
All’Onu scontro frontale su Hormuz: “Teheran non può tenere in ostaggio il commercio globale”
Il Consiglio di Sicurezza si riunisce su richiesta del Bahrein dopo gli attacchi alle navi e le nuove regole di navigazione iraniane, mentre i negoziati indiretti tra Washington e Teheran proseguono a Doha.
La seduta d’emergenza del Consiglio di Sicurezza convocata giovedì 2 luglio 2026 su impulso del Bahrein ha messo a nudo la fragilità del memorandum d’intesa tra Stati Uniti e Iran, firmato il 17 giugno a Islamabad con la mediazione di Pakistan e Qatar. Secondo fonti diplomatiche a New York, l’incontro è stato dominato dallo scambio di accuse sugli attacchi con droni e missili balistici che, stando ai dati presentati dal ministro degli Esteri bahreinita Abdullatif bin Rashid Al Zayani, hanno colpito il suo Paese 808 volte dal 28 febbraio, causando tre vittime civili e 465 feriti, e prendendo di mira infrastrutture critiche e aree residenziali. Il vice segretario generale dell’Onu Elizabeth Spehar ha parlato di una “rinnovata escalation preoccupante” e ha ammonito che ogni nuovo incidente nel Golfo Persico aumenta il rischio di un errore di calcolo, pur accogliendo con favore la decisione congiunta di Teheran e Washington di dar prova di ritegno.
Nell’ottica di Teheran, espressa dall’ambasciatore Amir Saeed Iravani, gli Stati Uniti e Israele avrebbero “tradito due volte la diplomazia” lanciando guerre di aggressione contro l’Iran in violazione della Carta dell’Onu, e le azioni militari iraniane costituirebbero legittima difesa ai sensi dell’articolo 51. Iravani ha respinto le accuse di aver deliberatamente colpito civili, ha denunciato il silenzio del Consiglio sulle oltre 4.800 vittime civili iraniane nei bombardamenti americani e ha chiesto che l’organismo sostenga il percorso negoziale anziché indebolirlo con riunioni che, a suo dire, ribaltano il rapporto tra vittima e aggressore. Da Mosca, la vice rappresentante russa Anna Evstigneeva ha insistito sulla necessità di attuare integralmente le intese per scongiurare una nuova spirale di tensione in tutto il Medio Oriente, incluso il Libano.
Il nodo immediato resta lo Stretto di Hormuz, via d’acqua da cui transita circa un quinto del petrolio mondiale. Secondo quanto emerso in aula, il Corpo delle guardie della rivoluzione iraniana ha intimato a tutte le petroliere di utilizzare esclusivamente le rotte da esso autorizzate, minacciando una “risposta decisa” in caso di inadempienza, mentre gli Stati Uniti – con l’ambasciatore Mike Waltz – hanno ribadito che “l’Iran non può prendere in ostaggio l’economia globale” e che la pazienza del presidente Trump “non è illimitata”. Per l’Europa, e in particolare per l’Italia che dipende in misura significativa dagli approvvigionamenti energetici via mare, il protrarsi dell’instabilità rischia di tradursi in nuovi rincari di gas e carburanti, con ripercussioni dirette sui costi industriali e sulle famiglie, come segnalano analisti di Bruxelles.
Sul piano diplomatico, il memorandum prevede un cessate il fuoco su tutti i fronti, la riapertura dello Stretto, la revoca del blocco navale e lo sblocco dei beni iraniani congelati, oltre a un calendario di sessanta giorni per affrontare il programma nucleare di Teheran. I mediatori qatarioti e pachistani hanno annunciato “progressi positivi” al termine dei colloqui indiretti di Doha del 1° luglio, e il vice ministro degli Esteri iraniano Kazem Gharibabadi ha riferito dell’istituzione di un canale di comunicazione per segnalare eventuali violazioni dell’intesa. La tenuta del negoziato dipenderà dalla capacità delle parti di contenere gli incidenti sul campo e di rispettare gli impegni assunti, mentre il Consiglio di Sicurezza, ora sotto presidenza congolese, è chiamato a decidere se e come dotarsi di un meccanismo di monitoraggio che garantisca la responsabilità senza soffocare il fragile spazio diplomatico.
| Stampa iraniana e affini | +0.20 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.60 | critical |
L'Iran denuncia le trame di Israele e Stati Uniti, rivendica il successo delle esportazioni petrolifere e avverte che ogni minaccia riceverà una risposta immediata.
Utilizza fonti occidentali (CNN, NYT) per confermare le proprie tesi, trasformando le rivelazioni in prove della malafede avversaria.
Le accuse di attacchi iraniani a navi e paesi del Golfo, presenti nei resoconti atlantici, sono assenti.
L'Occidente condanna le azioni destabilizzanti dell'Iran, mette in guardia contro le sue minacce alla navigazione e chiede responsabilità.
Presenta le azioni iraniane come una minaccia oggettiva alla sicurezza globale, citando rapporti di intelligence e analisi di mercato per legittimare la condanna.
La narrazione iraniana di successo economico e vittimismo di fronte ai complotti israeliani è assente.
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