
Ormuz riapre al petrolio: la tregua Usa-Iran sblocca lo stretto strategico
Dopo 107 giorni di conflitto, Trump annuncia la fine del blocco navale e il passaggio delle prime petroliere, mentre Teheran coordina il traffico con l’Oman.
Le petroliere hanno ricominciato a solcare le acque dello Stretto di Ormuz. L’annuncio, arrivato nella giornata di lunedì direttamente dal presidente americano Donald Trump sulla sua piattaforma Truth Social, segna la prima conseguenza concreta dell’accordo di pace raggiunto tra Washington e Teheran dopo più di tre mesi di ostilità. «Le navi stanno iniziando a muoversi, molte cariche di greggio, fuori dallo Stretto», ha scritto Trump, precisando che i convogli stanno percorrendo la “rotta meridionale”, descritta come totalmente sicura. L’intesa, che dovrebbe essere firmata venerdì prossimo, prevede la riapertura immediata del varco strategico da cui transita circa un quinto del petrolio mondiale e il contestuale ritiro del blocco navale imposto dagli Stati Uniti ai porti iraniani.
La narrazione dell’accordo assume toni diversi a seconda della sponda da cui la si osservi. Da Washington, fonti vicine all’amministrazione Trump insistono sul carattere risolutivo dell’intesa: nessun pedaggio sarà imposto al traffico mercantile, e la via d’acqua torna a essere un corridoio libero. Teheran, dal canto suo, ha precisato che la regolamentazione del transito avverrà in coordinamento con l’Oman, lasciando intendere che il pagamento di tasse per “servizi di navigazione” – ventilato nei giorni scorsi – potrebbe essere semplicemente assorbito in un quadro bilaterale. La mediazione di Mascate, silenziosa ma decisiva, aggiunge uno strato di complessità a un’architettura diplomatica che entrambe le capitali presentano come una vittoria.
Per l’Europa, e in particolare per l’Italia, la riapertura di Ormuz rappresenta un sollievo immediato. Il nostro Paese importa dal Medio Oriente una quota rilevante del proprio fabbisogno di greggio, e il blocco aveva alimentato timori di una nuova fiammata inflazionistica. Analisti di Bruxelles sottolineano che la fine delle ostilità allontana lo spettro di uno shock dell’offerta, restituendo prevedibilità ai mercati energetici proprio mentre il G7, riunito a Évian, cerca una posizione comune sulla sicurezza degli approvvigionamenti. Non a caso, le quotazioni del petrolio hanno già registrato un calo. Tuttavia, il settore marittimo invita alla cautela: armatori e assicuratori impiegheranno settimane prima di considerare la rotta pienamente normalizzata, e il transito reale delle merci potrebbe riprendere solo gradualmente.
L’intesa, per quanto accolta con favore, resta fragile. I dettagli dell’accordo non sono stati resi pubblici, e la presenza dell’Oman come garante suggerisce un equilibrio regionale delicato, osservato con attenzione anche da Pechino, primo importatore asiatico di petrolio mediorientale. Per l’Italia e per l’Europa, la riapertura dello Stretto è un respiro di sollievo che, tuttavia, non cancella la lezione di questi 107 giorni: la dipendenza energetica da un unico punto di strozzatura resta una vulnerabilità strategica. Le prossime settimane diranno se il cessate il fuoco reggerà e se Ormuz tornerà davvero a essere, come auspicato da Trump, un’autostrada sicura per il commercio globale.
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