
Iran, sì a Seattle con due giorni d’anticipo; Egitto, no: resta a Spokane
Dopo le restrizioni per la guerra, gli Stati Uniti allentano le misure per la nazionale iraniana, mentre gli egiziani subiscono un veto inatteso prima dello scontro decisivo del Gruppo G.
Il Dipartimento della Sicurezza Interna americano ha concesso alla nazionale iraniana di entrare negli Stati Uniti due giorni prima della partita contro l’Egitto, in programma venerdì a Seattle. Una svolta rispetto alle prime due gare di Los Angeles, quando la squadra poteva varcare il confine solo 24 ore prima del fischio d’inizio ed era obbligata a ripartire subito dopo. Per l’Egitto, invece, la trasferta si è complicata: dopo la vittoria per 3-1 sulla Nuova Zelanda a Vancouver, la delegazione aveva programmato di spostarsi subito a Seattle, ma le autorità americane hanno negato il permesso, costringendo i Faraoni a ripiegare su Spokane, a 450 chilometri di distanza.
La decisione arriva dopo settimane di tensioni. L’Iran, accampato a Tijuana, in Messico, a causa del conflitto tra Washington e Teheran, aveva denunciato un trattamento iniquo. Il ct Amir Ghalenoei aveva definito la sua squadra «la più oppressa del Mondiale», lamentando tempi di recupero insufficienti. La federazione iraniana aveva minacciato un ricorso alla Fifa. Andrew Giuliani, direttore della task force della Casa Bianca per il Mondiale, ha spiegato che la flessibilità è stata concessa dopo aver verificato il regolare svolgimento dei primi due spostamenti e considerata la maggiore distanza per Seattle. Resta l’obbligo di lasciare il suolo americano il giorno stesso della partita.
Sul campo, la posta in palio è altissima. L’Egitto guida il Gruppo G con 4 punti, frutto del successo sulla Nuova Zelanda e del pareggio per 1-1 con il Belgio. L’Iran, con due 2-2 contro i neozelandesi e uno 0-0 contro i Diavoli Rossi, insegue a quota 2, appaiato al Belgio. La Nuova Zelanda, a 1 punto, è ultima ma ancora in corsa. Venerdì al Lumen Field di Seattle, lo scontro diretto tra egiziani e iraniani deciderà le sorti del girone: una vittoria dell’Iran garantirebbe il passaggio del turno, mentre un pareggio potrebbe favorire il Belgio, impegnato in contemporanea contro la Nuova Zelanda a Vancouver.
La vicenda si inserisce in un Mondiale segnato da frizioni diplomatiche. La guerra lampo di febbraio tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran aveva messo in dubbio la partecipazione della nazionale persiana, poi confermata solo ad aprile. Visti negati a membri dello staff, tifosi iraniani esclusi per il travel ban, e la designazione di Seattle come “Pride Game” con bandiere arcobaleno – osteggiate da Iran ed Egitto – hanno aggiunto strati di complessità. Secondo analisti europei, la gestione dei movimenti delle squadre è diventata un caso politico, ma la Fifa ha finora mantenuto un profilo basso, limitandosi a facilitare il dialogo logistico.
Ora l’attenzione torna al rettangolo verde. L’Egitto di Mohamed Salah, capace di imporsi con autorità sulla Nuova Zelanda, dovrà gestire la trasferta forzata a Spokane e il lungo viaggio verso Seattle. L’Iran, con un giorno in più per acclimatarsi, cercherà la prima vittoria nel torneo per staccare il pass per gli ottavi. In palio non c’è solo la qualificazione: il Gruppo G potrebbe riservare un incrocio con una big europea già agli ottavi, un’eventualità che tiene alta l’attenzione anche in Italia, dove si seguono con interesse i possibili percorsi delle squadre del Vecchio Continente.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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La nazionale egiziana, dopo la vittoria contro la Nuova Zelanda, è stata bloccata dalle autorità statunitensi che le hanno negato il permesso di soggiornare a Seattle in anticipo per preparare la partita contro l'Iran. La squadra ha dovuto modificare i piani di viaggio, subendo un contrattempo logistico che ha complicato la preparazione.
La Casa Bianca sta valutando un allentamento delle severe restrizioni di viaggio imposte all'Iran per i Mondiali, che attualmente consentono l'ingresso solo un giorno prima della partita e l'uscita immediata. L'allenatore iraniano ha definito la squadra la 'più oppressa' del torneo, mentre si discute di possibili modifiche per motivi di sicurezza e logistica.
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