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Colombia cerca il pass, il Congo gioca la carta dell’orgoglio

A Guadalajara va in scena la seconda giornata del Gruppo K: i cafeteros possono blindare i sedicesimi, i Leopardi africani vogliono confermare il pareggio col Portogallo.

Lo stadio Akron di Guadalajara, lo stesso che vide la Repubblica Democratica del Congo strappare il pass per il Mondiale nello spareggio contro la Giamaica, ospita una sfida che profuma di storia e di calcoli. La Colombia di Néstor Lorenzo arriva con il vento in poppa del 3-1 sull’Uzbekistan e la concreta possibilità di staccare il biglietto per i sedicesimi di finale con un turno d’anticipo. Davanti troverà una squadra africana che ha già sorpreso il Portogallo (1-1) e che, pur senza vittorie, ha mostrato un’identità tattica solida e velenosa in transizione.

Il percorso che ha condotto le due selezioni a questo appuntamento racconta di esordi contrastanti. La Colombia ha costruito il successo sugli uzbeki con i gol di Daniel Muñoz, Luis Díaz e Jaminton Campaz, mostrando una manovra avvolgente ma anche qualche amnesia difensiva nei minuti finali. Il Congo, assente dalla fase finale dal 1974 quando si chiamava Zaire, ha invece firmato il primo punto e la prima rete della propria storia iridata grazie a Yoane Wissa, che al minuto quarantacinque del primo tempo ha gelato Cristiano Ronaldo e compagni. Il tecnico Sébastien Desabre ha disegnato un 5-3-2 che concede poco spazio e riparte con furia, affidandosi alle corsie esterne e alla coppia Wissa-Bakambu.

Dalla sala stampa colombiana, gli assistenti di Lorenzo hanno ribadito che la squadra non rinuncerà alla propria identità fatta di possesso e verticalizzazioni, ma dovrà alzare l’attenzione sulle transizioni difensive. “Abbiamo un piano A, un piano B e un piano C”, ha spiegato Amaranto Perea, mentre lo stesso Lorenzo ha elogiato la versatilità di Luis Díaz, capace di partire largo e concludere dentro l’area. Sul fronte africano, Desabre ha rivendicato il ruolo di sfavorito: “La Colombia è favorita, ma abbiamo già dimostrato di poter competere”. L’analisi che arriva dai media asiatici e mediorientali sottolinea come il Congo rappresenti l’ennesima mina vagante di un torneo in cui le distanze tecniche si sono accorciate, citando i pareggi di Spagna, Uruguay e Belgio contro avversarie meno blasonate.

In palio c’è molto più di tre punti. Con una vittoria la Colombia salirebbe a quota sei e, in virtù della differenza reti, metterebbe in cassaforte il passaggio del turno, potendo poi gestire il confronto con il Portogallo nell’ultima giornata. Per il Congo, invece, un risultato positivo – anche un pareggio – terrebbe aperta la strada verso una qualificazione che, nel formato a quarantotto squadre, può passare anche attraverso il ripescaggio delle migliori terze. Il gruppo K resterebbe così incerto fino alla fine, con portoghesi e uzbeki a guardare con interesse.

La partita di Guadalajara diventa allora un esame di maturità per la Colombia, chiamata a non smarrire la pazienza contro un blocco basso che può trasformare ogni palla recuperata in un contropiede letale. Per il Congo è la conferma che il calcio africano, dopo decenni di intermittenze, sa costruire percorsi credibili anche lontano da casa. L’arbitro italiano Maurizio Mariani dirigerà un incontro che, qualunque esito produca, ridisegnerà gli equilibri di un girone già ricco di narrazioni.

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martedì 23 giugno 2026

Colombia cerca il pass, il Congo gioca la carta dell’orgoglio

A Guadalajara va in scena la seconda giornata del Gruppo K: i cafeteros possono blindare i sedicesimi, i Leopardi africani vogliono confermare il pareggio col Portogallo.

Lo stadio Akron di Guadalajara, lo stesso che vide la Repubblica Democratica del Congo strappare il pass per il Mondiale nello spareggio contro la Giamaica, ospita una sfida che profuma di storia e di calcoli. La Colombia di Néstor Lorenzo arriva con il vento in poppa del 3-1 sull’Uzbekistan e la concreta possibilità di staccare il biglietto per i sedicesimi di finale con un turno d’anticipo. Davanti troverà una squadra africana che ha già sorpreso il Portogallo (1-1) e che, pur senza vittorie, ha mostrato un’identità tattica solida e velenosa in transizione.

Il percorso che ha condotto le due selezioni a questo appuntamento racconta di esordi contrastanti. La Colombia ha costruito il successo sugli uzbeki con i gol di Daniel Muñoz, Luis Díaz e Jaminton Campaz, mostrando una manovra avvolgente ma anche qualche amnesia difensiva nei minuti finali. Il Congo, assente dalla fase finale dal 1974 quando si chiamava Zaire, ha invece firmato il primo punto e la prima rete della propria storia iridata grazie a Yoane Wissa, che al minuto quarantacinque del primo tempo ha gelato Cristiano Ronaldo e compagni. Il tecnico Sébastien Desabre ha disegnato un 5-3-2 che concede poco spazio e riparte con furia, affidandosi alle corsie esterne e alla coppia Wissa-Bakambu.

Dalla sala stampa colombiana, gli assistenti di Lorenzo hanno ribadito che la squadra non rinuncerà alla propria identità fatta di possesso e verticalizzazioni, ma dovrà alzare l’attenzione sulle transizioni difensive. “Abbiamo un piano A, un piano B e un piano C”, ha spiegato Amaranto Perea, mentre lo stesso Lorenzo ha elogiato la versatilità di Luis Díaz, capace di partire largo e concludere dentro l’area. Sul fronte africano, Desabre ha rivendicato il ruolo di sfavorito: “La Colombia è favorita, ma abbiamo già dimostrato di poter competere”. L’analisi che arriva dai media asiatici e mediorientali sottolinea come il Congo rappresenti l’ennesima mina vagante di un torneo in cui le distanze tecniche si sono accorciate, citando i pareggi di Spagna, Uruguay e Belgio contro avversarie meno blasonate.

In palio c’è molto più di tre punti. Con una vittoria la Colombia salirebbe a quota sei e, in virtù della differenza reti, metterebbe in cassaforte il passaggio del turno, potendo poi gestire il confronto con il Portogallo nell’ultima giornata. Per il Congo, invece, un risultato positivo – anche un pareggio – terrebbe aperta la strada verso una qualificazione che, nel formato a quarantotto squadre, può passare anche attraverso il ripescaggio delle migliori terze. Il gruppo K resterebbe così incerto fino alla fine, con portoghesi e uzbeki a guardare con interesse.

La partita di Guadalajara diventa allora un esame di maturità per la Colombia, chiamata a non smarrire la pazienza contro un blocco basso che può trasformare ogni palla recuperata in un contropiede letale. Per il Congo è la conferma che il calcio africano, dopo decenni di intermittenze, sa costruire percorsi credibili anche lontano da casa. L’arbitro italiano Maurizio Mariani dirigerà un incontro che, qualunque esito produca, ridisegnerà gli equilibri di un girone già ricco di narrazioni.

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