
Nuovi assi nelle forniture militari: India, Brasile e Bangladesh ridisegnano le alleanze
Mentre Washington consolida il sostegno a Nuova Delhi, Dhaka guarda a Pechino, Brasilia sceglie tecnologia europea e gli Emirati valutano missili indiani, in un riposizionamento che tocca anche gli interessi industriali italiani.
La notifica formale da parte di Washington di un pacchetto di supporto logistico da 482,2 milioni di dollari per gli elicotteri Apache e gli obici M777 dell’India, pubblicata il 17 giugno nel Registro Federale, è l’ultimo tassello di una settimana che ha visto riallineamenti significativi negli approvvigionamenti militari di Asia, America Latina e Golfo. Il via libera, che secondo il Dipartimento della Difesa statunitense «rafforza la relazione strategica» con un partner chiave nell’Indo-Pacifico, si inserisce in un quadro più ampio: dal Bangladesh che accelera verso i caccia cinesi J-10CE al Brasile che tratta con l’italiana MBDA per un sistema di difesa aerea modulare, mentre l’Indonesia rivede l’acquisto dei missili BrahMos e gli Emirati Arabi Uniti avviano colloqui con Nuova Delhi per gli stessi sistemi.
Il pacchetto americano per l’India riguarda servizi di manutenzione, ricambi, addestramento e supporto tecnico per due piattaforme già in servizio: gli obici leggeri M777A2, impiegati in ambiente montano, e gli elicotteri d’attacco AH-64E Apache. Secondo fonti governative indiane, l’operazione consolida un’interoperabilità che va oltre il semplice trasferimento di armi, mentre per Washington si tratta di garantire a un «importante forza di stabilità politica ed economica» la capacità di affrontare minacce attuali e future. In direzione opposta si muove il Bangladesh, dove il primo ministro Tarique Rahman, in visita in Cina per il Summer Davos, conta di firmare entro agosto un accordo per 24 J-10CE, caccia multiruolo da circa 40 milioni di dollari l’uno. L’ottica di Dhaka, illustrata dal segretario agli Esteri bengalese, è quella di un «partenariato strategico cooperativo comprensivo» con Pechino, che include anche cooperazione militare, il progetto Teesta e le iniziative del presidente Xi.
Sull’altro fronte, il Brasile sta per colmare una lacuna critica nella difesa aerea di media quota. Secondo quanto riportato da fonti vicine al negoziato, l’Esercito brasiliano è in fase avanzata con la filiale italiana di MBDA per l’acquisto del sistema EMADS, basato sui missili CAMM e CAMM-ER, per un valore stimato di 600 milioni di dollari. L’intesa prevede trasferimento tecnologico per i radar nazionali prodotti da Embraer e possibili sinergie con le fregate Tamandaré della Marina, già dotate di missili antiaerei simili. Per l’industria italiana della difesa, l’operazione rappresenta un’apertura significativa in un mercato latinoamericano finora dominato da fornitori extraeuropei, e posiziona MBDA come alternativa credibile ai sistemi russo-indiani come l’Akash, precedentemente considerato da Brasilia.
In Indonesia, invece, l’acquisizione del missile supersonico BrahMos – sviluppato congiuntamente da India e Russia – incontra resistenze interne. Secondo analisti della difesa indonesiani, il costo di 450 milioni di dollari (circa 7,3 trilioni di rupie) appare sproporzionato rispetto al guadagno operativo, dato che la Marina dispone già di Exocet MM40 Block-3 con 200 km di gittata e che il BrahMos, limitato a meno di 290 km dal regime MTCR, offrirebbe un salto marginale a fronte di uno spazio marittimo vastissimo. Le stesse fonti sollecitano il governo a dirottare le risorse su priorità fiscali più urgenti. Il caso indonesiano mostra come la corsa al riarmo sia ovunque sottoposta a vincoli di bilancio e a valutazioni di efficacia, non solo a logiche di schieramento geopolitico.
Parallelamente, l’India sta negoziando con gli Emirati Arabi Uniti la vendita proprio del BrahMos e del sistema di difesa aerea automatizzato Akashteer. Fonti governative indiane confermano che i colloqui sono in fase iniziale ma procedono rapidamente, sullo sfondo della guerra in Asia occidentale e della necessità emiratina di proteggere lo Stretto di Hormuz diversificando i fornitori. L’eventuale intesa richiederebbe il via libera di Mosca, considerato scontato dati gli stretti legami con Abu Dhabi. Secondo analisti del Golfo, l’apertura a sistemi indiani – che andrebbero a integrare i THAAD e Patriot americani già in dotazione – segnala una ricerca di autonomia strategica che non antagonizza Washington. I dossier restano aperti: la notifica statunitense attende il vaglio del Congresso, il Bangladesh punta a chiudere entro l’estate, il Brasile definirà l’acquisto nei prossimi mesi, mentre l’Indonesia valuta se procedere o ritirarsi.
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L'India sta consolidando il suo ruolo di partner difensivo chiave, con Washington che approva un pacchetto di sostegno da 482 milioni di dollari per elicotteri Apache e obici M777, mentre Nuova Delhi tratta la vendita di missili BrahMos e del sistema di difesa aerea Akashteer agli Emirati Arabi Uniti. Parallelamente, il piano del Bangladesh di acquistare 24 caccia cinesi J-10CE segnala un riallineamento verso Pechino, ridisegnando le alleanze regionali.
Il missile BrahMos, frutto della joint venture russo-indiana, sta guadagnando nuovo slancio internazionale con gli Emirati Arabi Uniti che avviano colloqui per diventare il quarto cliente, dopo Indonesia, Filippine e Vietnam. Questa espansione sottolinea il crescente appeal commerciale del sistema e la sua portata strategica in Medio Oriente e Sud-est asiatico.
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