoriale anziché su divieti assoluti.

Stampa sud-est asiatica
UrgenzaAllarmePaternalismo

La Malesia ha fissato a 16 anni l’età minima per l’uso dei social media e imporrà multe fino a 10 milioni di ringgit alle piattaforme che non verificano l’età. La nuova legge sulla sicurezza online e il codice di protezione dei minori mirano a proteggere i bambini da contenuti dannosi e sfruttamento. Il governo sottolinea l’applicazione rigorosa e un ambiente digitale sicuro.

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mercoledì 24 giugno 2026

Minori e social media: la Germania punta sull’educazione, Emirati e Malesia sui divieti

La commissione di esperti tedesca propone un’età minima di 13 anni e obblighi di design per le piattaforme, mentre Abu Dhabi e Kuala Lumpur adottano verifiche anagrafiche e divieti sotto i 15-16 anni.

La commissione interdisciplinare nominata dal governo federale tedesco ha presentato a Berlino le sue raccomandazioni per la protezione dei minori nell’ambiente digitale, respingendo l’ipotesi di un divieto generalizzato di accesso ai social media per gli under 16, sul modello australiano. Il documento, articolato in 56 raccomandazioni, propone invece un’età minima di 13 anni per l’apertura di un account personale, oppure restrizioni graduali delle funzionalità in base al rischio, e insiste su una triade di obiettivi: protezione, empowerment e partecipazione. La pubblicazione avviene mentre diversi paesi introducono barriere più rigide: l’Australia ha già vietato l’accesso ai minori di 16 anni, gli Emirati Arabi Uniti hanno proibito gli account sotto i 15, e la Malesia ha reso operativo un sistema di verifica dell’età che impedisce la registrazione prima dei 16 anni.

Secondo la commissione, presieduta da Olaf Köller e Nadine Schön, un divieto assoluto escluderebbe i giovani dalla sfera digitale in cui si esercitano diritti di espressione e partecipazione, e distoglierebbe l’attenzione dalla responsabilità primaria dei gestori delle piattaforme. La ministra della famiglia Karin Prien (CDU) ha sostenuto la soglia dei 13 anni come “la via giusta”, chiedendo un intervento a livello europeo che imponga un design sicuro, vieti algoritmi che inducono dipendenza e i cosiddetti “dark pattern”. Sul fronte politico interno, tuttavia, sia la CDU nel suo congresso del 2026 sia la SPD avevano avanzato richieste più restrittive, con limiti a 14 o 16 anni, segno di una tensione tra l’approccio fondato sull’educazione digitale e la domanda di divieti netti che, secondo un sondaggio YouGov, raccoglie in Germania il consenso di quasi tre quarti della popolazione.

Al di fuori dell’Europa, le strategie adottate riflettono filosofie differenti. Negli Emirati Arabi Uniti, la risoluzione del Consiglio dei ministri vieta la creazione di account personali per i minori di 15 anni, senza deroga tramite consenso parentale, e concede alle piattaforme dodici mesi per adeguarsi. Le autorità di Kuala Lumpur, attraverso il Codice per la protezione dei minori entrato in vigore con l’Online Safety Act, impongono ai fornitori di social media un meccanismo di verifica dell’età basato su documenti ufficiali, rinviando l’accesso ai 16 anni con l’iniziativa “Tunggu 16”. In entrambi i casi, l’accento cade sulla verifica anagrafica e sul rispetto della privacy dei dati, con obbligo di cancellazione delle informazioni dopo l’uso. L’Australia, che ha fatto da apripista, viene citata come riferimento sia dai sostenitori del divieto sia, in negativo, da chi teme un “paternalismo digitale” che ignora le esigenze di socializzazione e apprendimento dei nativi digitali.

La commissione tedesca ha formulato anche proposte che ridisegnano l’ecosistema di protezione: divieto di uso privato degli smartphone nelle scuole fino alla settima classe, introduzione di un “patentino digitale” per l’intelligenza artificiale già nella scuola primaria, creazione di una centrale di polizia online per minori, e obblighi per le piattaforme di differenziare i servizi per le fasce 13-16 e 17-18 anni, eliminando feed algoritmici e pubblicità personalizzata. Il dossier è ora nelle mani del governo tedesco, che entro settembre dovrà tradurre le raccomandazioni in una strategia nazionale, mentre a Bruxelles si discute se armonizzare le regole sull’età digitale. La Malesia ha già avviato l’applicazione delle nuove norme, e gli Emirati Arabi Uniti hanno fissato la scadenza del giugno 2027 per la piena conformità delle piattaforme. Il dibattito resta aperto: la tensione tra la tutela della salute mentale dei minori e il diritto alla partecipazione digitale è destinata a plasmare le legislazioni dei prossimi anni.

Divergenza delle fonti

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La commissione tedesca di esperti per la protezione dei minori nel mondo digitale sconsiglia un divieto generalizzato dei social media per i minori. Propone invece una triade di protezione, responsabilizzazione e partecipazione, con certificati di alfabetizzazione digitale per gli studenti e obblighi più severi per le piattaforme. L’approccio punta su educazione e guida genitoriale anziché su divieti assoluti.

Stampa sud-est asiatica
UrgenzaAllarmePaternalismo

La Malesia ha fissato a 16 anni l’età minima per l’uso dei social media e imporrà multe fino a 10 milioni di ringgit alle piattaforme che non verificano l’età. La nuova legge sulla sicurezza online e il codice di protezione dei minori mirano a proteggere i bambini da contenuti dannosi e sfruttamento. Il governo sottolinea l’applicazione rigorosa e un ambiente digitale sicuro.

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