
Scaloni e De la Fuente, da maestro e allievo a rivali per la storia
L'argentino e lo spagnolo, legati da un corso per allenatori del 2017, si contendono il titolo iridato con percorsi paralleli e senza esperienze in club di prima divisione.
Lionel Scaloni e Luis de la Fuente si ritrovano uno di fronte all’altro nella finale della Coppa del Mondo 2026, in programma al MetLife Stadium di New York. Nove anni dopo aver condiviso un’aula nella Città del Calcio di Las Rozas, dove De la Fuente insegnava tattica e sistemi di gioco e Scaloni, fresco di ritiro, sedeva in prima fila per ottenere la licenza UEFA Pro, il maestro e l’allievo si contendono il trofeo più ambito. Un incrocio che la stampa argentina descrive come il coronamento di un’amicizia nata sui banchi e consolidata da una stima reciproca mai venuta meno.
Il legame risale al 2017, quando Scaloni, ex difensore del Deportivo La Coruña e di altre squadre spagnole, scelse la Federazione iberica per completare la propria formazione. Secondo i resoconti dei media spagnoli, De la Fuente lo ricorda come uno studente «molto applicato», dotato di «interesse e attitudine», mentre l’argentino ha più volte definito lo spagnolo «un grande tipo» che gli diede «una mano enorme». Dopo il corso, i contatti non si sono interrotti: i due hanno continuato a confrontarsi, tanto che Scaloni ha rivelato di aver avuto una lunga chiacchierata con De la Fuente dopo il trionfo in Qatar, scambiandosi idee che, a suo dire, «gli sono servite».
Le traiettorie dei due commissari tecnici presentano sorprendenti analogie. Entrambi sono approdati alla guida delle rispettive nazionali maggiori quasi per caso: Scaloni come traghettatore dopo il caos del Mondiale russo del 2018, forte del solo incarico di vice di Sampaoli e di una breve parentesi alla Sub-20; De la Fuente dopo un decennio trascorso a forgiare talenti nelle selezioni giovanili spagnole, dalla Sub-19 all’Olimpica, e chiamato a sostituire Luis Enrique all’indomani dell’eliminazione contro il Marocco. In entrambi i casi, come notano gli analisti sudamericani, la mancanza di esperienze in panchina in un campionato di prima divisione – un dato che li accomuna in modo quasi unico tra i finalisti di un Mondiale – non ha impedito loro di vincere: Scaloni ha conquistato due Coppe America, la Finalissima e il titolo iridato in Qatar; De la Fuente ha portato la Spagna al trionfo nella Nations League e all’Europeo del 2024.
Ora la posta in palio è altissima. Scaloni punta a diventare il secondo allenatore della storia a vincere due Mondiali consecutivi, impresa riuscita soltanto all’italiano Vittorio Pozzo nel 1934 e 1938. De la Fuente, dal canto suo, cerca la doppietta Europeo-Mondiale che nella storia spagnola ha firmato solo Vicente del Bosque, seppure in ordine inverso, tra il 2010 e il 2012. Entrambi, secondo le analisi della stampa europea, propongono un calcio fondato sul possesso e sulla verticalità, lontano dagli eccessi tattici e vicino a una gestione concreta del gruppo. La finale di New York non è soltanto la sfida tra due selezioni di altissimo livello, ma anche il banco di prova definitivo per due tecnici che hanno costruito il proprio successo lontano dai riflettori dei grandi club, dimostrando che la normalità può battere i presunti guru. Chi alzerà la coppa entrerà in una dimensione leggendaria, riscrivendo la storia del calcio mondiale.
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| Stampa europea continentale | +0.40 | aligned |
L'Argentina rivendica il proprio orgoglio per il percorso di Scaloni, da studente a maestro, e sottolinea il legame personale con De la Fuente.
Raccontando la finale come un incontro tra amici, la narrazione umanizza il confronto e sposta l'attenzione dalla competizione alla relazione.
L'Europa osserva con distacco storico, misurando i traguardi di entrambi gli allenatori senza schierarsi.
Inquadrando l'evento in una cornice di record e precedenti, si neutralizza la tensione emotiva e si privilegia l'analisi.
Omette la narrazione del rapporto personale tra i due allenatori, concentrandosi esclusivamente sui dati storici.
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