
Oltre 10mila arresti in cinque giorni: l’offensiva migratoria USA durante i Mondiali
Mentre gli Stati Uniti ospitano la Coppa del Mondo FIFA 2026, l’ICE intensifica le retate migratorie con una media di 2.000 arresti al giorno, suscitando critiche interne e interrogativi sulla sicurezza dell’evento.
L’Immigration and Customs Enforcement (ICE) ha effettuato più di 10.000 arresti in un arco di cinque giorni a cavallo tra giugno e luglio, un’accelerazione che coincide con lo svolgimento della Coppa del Mondo FIFA 2026 sul suolo statunitense. Secondo documenti interni ottenuti dal New York Times e confermati da fonti dell’agenzia, la Casa Bianca avrebbe esercitato pressioni affinché le retate raggiungessero una media di almeno 2.000 fermi al giorno, un ritmo quasi doppio rispetto ai mesi precedenti. L’impennata è stata accompagnata da un incremento della popolazione detenuta nei centri dell’ICE, salita a oltre 63.000 persone, mentre il Dipartimento della Sicurezza Interna (DHS) ha ribadito che «chi entra illegalmente nel Paese sarà trovato, arrestato e deportato».
L’amministrazione Trump inquadra l’operazione come adempimento di un mandato elettorale e la collega alla necessità di garantire la sicurezza pubblica durante un evento globale che richiama milioni di visitatori. In parallelo, la cooperazione internazionale di polizia è stata lodata dal vicedirettore dell’FBI Christopher Wray, che in una visita al Centro di cooperazione internazionale di polizia (IPCC) ha ringraziato il Marocco per il suo «contributo concreto e affidabile» alla protezione del torneo, definendo Rabat un partner strategico nello scambio di intelligence. A Los Angeles, dove si disputano incontri come Spagna-Austria, il DHS ha attivato un dispositivo di sicurezza di livello SEAR 1, il massimo previsto per eventi di massa, con agenti dell’ICE e della Homeland Security Investigations concentrati sul contrasto alla contraffazione e all’identificazione di soggetti ad alto rischio, non su controlli migratori di massa, secondo quanto dichiarato dal segretario Markwayne Mullin.
L’ondata di arresti ha tuttavia sollevato aspre critiche da parte di avvocati immigrati e di esponenti di entrambi gli schieramenti politici. Tra gli episodi contestati figurano il fermo di una suora cattolica in Texas mentre si recava a messa e diversi arresti all’interno di un tribunale dell’immigrazione a New York, che secondo i legali violerebbero ordinanze restrittive contro la prassi di prelevare i migranti all’uscita delle udienze. L’iniziativa si inserisce in un quadro giuridico reso più severo dalla recente decisione della Corte Suprema che consente di revocare lo status di protezione temporanea per Haiti e Siria, aprendo la strada all’espulsione di circa 350.000 haitiani e 6.000 siriani, nonostante gli allarmi del Dipartimento di Stato sulla violenza in quei Paesi.
Per l’Europa e l’Italia, che seguono con attenzione l’evolversi della politica migratoria americana anche in vista dei flussi turistici legati ai Mondiali, il nodo resta la tensione tra l’immagine di un Paese aperto al mondo e una macchina espulsiva che punta a un milione di deportazioni l’anno. Le operazioni dell’ICE, pur formalmente distinte dalla sicurezza degli stadi, rischiano di alimentare un clima di incertezza tra i visitatori stranieri, mentre il torneo entra nella sua fase finale con la conclusione prevista per il 19 luglio. L’amministrazione non ha fornito indicazioni su un possibile ridimensionamento delle retate, e i documenti interni suggeriscono che l’obiettivo di 2.000 arresti giornalieri resterà in vigore almeno fino al termine della competizione.
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I materiali forniti per questo blocco non contengono articoli sulla vicenda delle detenzioni ICE. La copertura si concentra su calcio, economia locale e cronaca, senza alcun riferimento alla notizia in esame.
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