
Oro ai minimi di due settimane, il petrolio infiamma i timori sui tassi
Le tensioni nel Golfo spingono il greggio e le attese di rialzi Fed, mentre i mercati attendono i dati sull’inflazione americana per decifrare la prossima mossa.
L’oro è scivolato fino a 3.993,83 dollari l’oncia, il livello più basso da due settimane, dopo aver perso quasi il 3% nella seduta precedente – la flessione giornaliera più marcata in oltre un mese. Il metallo ha poi recuperato leggermente in mattinata, ma resta sotto pressione per l’impennata del petrolio, salito di circa il 9% ai massimi da metà giugno, in seguito al terzo giorno consecutivo di attacchi americani contro l’Iran e a nuovi incidenti su petroliere nello Stretto di Hormuz. Il presidente Trump ha annunciato il ripristino del blocco navale contro le spedizioni iraniane nel Golfo, riaccendendo i timori per la stabilità dei flussi energetici globali.
Il meccanismo che collega il greggio all’oro passa per le aspettative di inflazione e la politica monetaria. Il caro-energia alimenta i prezzi al consumo e rafforza la convinzione che la Federal Reserve debba proseguire con i rialzi dei tassi. Il governatore Christopher Waller ha dichiarato che la banca centrale potrebbe dover alzare il costo del denaro «nel breve termine» se l’inflazione resterà ben oltre l’obiettivo del 2%, definendo la politica monetaria a un «bivio». I trader hanno così portato al 78% la probabilità di un rialzo a settembre, dal 57% di una settimana fa. Tassi più alti riducono l’attrattiva dell’oro, che non offre rendimento, ma il metallo prezioso rimane al contempo un bene rifugio contro l’inflazione, generando un contrasto che frena movimenti direzionali netti.
Sul mercato valutario il dollaro ha ceduto lo 0,09%, mentre l’euro si è apprezzato dello 0,1% a 1,1392 dollari. Per l’Europa, e in particolare per l’Italia, il rialzo del petrolio rappresenta un fattore di inflazione importata che potrebbe complicare il percorso della Bce, anche se un euro leggermente più forte attenua in parte la pressione sui prezzi dell’energia. In Asia, lo yen resta vicino ai minimi da quarant’anni, spingendo il ministro delle Finanze giapponese a evocare possibili interventi o una revisione degli investimenti del fondo pensioni pubblico. L’Unione Europea, intanto, ha annunciato nuove sanzioni contro il commercio dell’oro sudanese, utilizzato per finanziare il conflitto in corso, a conferma del ruolo geopolitico del metallo.
Il prossimo banco di prova è immediato: oggi sono attesi i dati sull’indice dei prezzi al consumo americano di giugno, seguiti nei prossimi giorni da quelli sui prezzi alla produzione e dalla prima testimonianza semestrale del presidente della Fed Kevin Warsh al Congresso. Questi appuntamenti chiariranno se le pressioni inflazionistiche stanno allentandosi o persistendo, orientando le decisioni sui tassi e, di riflesso, la direzione dell’oro e dei rendimenti obbligazionari sui mercati europei.
| Stampa arabo levante-Maghreb | −0.40 | critical |
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