
Iran, Eje'i riconfermato alla guida della magistratura: continuità nell'era di Mojtaba Khamenei
La decisione, comunicata durante i funerali di Ali Khamenei, segnala il mantenimento dell'apparato repressivo in un momento di transizione opaca, con il nuovo leader che non appare in pubblico.
Il 4 luglio, il neo Leader Supremo della Repubblica Islamica, Seyyed Mojtaba Khamenei, ha rinnovato per altri cinque anni il mandato del capo della magistratura Gholam-Hossein Mohseni Eje'i. Il decreto, basato sull'articolo 157 della Costituzione, è stato emesso mentre Teheran era ancora immersa nei riti funebri per il padre e predecessore Ali Khamenei, ucciso – secondo la narrativa ufficiale – in un attacco militare attribuito a Stati Uniti e Israele. La scelta è caduta su un fedelissimo dalla lunga carriera negli apparati di sicurezza e giudiziari, già ministro dell'Intelligence e procuratore del Tribunale speciale per il clero.
Il presidente Masoud Pezeshkian e il portavoce del Parlamento Mohammad-Bagher Ghalibaf hanno immediatamente plaudito alla decisione, sottolineando la necessità di cooperazione tra i poteri dello Stato per rafforzare la giustizia sociale e lo stato di diritto. Secondo analisti occidentali e arabi, tuttavia, la riconferma di Eje'i – colpito da sanzioni statunitensi per il suo ruolo nella repressione delle proteste del 2009 – segnala la volontà del regime di preservare la saldatura tra intelligence e magistratura, pilastro del sistema repressivo iraniano. La sua figura è considerata garante di un approccio intransigente verso il dissenso, senza accenni a riforme o a una maggiore indipendenza del potere giudiziario.
La tempistica e le modalità del decreto sollevano interrogativi sulla reale titolarità del potere. Mojtaba Khamenei, infatti, da quando è stato designato, non è mai comparso in pubblico né ha diffuso messaggi audio o video; anche alle esequie paterne era assente. Nei giorni precedenti, fonti giornalistiche esterne avevano ipotizzato una possibile sostituzione di Eje'i, forse come parte di un più ampio rimpasto. Il rapido dietrofront potrebbe riflettere sia il peso degli apparati di sicurezza, sia la necessità di evitare scossoni durante una transizione che rimane avvolta nell'incertezza. In quest'ottica, la riconferma del capo della magistratura è stata letta più come un compromesso tra fazioni che come un atto di indirizzo politico autonomo del nuovo leader.
Il decreto fa esplicito riferimento alle linee guida tracciate dal "comandante martire" e al messaggio dello stesso Mojtaba del 28 giugno scorso, che sollecitava un'azione giudiziaria internazionale per i crimini di guerra commessi durante gli attacchi che hanno ucciso il padre. Questo imprime all'agenda giudiziaria una marcata connotazione di rivalsa, che potrebbe intensificare il contenzioso con le potenze occidentali. Per l'Unione europea e l'Italia, partner commerciali ma attenti ai diritti umani, la continuità alla guida della magistratura iraniana rappresenta un ulteriore indicatore della chiusura del sistema, mentre il dossier sulle sanzioni individuali resta aperto. Al momento, nessuna riforma giudiziaria è all'orizzonte: il vero banco di prova sarà l'attuazione delle direttive del leader, specie sul fronte internazionale, dove Teheran promette di dare battaglia legale.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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La Guida Suprema riconferma il capo della magistratura con un atto di fiducia che corona anni di servizio fedele. Le congratulazioni di tutti i vertici istituzionali dimostrano l'unità del regime e la legittimità della transizione. L'enfasi è sulla continuità e sulla saggezza della guida suprema, che garantisce stabilità.
In un momento di lutto e transizione incerta, il nuovo leader riconferma il giudice più duro del regime, noto per le repressioni. La nomina è presentata come un segno di continuità autoritaria, con un leader che non si fa vedere in pubblico. Si sottolinea il passato di Eje'i come 'boia' e la mancanza di cambiamento.
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