
Nvidia invia i primi chip H200 in Cina: la mossa che ridisegna la guerra dei semiconduttori
L’amministrazione Trump conferma le prime consegne, minime, mentre si allarga la lista delle aziende autorizzate e si preparano nuove regole per l’export di IA.
Un numero «molto ridotto» di chip avanzati H200 di Nvidia ha raggiunto la Cina e Hong Kong. Lo ha confermato al Congresso il sottosegretario al Commercio per l’Industria e la Sicurezza, Jeffrey Kessler, definendo «trascurabile» l’entità delle spedizioni. È la prima volta che Washington ammette l’avvenuta consegna di questi processori, i secondi più potenti della casa di Santa Clara, dopo che a maggio erano state autorizzate all’acquisto una decina di società cinesi, tra cui Alibaba, Tencent e ByteDance. La linea più avanzata, la Blackwell, resta invece soggetta a un divieto assoluto di esportazione diretta verso la Repubblica Popolare.
La mossa si inserisce in un delicato equilibrio tra contenimento tecnologico e interessi commerciali. Da un lato, l’amministrazione Trump ha ampliato il perimetro delle aziende autorizzate: documenti e fonti vicine al dossier indicano che una controllata di ZTE, la Maginfra e una sussidiaria di Kingsoft hanno ricevuto il via libera per acquisire chip H200 e modelli concorrenti di AMD. Dall’altro, il Dipartimento del Commercio ha rinviato l’inserimento di DeepSeek e di oltre cento altre imprese cinesi nella Entity List, la lista nera che di fatto impedisce l’export di tecnologia americana, con l’obiettivo di non inasprire le tensioni con Pechino. Parallelamente, Nvidia ha più che dimezzato il numero di clienti in Asia, intensificando i controlli in Stati come Singapore, Malesia e Giappone per chiudere le falle attraverso cui i chip potrebbero raggiungere la Cina tramite Paesi terzi.
Da Washington, l’iniziativa ha attirato le critiche dell’ala democratica: il deputato Gregory Meeks ha accusato la Casa Bianca di usare i controlli all’export come «merce di scambio» e di indebolire le salvaguardie esistenti. Nell’ottica di Pechino, invece, le prime consegne rappresentano un segnale di possibile allentamento, anche se permangono incertezze legate alle revisioni doganali cinesi. Alcune società di cloud computing hanno già comunicato ai partner di poter ricevere a breve i chip, indizio di un avanzamento nelle procedure di importazione. Sul fronte europeo, la vicenda conferma la centralità della partita sui semiconduttori, in un momento in cui Bruxelles cerca di ritagliarsi un ruolo tra i due blocchi senza restare schiacciata dalle rispettive strategie industriali.
Kessler ha preannunciato «future azioni regolatorie nel campo dei chip e dell’intelligenza artificiale», precisando che non intende sostituire la cosiddetta regola di diffusione, giudicata dannosa per l’ecosistema globale dell’IA. Il prossimo snodo sarà la pubblicazione di queste nuove misure e la decisione sull’eventuale inserimento delle aziende cinesi nella lista nera, un passaggio che potrebbe ridefinire i margini di manovra per l’intera filiera tecnologica.
| Stampa latinoamericana | 0.00 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa cinese | −0.10 | neutral |
| Stampa russa e CSI | −0.30 | critical |
I fatti parlano da soli: le spedizioni sono minime, la tensione resta alta.
Citando fonti ufficiali americane, la notizia viene presentata come un dato di fatto, senza interpretazioni.
The US itself admits the exports are trivial; our technological progress is not hindered.
By highlighting the US official's own word 'trivial', the perceived threat is downplayed and the narrative of US containment is weakened.
The Chinese press omits that Nvidia has halved its Asian client list under US pressure, which would suggest the restrictions are having a real impact.
Washington's pressure forces Nvidia to cut Asian clients, proving US hegemony in semiconductors.
By citing a Financial Times report, the reduction of clients is presented as objective evidence of the impact of sanctions, legitimizing the criticism.
The Russian press omits the US official's statement that H200 exports to China are trivial, which would show that the US is not actually allowing many chips, potentially undermining the narrative of aggressive US overreach.
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