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Crimini & Disastrisabato 20 giugno 2026

Strage di migranti al largo della Libia: 51 tra morti e dispersi, solo dieci superstiti

Il naufragio è avvenuto il 12 giugno a est di Tobruk; corpi trascinati dalle correnti per giorni. A ovest salvataggio tempestivo di altri 15.

I corpi in avanzato stato di decomposizione di almeno undici migranti sono stati recuperati nel fine settimana lungo la costa orientale libica, da Ain Al‑Ghazala ad Al‑Qa’rah, dalla Mezzaluna Rossa e dalla guardia costiera di Tobruk. L’imbarcazione, partita il 12 giugno con l’intenzione di raggiungere l’Europa, trasportava 61 persone: solo dieci sono sopravvissute, secondo quanto raccolto dalla marina libica. I superstiti hanno descritto un natante sovraccarico e il mare mosso che ne ha provocato il rovesciamento. Fonti della sicurezza locale e l’associazione umanitaria Al‑Abreen, attiva nel monitoraggio dei flussi nella Libia orientale, stimano quaranta dispersi, portando il bilancio complessivo a 51 tra morti e presumibilmente annegati.

I numeri restano incerti. Le stesse autorità libiche parlano di 15 cadaveri rinvenuti nei giorni successivi, mentre altre fonti ne indicano 16, via via che le correnti spingevano i resti verso gli arenili rocciosi. I soccorritori, protetti da tute bianche, hanno raccolto le vittime in sacchi di plastica, come documentato da video diffusi dalla guardia costiera e dalle foto pubblicate dalla Mezzaluna Rossa. Non si esclude il ritrovamento di ulteriori corpi, data la vastità dell’area di ricerca.

Un secondo naufragio, indipendente, è avvenuto a ovest, al largo di Al‑Khoms: qui un intervento congiunto di pescatori locali e guardia costiera ha permesso di mettere in salvo 15 persone, senza ulteriori perdite. La costa libica rimane uno snodo cruciale per chi fugge da conflitti e miseria, sospinto dalle reti di trafficanti approfittando del vuoto istituzionale seguito alla caduta di Gheddafi nel 2011. Secondo l’Organizzazione internazionale per le migrazioni, nel solo Mediterraneo centrale tra gennaio e metà maggio di quest’anno hanno perso la vita o sono scomparsi oltre 800 migranti.

Le operazioni di ricerca dei dispersi sono ancora in corso, ostacolate dalle condizioni del mare e dalla frammentazione politica del Paese. I superstiti sono stati trasferiti in strutture di prima accoglienza, mentre le indagini puntano a risalire ai responsabili del traffico. L’ennesima strage riporta l’attenzione sulla necessità di corridoi umanitari sicuri verso l’Europa, in un anno che ha già visto più di 1.300 vittime nel 2024 sull’intera rotta centrale.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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Stampa arabo levante-MaghrebStampa del Golfo arabo
Stampa arabo levante-Maghreb
AllarmeIndignazione

La tragedia si ripete: almeno 15 corpi senza vita vengono portati a riva sulla costa orientale libica, mentre si teme che il bilancio possa aggravarsi ulteriormente. I soccorritori denunciano lo stato di decomposizione delle vittime e avvertono che potrebbero esserci altri dispersi. Il naufragio dell'ennesimo barcone di migranti evidenzia l'urgenza di affrontare la crisi migratoria nel Mediterraneo.

Stampa del Golfo arabo
PragmatismoDistacco

Le autorità libiche hanno recuperato 16 corpi e salvato 10 migranti dopo il naufragio di un'imbarcazione con 61 persone a bordo. Le ricerche dei dispersi proseguono lungo il tratto di costa da al-Aqaila ad Ain al-Ghazala. In un incidente separato a ovest, altri 15 migranti sono stati tratti in salvo.

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sabato 20 giugno 2026

Strage di migranti al largo della Libia: 51 tra morti e dispersi, solo dieci superstiti

Il naufragio è avvenuto il 12 giugno a est di Tobruk; corpi trascinati dalle correnti per giorni. A ovest salvataggio tempestivo di altri 15.

I corpi in avanzato stato di decomposizione di almeno undici migranti sono stati recuperati nel fine settimana lungo la costa orientale libica, da Ain Al‑Ghazala ad Al‑Qa’rah, dalla Mezzaluna Rossa e dalla guardia costiera di Tobruk. L’imbarcazione, partita il 12 giugno con l’intenzione di raggiungere l’Europa, trasportava 61 persone: solo dieci sono sopravvissute, secondo quanto raccolto dalla marina libica. I superstiti hanno descritto un natante sovraccarico e il mare mosso che ne ha provocato il rovesciamento. Fonti della sicurezza locale e l’associazione umanitaria Al‑Abreen, attiva nel monitoraggio dei flussi nella Libia orientale, stimano quaranta dispersi, portando il bilancio complessivo a 51 tra morti e presumibilmente annegati.

I numeri restano incerti. Le stesse autorità libiche parlano di 15 cadaveri rinvenuti nei giorni successivi, mentre altre fonti ne indicano 16, via via che le correnti spingevano i resti verso gli arenili rocciosi. I soccorritori, protetti da tute bianche, hanno raccolto le vittime in sacchi di plastica, come documentato da video diffusi dalla guardia costiera e dalle foto pubblicate dalla Mezzaluna Rossa. Non si esclude il ritrovamento di ulteriori corpi, data la vastità dell’area di ricerca.

Un secondo naufragio, indipendente, è avvenuto a ovest, al largo di Al‑Khoms: qui un intervento congiunto di pescatori locali e guardia costiera ha permesso di mettere in salvo 15 persone, senza ulteriori perdite. La costa libica rimane uno snodo cruciale per chi fugge da conflitti e miseria, sospinto dalle reti di trafficanti approfittando del vuoto istituzionale seguito alla caduta di Gheddafi nel 2011. Secondo l’Organizzazione internazionale per le migrazioni, nel solo Mediterraneo centrale tra gennaio e metà maggio di quest’anno hanno perso la vita o sono scomparsi oltre 800 migranti.

Le operazioni di ricerca dei dispersi sono ancora in corso, ostacolate dalle condizioni del mare e dalla frammentazione politica del Paese. I superstiti sono stati trasferiti in strutture di prima accoglienza, mentre le indagini puntano a risalire ai responsabili del traffico. L’ennesima strage riporta l’attenzione sulla necessità di corridoi umanitari sicuri verso l’Europa, in un anno che ha già visto più di 1.300 vittime nel 2024 sull’intera rotta centrale.

Divergenza delle fonti

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Come la stessa storia è raccontata altrove.

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La tragedia si ripete: almeno 15 corpi senza vita vengono portati a riva sulla costa orientale libica, mentre si teme che il bilancio possa aggravarsi ulteriormente. I soccorritori denunciano lo stato di decomposizione delle vittime e avvertono che potrebbero esserci altri dispersi. Il naufragio dell'ennesimo barcone di migranti evidenzia l'urgenza di affrontare la crisi migratoria nel Mediterraneo.

Stampa del Golfo arabo
PragmatismoDistacco

Le autorità libiche hanno recuperato 16 corpi e salvato 10 migranti dopo il naufragio di un'imbarcazione con 61 persone a bordo. Le ricerche dei dispersi proseguono lungo il tratto di costa da al-Aqaila ad Ain al-Ghazala. In un incidente separato a ovest, altri 15 migranti sono stati tratti in salvo.

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